La storia di un adorabile idiota con un innato talento nell’uccisione di demoni. Nelle sue incarnazioni cinematografiche, e ora anche televisive, la saga creata da Sam Raimi e modellata sul talento di Bruce Campbell ha sempre narrato questo. Nel decostruire l’horror classico con sfrontatezza e creatività, Evil Dead non ha bisogno di ricondurre tutto a sentieri comuni, a finali concilianti o a mostruose metafore che qui sarebbero di dubbia utilità. Si può liberare del superfluo, della morale, di ciò che sarebbe opportuno, e rigirare pregiudizi e attese verso lo spettatore occasionale, per metterlo di fronte a qualcosa che gode del puro piacere del racconto – anche fine a se stesso, perché no – e ridere della sua sorpresa. Anche per questo motivo, il finale della prima stagione di Ash vs. Evil Dead non può che dirsi coerente con quanto narrato in precedenza. Il degno, o “indegno”, epilogo di una annata da promuovere.

Termina lo scontro con Ruby alla baita degli orrori. E riprende esattamente da dove l’avevamo lasciato, dalla rivelazione inaspettata sul personaggio interpretato da Lucy Lawless e dal suo essere l’autrice del Necronomicon. Sorprese a parte, nel resto della puntata, più lunga del solito, non ci sarà molto approfondimento sulla mitologia dei Dark Ones o sulla genesi del libro maledetto. L’intreccio ancora una volta lascia spazio a sensazioni e pulsioni più immediate, sommergendo i cupi ambienti con sangue, luci e mostruosità assorite. Nel più action dei suoi episodi, ancora una volta lo show conferma quella riuscita mescolanza tra gore, comedy e orrore, raggiungendo alcuni tra i momenti più riusciti dell’anno.

Mentre Ash cerca di strappare Pablo dalle mani di Ruby, che lo usa per generare una creatura mostruosa nella scena più orrorifica della serie, Kelly e Heather cercano di sopravvivere agli attacchi della “Casa”. Va detto che “red shirt” Heather non aveva mai avuto grandi possibilità. La serie sa che noi sappiamo, ma non per questo la sua morte viene buttata lì. Anzi, è davvero un momento tra i migliori della puntata. Un segmento che, per chi vuole vederlo, si chiude con un’immagine di Kelly che ha qualcosa del remake di Fede Alvarez di qualche anno fa. Intanto la proposta scomoda di Ruby ad Ash, quella di ritirarsi dalla lotta, lasciando il Male nelle mani dei Signori Oscuri, mette in crisi il nostro protagonista, che infine, anche autogiustificandosi con la necessità di salvare Kelly e Pablo, decide di acconsentire consegnando di fatto il mondo al caos. Mentre le voragini si aprono un po’ ovunque e il mondo si avvia alla fine, Ash si dirige verso la sua Jacksonville. Contento lui.

Da questo finale apocalittico – ma la seconda stagione è già confermata da un pezzo – si potrebbe tracciare un parallelo con Quella Casa nel bosco, che naturalmente ha molto a che vedere con Evil Dead. Ancora una volta le regole disattese, i ruoli scombinati, qualcosa che non va come dovrebbe. Tra le altre cose la serie non si fa sfuggire l’occasione di giocare per l’ultima volta Amanda, come a volerci ricordare la sorte traumatica di questo personaggio che sembrava destinato a ben altro. Ma Evil Dead è sempre stato questo, caos controllato, o a volte nemmeno quello. Una grezza provocazione horror che diventa un remake che diventa un fantasy tra i più improbabili. E su tutto questo la costante rappresentata da Ash, che tutto può e che tutto tiene in piedi.

Funziona? Funziona. Lo si vedeva fin dal primo episodio, ma la conferma è arrivata settimana dopo settimana. Ash vs. Evil Dead è stato un’esperienza rock (questa settimana chiudiamo con gli AC/DC), una giostra folle, la degna risposta a chi temeva un’opera giunta fuori tempo massimo, l’Evil Dead 4 che forse al cinema non si sarebbe potuto esprimere allo stesso modo. Bruce Campbell e Lucy Lawless sono due conferme, ma grande risalto va dato a Ray Santiago e Dana DeLorenzo e a chi alle loro spalle ha creduto che la serie non potesse reggersi solo su un personaggio, ma ha preferito creare un trio quasi alla pari.