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Game of Thrones 2×08 “The Prince of Winterfell”: il commento

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Meno due puntate alla conclusione della seconda stagione di Game of Thrones, meno due giorni all’arrivo di Stannis Baratheon e della sua imponente flotta davanti alle porte della Fortezza Rossa ad Approdo del Re. La quiete che precede la tempesta è il filo conduttore di questa puntata, idealmente vicina come impostazione alla precedente (molti più dialoghi a discapito dell’azione e di una grande evoluzione della trama), totalmente orientata – salvo alcune digressioni evitabili agli estremi del mondo raccontato – a creare un clima di attesa per la corsa finale delle ultime due puntate. L’equilibrio precario di potere caratterizza in questo momento tutti i contendenti al Trono di Spade, e non solo loro, e probabilmente non tutti saranno ancora in piedi alla fine di questa tempesta.

Baricentro di questo precario equilibrio, come sempre del resto, è la capitale dei Sette Regni. Aldilà di un divertente confronto tra Tyrion, Bronn e Varys, quello che rimane è il clima da Guerra Fredda tra la regina e il primo cavaliere, alla vigilia di quella che forse sarà la battaglia decisiva della Guerra dei Cinque Re. Peter Dinklage prenota anche per il prossimo anno il dovuto riconoscimento alla sua interpretazione con un fantastico gioco di sguardi, di finzioni, di dialoghi diretti con Cersei e indiretti con lo spettatore in un momento cruciale per i rapporti di potere a palazzo e per la salvaguardia della donna che ama. Lena Headey risponde colpo su colpo, disegnando una regina tanto vulnerabile negli affetti e consapevole dei difetti del figlio (da notare come la sua reazione si orienti sempre sulla vendetta più che sulla difesa di Joffrey), quanto complottista e ipersospettosa nei confronti di Tyrion. Se il regno è ancora in piedi, in larga parte lo si deve invece proprio alla politica estera ed interna – qui con l’aiuto dei metodi poco ortodossi di Bronn a dire il vero – del folletto, diviso tra un tentativo di riscatto che ormai pensava di non vivere mai e una vaga, forse inconsapevole, ricerca di approvazione da parte di suo padre Tywin.

Proprio il patriarca dei Lannister, direttamente da Harrenhal, decide finalmente di interrompere la sua permanenza nella fortezza maledetta e di scendere direttamente in guerra. Qui terminano le bellissime scene che spesso nelle scorse puntate hanno visto protagonisti proprio Tywin e Arya nelle vesti di irriconoscibile serva. Da parte sua proprio Arya comprende, al momento della partenza dei Lannister e forse con troppe puntate di ritardo, che avrebbe potuto esigere come tributo da Jaqen proprio la vita di Tywin. Ormai è troppo tardi e in ogni caso il personaggio di Arya di riscatta da questo comprensibile errore mettendo in scacco lo stesso Jaqen in maniera geniale e costringendolo ad aprire a lei e ai suoi due amici (tra loro rimane sempre Gendry, al momento l’unico bastardo di Robert Baratheon ancora in vita), una strada per fuggire da Harrenhal. Si chiude qui un capitolo della vita di Arya: una nuova, sconosciuta e pericolosa strada le si apre davanti.

Se Arya può essere perdonata e compresa per il suo errore, non esistono scuse invece per il comportamento di Catelyn, lady di Grande Inverno, madre del Re del Nord, causa di varie sciagure per la sua Casa. Nonostante alcuni cambiamenti rispetto al romanzo, come quello di porre Jaime in un pericolo mortale, avessero nella scorsa puntata cercato di giustificare in qualche modo la liberazione del prezioso ostaggio, basta lo sguardo furioso di Robb a far crollare sulla donna tutte le sue colpe. Jaime è diretto a sud, scortato da Brienne di Tarth (i primi scontri verbali tra i due personaggi fanno presagire dei momenti di ottimo intrattenimento), e Robb si trova solo, con la fortezza della sua Casa occupata, fratelli e sorelle prigionieri, troppe responsabilità sulle spalle. Inevitabile che anche lui, fin troppo integerrimo fino ad ora, ceda ad una tentazione, e decida di non voler sposare la sua promessa della Casa Frey in favore di Lady Talisa di Volantis (qui le modifiche rispetto al romanzo sono stati davvero molte, dal personaggio femminile completamente diverso, alla decisione di mostrare l’intero sviluppo della storia d’amore, apprezzabile in fondo per il maggior tempo dedicato alla caratterizzazione di Robb).

Chi finora si trova in una posizione di vantaggio è Stannis Baratheon che con la sua ricca flotta e il suo fedele cavaliere delle cipolle si dirige verso Approdo del Re. Messa da parte la magia di Melisandre e del suo dio, torneranno a parlare le spade. E’ bello vedere come, nonostante il poco tempo dedicato ai due personaggi, il rapporto particolare a metà tra dedizione e amicizia tra Stannis e Davos sia stato ben delineato, e il dialogo di questa puntata aggiunge un altro importante tassello a questo mosaico.

Un pò meno belle le solite inevitabili incursioni a nord della Barriera e a Qarth, uno dei pochi punti deboli di questa stagione. Anche stavolta molto poco è aggiunto all’evoluzione delle due storie, se non l’ennesimo riferimeno alla Casa degli Eterni per quanto riguarda Daenerys e un personaggio sinistro, grottesco e forse troppo sopra le righe chiamato lord delle ossa per quanto riguarda Jon. Unico sussulto il ritrovamento nei ghiacci da parte di Sam e altri guardiani di armi di ossidiana e di un corno avvolti nel mantello di un guardiano del passato.

La puntata si apre e si chiude per l’ennesima volta mostrandoci ciò che accade a Grande Inverno e dintorni confermando i retroscena, facilmente sgamabili a dire il vero, del colpo di scena che chiudeva la scorsa puntata. Apprezzabile però la scena del confronto, per una volta fraterno, tra Theon e Yara, che per una volta si tolgono la corazza di ferro e mostrano, soprattutto la seconda, un lato che pensavamo di non vedere.

  • McNulty

    [...e un personaggio sinistro, grottesco e forse troppo sopra le righe chiamato lord delle ossa...]

    Non sono d’accordo, Rattleshirt è come descritto nei libri e come lo sempre immaginato!