Il punto di forza immediatamente riconoscibile in Billions risiede nel suo cast. E questo, dando una veloce lettura ai nomi coinvolti, poteva essere facilmente prevedibile. Ciò che invece spiazza e, ancora alla fine del pilot, non ci permette di inquadrare pienamente la nuova serie di Showtime, è tutto il resto. Politica e finanza come terreno di scontro, mezzi e metafore del potere narrate con un piglio che vorrebbe essere quasi per addetti ai lavori, ma che in fin dei conti giocano su conflitti e dialoghi al momento piuttosto banali. Qualche certezza, ma tanti, tantissimi dubbi.

Quello che sappiamo è che il nucleo della vicenda è rappresentato dallo scontro tra quelli che dovrebbero essere due titani nei loro rispettivi campi di battaglia. Da un lato il procuratore Chuck Rhoades (Paul Giamatti), con un invidiabile record di successi dalla sua, e dall’altro lo speculatore finanziario Bobby Axelrod (Damian Lewis), una leggenda vivente nel suo ambito, ma che potrebbe nascondere qualche punto oscuro. La svolta che mette i due l’uno contro l’altro arriva nel momento in cui un istituto di vigilanza informa Rhoades su alcune presunte condotte illecite di “Axe”. In un primo momento Rhoades, che non si muove se non ha la certezza della vittoria, è molto dubbioso sul da farsi, ma l’improvviso interesse di Axelrod circa l’acquisto multimilionario di una favolosa villa lo convince a muoversi.

Lewis vs. Giamatti quindi, uno scontro che la serie sceglie saggiamente di affrontare evitando fin da subito un rigido manicheismo. Le cadute di scrittura non mancheranno, ma questo non è mai, e probabilmente non diventerà mai, uno scontro tra il bene e il male. Le modalità con le quali vengono costruite le sfumature dei due giganti non sono però sottili quanto vorremmo. Il pilot abbonda di scene madri, o che vorrebbero esserlo: inizia con Rhoades legato e alle prese con una dominatrice, prosegue con una riunione in cui una donna accusa in modo plateale e fuori luogo Axe, e ancora continua con due dipendenti di quest’ultimo che ne tracciano un breve ed estasiato quadro professionale. Non particolarmente ispirato anche il maggior elemento di conflitto della storia: cioè che la moglie di Rhoades, Wendy (Maggie Siff), lavori per Axe.

Peculiarità e termini specifici del sistema finanziario veicolati attraverso personaggi e conflitti immediati e semplificati. Questa sembrerebbe – ma siamo ancora solo al pilot – l’idea di base perseguita dagli ideatori Brian Koppelman, David Levien e Andrew Ross Sorkin. L’idea di una serie apparentemente seriosa (è più Wall Street che Wolf of Wall Street), ma mai carica di vera tensione, determinata nel presentare con fedeltà il proprio universo di riferimento, ma anche pronta a ridicolizzare personaggi per cui dovremmo tifare, o addirittura che dovremmo temere.

È difficile capire che tipo di show sarà Billions, e questo non è necessariamente un male, anzi. D’altra parte se non fosse per il grande lavoro del cast (a cui va aggiunta anche Malin Akerman nel ruolo di Lara, moglie di Axe) non ci sarebbe molto da salvare in un pilot in definitiva troppo lungo e poco accattivante. Comunque, mai come questa volta, è necessario aspettare i prossimi episodi per avere un’idea più chiara.