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Game of Thrones 2×02, “The Night Lands”: il commento

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Sometimes those with the most powers have the least grace…

Dalle vette ghiacciate della Barriera a nord ai deserti infuocati della pianura di Dorne all’estremo sud, il continente di Westeros assume le fattezze di un corpo in decomposizione, divorato in ogni suo luogo da lotte intestine che si irradiano dalla Fortezza Rossa ad Approdo del Re che di fatto ne rappresenta il cuore pulsante. E se è vero che “il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto”, inevitabilmente il centro dell’autorità massima nel continente riveste il ruolo di baricentro degli innumerevoli e inarrestabili conflitti al momento in atto, unica costante di un equilibrio sempre più precario, anche alla luce delle nuove pedine posizionate sulla scacchiera in questa seconda puntata.

Lo sviluppo di The Night Lands si orienta maggiormente in tre direzioni: aggiungendo nuovi fili al già corposo intreccio della storia con la presentazione delle Isole di Ferro, sede delle piovre Greyjoy, e l’introduzione di Balon, l’ultimo re mancante all’appello, tenendo saldamente in mano lo sviluppo dei tanti coprotagonisti, piccoli e grandi uomini accomunati essenzialmente dalla ricerca di autorità e dal desiderio di riscatto, e cercando infine di rispondere ad una domanda: cos’è il potere?

Nessuno è innocente, e il personaggio di Theon Greyjoy, qui nelle vesti di emissario degli Stark e figliol prodigo di ritorno dopo anni nella propria patria, rappresenta un’efficace sintesi dei molti elementi sviluppati nel corso dell’episodio. Di fronte alla propria, irriconoscibile famiglia, il giovane che fino a poco prima approfittava con arroganza della propria posizione sui più deboli, si scopre vulnerabile e debole davanti al proprio padre e alla propria sorella di nome Yara (Asha era il nome originale nei romanzi, modificato per non creare ulteriore confusione con Osha, la donna dei bruti attualmente a Grande Inverno). Rigido e imperturbabile come la propria fortezza di Pyke (una stupenda ricostruzione digitale di un castello che si sviluppa su più isole legate tra loro da ponti), il carattere di Balon contrasta nettamente con quello di Theon, qui reso ancora più “umano” e insicuro rispetto al materiale originale, dove invece fin da subito si evidenziava la volontà del giovane di non voler recapitare il messaggio di allenza di Robb.

Proprio il re del Nord non compare durante la puntata, così come Catelyn, Bran, Sansa o il re sul Trono di Spade Joffrey Baratheon, quest’ultimo tuttavia minacciosamente presente con la sua ombra di follia e crudeltà in un dialogo serrato tra Cersei e Tyrion, nel quale si scopre come l’ordine di uccidere i bastardi di Robert sia provenuto proprio da lui. Il potere corrompe, uccide, perpetua se stesso con ogni mezzo e sistematicamente ricade nelle mani meno adatte ad amministrarlo: siano quelle di Joffrey, di Balon o di Craster, l’uomo oltre la Barriera che ha fatto dell’incesto e dell’omicidio di infanti la sua ragione di vita. Jon, Sam e gli altri Guardiani della Notte sono necessariamente bloccati per il momento nella casa dell’uomo, e la loro sofferenza è anche la nostra, nel senso che comincia ad avvertirsi un certo senso di staticità in questa vicenda che nemmeno un’ottima realizzazione del metalupo Spettro riesce a far scomparire del tutto. Fa eco a questa vicenda la gestione della sottotrama relativa a Daenerys, anche stavolta relegata a ruolo più che secondario, anche se parzialmente giustificabile dati i pochi impulsi alla storia ricevuti a monte nel romanzo originale.

In cosa consiste dunque il potere? “Power is power”, affermava Cersei nella precedente puntata, un dogma che nei Sette Regni trova maggiore conferma ad ogni scena. Eppure è in due distinte scene di questa puntata che vedono come protagonisti Ditocorto e Tyrion e che parzialmente smentiscono questa tesi che forse si può rintracciare l’anima migliore della serie: un’anima basata sul potere della conoscenza, della persuasione, dell’arte della retorica in cui entrambi i personaggi sono maestri e che supplisce ad altre mancanze (un forte titolo nobiliare in un caso, l’aspetto fisico nell’altro). Manca all’appello Varys l’eunuco, l’uomo che ha fatto del complotto e dei segreti un’arte, forse il migliore da questo punto di vista, che ancora non ha offerto prova pratica di questa sua innegabile qualità, a parte una singola, potentissima affermazione rivolta a Tyrion: “the storms come and go, the waves crash overhead, the big fish eat the little fish, and I keep on paddling”.