Articolo a cura di Fabio Segretario

Dati Tecnici

  • Video: AVC, 1080/24p (23,976), 1.78:1
  • Audio:
    Stagione 1:
    2.0 Stereo PCM: Italiano Inglese
    Stagione 2-5
    2.0 Stereo PCM: Italiano
    5.1 DTS HD Master Audio: Inglese
  • Sottotitoli: Italiano NU
  • 20 dischi 50gb
  • Region free
  • Cofanetto (Amaray per le singole stagioni)
  • Prodotto e distribuito da Warner.
  • Edizione ITALIANA disponibile nei seguenti paesi: IT.

Serie

Il volo internazionale 627, partito da Amburgo, atterra a Boston come da programma, apparentemente senza nessun danno, ma all’interno gli addetti trovano uno spettacolo raccapricciante: tutti i passeggeri sono morti, come dissolti da un acido. Sospettando che possa trattarsi di bioterrorismo, la Sicurezza Nazionale indaga sull’accaduto, guidata dall’agente Phillip Boyles. L’agente dell’FBI Olivia Dunham fa parte del team di Boyles e si mette subito ad indagare con il suo partner John Scott. Ma quando l’agente Scott rimane vittima dello stesso terrorista responsabile della strage dell’aereo, Olivia scopre che uno scienziato, Walter Bishop, ha già lavorato sulle sostanze che hanno colpito Scott e che potrebbe essere l’unico in grado di salvarlo e capire cosa volesse ottenere il terrorista. Ma Bishop è rinchiuso da diciassette anni in un istituto psichiatrico e solo suo figlio, Peter, ha l’autorizzazione per poterlo tirare fuori. Olivia si mette sulle tracce di Peter, un uomo dal quoziente intellettivo straordinario, ma che vive di truffe e imbrogli, convincendolo ad aiutarli a risolvere il caso insieme a suo padre. Olivia e i due Bishop formeranno la cosiddetta sezione Fringe, una branca dell’FBI che si occuperà di indagare sui fenomeni più inspiegabili, che la Sicurezza Nazionale chiama Lo Schema, tra cui teletrasporto, proiezione astrale, invisibilità, mutazione genetica e resurrezione, molti causati da quel gruppo di terroristi che fa parte dello Schema, che usano il mondo come un laboratorio per condurre i loro esperimenti. Ma lo Schema è solo l’inizio di un lungo viaggio ai confini della scienza e della comprensione.

 

 

Ideata da J.J. Abrams, Roberto Orci e Alex Kurtzman, Fringe è una serie televisiva di fantascienza diventata un vero e proprio cult tra gli appassionati ed è da annoverarsi tra le migliori del genere degli ultimi anni. In verità, però, Fringe è una serie che purtroppo non ha avuto il vero successo che avrebbe meritato vista l’alta qualità del prodotto. Principalmente va detto che la serie fu messa in ombra dal fratello maggiore, Lost, sempre ad opera di Abrams, che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo, offuscando lo sviluppo di Fringe sui potenziali spettatori. In ogni caso, la sua schiera di appassionati è riuscita a farsela, durando per ben cinque anni e diventando, come detto, un prodotto di culto. Fringe si inserisce sapientemente nella televisione prendendo il testimone lasciato anni prima da X-Files: come il capolavoro di Chris Carter, Fringe è una serie che si fonda, come meccaniche, agli show procedurali, con innesti di elementi soprannaturali, di stampo fantascientifico e di orrore. Sostanzialmente, si propone come nuovo show di misteri e investigazioni. Ma le similitudini con i due show si fermano qui, perché se la serie di Carter metteva il dubbio sulla veridicità dei casi affrontati, dove era solo uno dei due protagonisti a crederci davvero, in Fringe la componente di scetticismo non c’è e quindi quel che succede è veritiero e accettato come realtà dai personaggi. Ma più ancora, i casi presentati da Fringe, non sono di natura paranormale, ma di natura scientifica o pseudoscientifica (come sottolineava uno dei personaggi nel pilota), la scienza di confine del quale la serie prende il nome. E in larga parte, il successo dello show va attribuito all’ottima concezione e realizzazione degli stessi casi, con un pizzico di originalità e ottima realizzazione in scrittura e realizzazione. Sono decine e decine i casi che la serie affronta e si va dai nanorobot alla telepatia, dalla pirocinesi a esseri umani trasformati in bombe umane, dalla proiezione astrale al teletrasporto ecc… La lista è lunga e sebbene quasi tutti i temi proposti siano già stati affrontati in altrettante serie e film del passato, Fringe pone sempre e comunque un punto di vista nuovo, ma soprattutto è la qualità della scrittura e della realizzazione a dare una svolta positiva e sempre affascinante. Va sottolineato come la serie rimanga sempre coerente con se stessa senza sviare dai temi trattati, quindi non si avranno mai situazioni con alieni o mostri legati a leggende metropolitane (come accadeva in X-Files, legato appunto al paranormale in tutte le sue forme), ma sempre su temi scientifici, sempre sul possibilismo degli eventi, benché piegati molti ad esigenze narrative e di intrattenimento. Va ulteriormente notato che anche in Fringe continua ad essere presente il tema dicotomico tra scienza e fede, anche se in misura minore che nella serie di Lost, dove era il fulcro tematico principale. Come in tutte le serie ideate da Abrams e dal suo team Bad Robot, il vero cuore pulsante e anima della serie sono i personaggi. Olivia Dunham (Anna Torv), la principale protagonista della serie, un agente dell’FBI determinata e con grande responsabilità, ma anche molto più fragile di quanto non appaia, sempre pronta a correre rischi per ottenere un risultato. Peter Bishop (Joshua Jackson), il figlio del dottor Bishop, un genio tuttofare, ma riluttante a prendersi responsabilità, si rivelerà essere il miglior partner per Olivia, sia per mediare alle soluzioni spesso fantasiose che suo padre offre per i casi specifici, sia per supportare Olivia nell’azione sul campo. Astrid Farnsworth (Jasika Nicole), agente dell’FBI che verrà assegnata come assistente del dottor Bishop e che spesso si rivela indispensabile come supporto tecnico ai protagonisti, ma più di ogni altra cosa, diventa la compagna di lavoro e amica del dottor Bishop, spesso protagonista insieme a lui degli inserti più umoristici della serie, ma anche di quelli più commoventi. Phillip Broyles (Lance Reddick), l’ufficiale in comando della sicurezza nazionale, responsabile della sezione Fringe e capo di Olivia, persona integerrima, estremamente seria, che supporta sempre la sua squadra, anche se non sempre concorde con i metodi utilizzati dal dottor Bishop.

Ma il vero nucleo di questo cast corale che comprende anche molti altri personaggi ricorrenti importantissimi, è il dottor Walter Bishop: interpretato da uno straordinario John Noble, Bishop, insieme al suo laboratorio (che come dirà lui stesso: “quante cose sono successe qui e quante ancora ne succederanno) situato in un edificio ad Harward, è il vero centro dello show, il cuore tematico ed emotivo. Walter è un miscuglio di elementi contrastanti assolutamente geniale: si contrappongono l’estrema intelligenza, la fantasia come pochi altri e l’eccitazione verso nuove scoperte scientifiche, che siano le sue o di altri, al suo essere palesemente hippy, dedito alla sperimentazione di droghe, specialmente LSD che adora, al credere in poteri superiori nonostante sia uno scienziato e all’essere evidentemente affetto da senilità, dato che spesso e volentieri si dimentica le cose ed è di umore estremamente instabile. Questo personaggio è tra i più geniali mai apparsi in televisione, originale, mai scontato e sempre straordinario. Lui è il centro di tutto e, come si andrà a scoprire stagione dopo stagione, è il centro tematico ed emozionale. J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci, lavorarono quasi esclusivamente alla concezione dell’episodio pilota, rimanendo poi come produttori esecutivi e consulenti creativi, anche se poi Kurtzman e Orci abbandonarono lo show alla quinta e ultima stagione. Abrams fu però responsabile di un’altra piccola meraviglia all’interno della serie: l’opening dello show. Realizzata in computer grafica, la splendida animazione mostra un primo piano su una singola cellula e più lo zoom si allontana, più si realizza che questa appartiene ad una mano con sei dita, ad indicare un possibile nuovo stadio dell’evoluzione umana, ossia uno dei tanti temi della serie, mentre nella sequenza stessa si palesano scritte che indicano altre branche della scienza di confine. Questa mini sequenza, di cui Abrams ha composto anche il tema musicale (Michael Giacchino avrebbe poi composto la colonna sonora dell’episodio, mentre Chris Tilton quella dell’intera serie, sulle basi lanciate da Abrams), è un perfetto biglietto da visita che succede al prologo dell’episodio ed immerge lo spettatore nel mondo di Fringe ed è interessante notare anche i mutamenti che l’opening stessa subisce con il progredire della serie, dando nuove informazioni, anche visive, in linea con lo svolgimento della trama. Anche se Abrams, Orci e Kurtzman furono i responsabili del pilota e della concezione stessa della serie, furono però Jeff Pinkner e JH Wyman, incaricati come showrunner (Wyman si unì alla seconda stagione, mentre Pinkner abbandonò la serie alla quinta stagione) a sviluppare la serie e renderla quello che poi è diventata. Per evitare le problematiche della serie Lost, dove la mitologia risultava troppo ermetica e difficile da seguire, con Fringe si è optato per una narrazione più semplice e una scrittura della mitologia più immediata e facile da seguire, dando più spazio alle puntate auto conclusive. Questo almeno nella prima metà della prima stagione, perché nella seconda, sentendo che la serie mancava di una direzione precisa, si è deciso di puntare maggiormente sulla mitologia stessa: con casi legati ad essa, con un nemico identificabile (Jared Harris nel ruolo di David Robert Jones) e un suo scopo preciso. Ma più ancora anche una correzione ai personaggi, rendendo Olivia più emotivamente stabile e umana, grazie all’inserimento della sorella (Ari Graynor) e sua nipote Ella, rendendo Peter più eroico, partecipe all’azione e meno riluttante e Walter più autonomo, aspetti che saranno sviluppati nelle stagioni successive. E sempre a differenza di Lost, dove lo sviluppo della trama veniva deciso strada facendo, spesso con effetti stranianti per lo spettatore, in Fringe furono, fin da subito, sviluppate delle tappe precise su dove la storia sarebbe andata, lasciando la possibilità di correggere il tiro solo sul come arrivarci. Tra i vari elementi che compongono inizialmente la mitologia, tra cui il manifesto ZFT, gli esperimenti con il Cortexiphan, la scoperta degli individui noti come Osservatori e la misteriosa (almeno inizialmente) multinazionale Massive Dynamic e il suo fondatore William Bell (l’ultima interpretazione televisiva di Leonard Nimoy), quello di maggiore interesse e che sarà una parte importantissima di tutta la storia della serie è la scoperta di un universo alternativo. Un concetto di fantascienza ormai diventato un luogo comune, utilizzato da tante serie analoghe, ma che in Fringe diventa il punto focale della trama, quando il miglior colpo di scena dello show viene rivelato nel finale della prima stagione: Walter varca la soglia per andare nell’universo alternativo per rapire Peter quando era ancora piccolo, per sostituirlo al suo Peter morto di malattia, dando origine alla guerra tra i due universi pronosticata in tutta la stagione.

 

 

Ed è proprio nella seconda stagione che la guerra tra i due universi entra in gioco, con l’introduzione dei soldati mutaforma mandati dall’universo alternativo a catalizzare l’attenzione come tramite per la trama principale, che ora occupa una fetta più consistente dello show, nonostante la serie rimanga legata, nel format, a puntate autoconclusive su casi slegati dal tema principale. Dalla seconda stagione, la produzione si sposta da New York a Vancouver per contenere i costi di produzione, anche se la serie si svolge sempre fittiziamente a Boston. Tra i momenti migliori della seconda stagione, a cui va una menzione d’onore per la puntata “Peter”, dove finalmente ci viene rivelato cosa accadde nel 1985 e spinse Walter a rapire Peter, c’è sicuramente la doppia puntata finale “Dall’altra parte”, dove finalmente anche il pubblico oltrepassa la soglia e ci viene mostrato l’universo alternativo, dove gli Zeppelin sono il principale sistema di trasporto aereo, le Torri Gemelle non sono mai cadute, ma vediamo anche le conseguenze del gesto di Walter: a causa del suo passaggio forzato, l’universo alternativo si sta disgregando lentamente, alimentando l’ostilità verso l’universo principale. Il passaggio all’universo alternativo introduce nuovi personaggi principali, tra cui le versioni alternative di Olivia, Astrid e Broyles, ma soprattutto di Walter, che in questa versione è segretario della difesa ed è colui che, in segreto, ha attaccato da tempo l’universo principale con i mutaforma e altri esperimenti. Si aggiunge anche l’agente Lincoln Lee (Seth Gabel), agente superiore di Olivia alternativa e segretamente innamorato di lei. Con l’inizio della terza stagione, lo show subisce una nuova evoluzione grazie al cliffhanger finale della seconda stagione, lo show si divide letteralmente in due: da una parte l’universo principale, dove Olivia alternativa vi si è infiltrata sostituendo il suo alter ego e fingendo di essere lei, mentre segretamente aiuta i mutaforma ad eseguire i bellicosi piani del segretario Bishop. Dall’altra parte, Olivia principale viene convinta di essere la versione alternativa, così da operare nella sezione Fringe, mentre il segretario Bishop cerca di scoprire i suoi poteri derivanti dal Cortexiphan, che le permettono di passare tra i due universi. Questo da l’opportunità agli autori di avere due team di protagonisti e di esplorare strade caratteriali differenti, così come puntate sui casi singoli Fringe in entrambi gli universi. Introdotto nel finale della seconda stagione, l’elemento cardine della trama della terza è la ricerca dei pezzi di un’antica macchina che avrebbe il potere di creare o distruggere un universo e che solo Peter sarebbe in grado di usare. Probabilmente si tratta dell’espediente peggio escogitato dello show, dato che l’esistenza stessa della macchina arriva per mezzo di un vero deus ex machina, atto unicamente a far progredire la trama finita in un punto di stallo. Tra le varie e comunque eccellenti puntate anche di questa stagione, quella cardine è rappresentata dal finale di stagione “Il giorno in cui siamo morti”, proprio nel momento in cui Peter decide di utilizzare l’antico macchinario e la narrazione si sposta repentinamente nel 2026, ad osservare le conseguenze di quel gesto, dove ci viene mostrato uno scenario da incubo, con Peter che ha distrutto l’universo alternativo, causando il lento disgregarsi di quello principale, mentre suo padre, il segretario Bishop, sopravvissuto all’accaduto, alimenta la distruzione per vendicarsi di suo figlio. Questo snodo estremo della trama serve anche per spiegare (in modo molto raffazzonato) le origini dell’antica macchina e del primo popolo in un tipico racconto di paradossi temporali e a dare un’ulteriore svolta alla trama, facendo compiere la scelta a Peter di congiungere i due universi affinché diventino alleati per aiutarsi a vicenda. Questo ci porta alla quarta stagione, la più controversa.

Dopo aver usato la macchina per unire i due universi, Peter viene cancellato dal tempo, come se non fosse mai esistito. Di conseguenza, tutto quello che è precedentemente successo non è mai avvenuto, oppure è successo con delle variazioni significative. Con questo espediente, gli autori realizzano una sorta di riavvio dello show, ridefinendo gli stessi personaggi, le relazioni tra di loro e la trama stessa. Ad esempio, Olivia è stata cresciuta da Nina Sharp (Blair Brown) che considera come una madre, a differenza di prima quando rapporti erano per lo più formali se non di diffidenza. Si assiste anche ad una regressione di Walter, che ora vive segregato nel suo laboratorio, mentre Astrid ora è un agente sul campo e porta in scena la versione principale dell’agente Lee, dopo averlo visto solo nella sua versione alternativa. Ma non solo, si ripresentano anche altri vecchi casi, che ora si svolgono in modo diverso. E questo riporta in scena il personaggio di David Robert Jones, nuovamente come nemesi principale, non essendo mai morto in questa versione della storia. Ovviamente il ritorno in scena di Peter era preventivato fin dall’inizio e infatti ritornerà poche puntate dopo l’inizio della stagione, come un esule di un tempo che ora non esiste più. E’ probabilmente il più audace passaggio che la trama dello show ha subito, ma si può constatare però un ripensamento in corso d’opera, dato che si assiste alla “sovrascrittura” di Olivia con la versione che Peter conosceva, riportando il personaggio e il loro rapporto allo status quo (molto consolatorio per i fan dei personaggi), invece di rimescolare le carte per vedere nuove strade. Pur, comunque, con una trama ricca di colpi di scena e puntate eccellenti per l’alto tasso di mistero e di intrighi che tengono lo spettatore incollato alla poltrona, gli autori giocano di anticipo con la puntata “Lettere di transito”, che di fatto è un assaggio della quinta stagione. Con questa puntata, ambientata nel 2036, gli autori si assumono il rischio di condurre lo spettatore a scoprire cosa vedrà nella stagione successiva, rivelando in parte i colpi di scena che avrebbero poi seguito nel finale di stagione (il ritorno di William Bell in una versione malvagia), ma soprattutto la vera minaccia che i protagonisti dovranno affrontare: gli Osservatori. Dei vari elementi della ricca mitologia di Fringe, gli Osservatori sono sempre stati tra i più misteriosi e intriganti, ma di cui ora viene rivelata l’origine e lo scopo: una versione remota del futuro della razza umana (dal 2609), dove sono state abbandonate le emozioni per il puro pensiero logico, dove l’umanità viene coltivata tramite la clonazione e ibridata con una tecnologia che permette loro di pronosticare il futuro, viaggiare nel tempo e nelle dimensioni, avere una forza sovrumana, leggere il pensiero e molto altro. Prima semplici osservatori passivi della storia, salvo rari casi, come il personaggio di Settembre (Michael Cerveris), che spesso ha aiutato Walter e manipolato gli eventi nell’ombra, ora conquistatori del mondo del passato per garantire la loro sopravvivenza nel futuro. Qui entra in scena la nuova nemesi dello show: il capitano Windmark (Michael Kopsa), un Osservatore che disprezza gli esseri umani ed è ossessionato dalla loro eliminazione. Il modello del personaggio ricorda molto da vicino l’agente Smith di Matrix. E viene anche presentato un nuovo personaggio: Etta Bishop, la figlia di Olivia e Peter, che combatte con le resistenza per sconfiggere gli Osservatori, mentre cerca i suoi genitori, rimasti imprigionati nell’ambra (uno degli elementi ricorrenti della serie) insieme a Walter ed Astrid per non farsi catturare. Gli autori di fatto mostrano un prologo della quinta stagione, saltando completamente il percorso su come ci si è arrivati, mostrato solo in brevi spezzoni e racconti dei personaggi. La quinta stagione si differenzia molto dalle precedenti, sia per la brevità (solo tredici puntate), sia per le modalità, essendo ambientata in un futuro distopico e senza casi da risolvere, ma tutto legato alla lotta contro gli Osservatori. Probabilmente si tratta dell’atto più debole, ma di certo non privo di fascino ed interesse, grazie sempre a personaggi scritti magnificamente e ad una narrazione di alto livello. Il punto debole di Fringe, però rimane sempre la scelta di adottare alcune soluzioni, a volte a convenienza e senza una logica ferrea a supportarle. Ma ciò che stupisce in positivo è sempre la coerenza della crescita emotiva e caratteriale dei personaggi, le loro relazioni, che più ancora di tutti i temi scientifici che la serie mette in scena, sono sempre l’anima dello show che fa appassionare lo spettatore. Ed è stupefacente notare come, alla fine di tutto, si tratta della storia di amore di un padre verso il figlio, che è ciò che ha dato il via a tutto ed è ciò che lo porta a termine con grande soddisfazione.

Video

Il mercato Home Video italiano è pieno di occasioni mancate, di serie e film che meriterebbero un’edizione da collezione per gli appassionati, come se ne vedono tante in quello statunitense, ma che in Italia sono solo una pia illusione. Le ragioni per le quali i grandi distributori internazionali decidono di non investire nel nostro paese sono facilmente intuibili: l’Home Video in Italia non ha mai conquistato il grande pubblico, che non è interessato al supporto fisico o a collezionare film e serie TV, a differenza di paesi come Francia e Germania dove i numeri di vendita sono molto più alti, dando ai distributori la certezza di investimenti sicuri. Ecco quindi perché il mercato italiano è assai più modesto e spesso ignorato dagli editori, e a rimetterci sono gli appassionati di Home Video. E’ una storia vecchia e che a ogni occasione mancata non fa altro che rigirare il coltello nella piaga. Eppure, qualche volta, un barlume di speranza nel cuore degli appassionati si accende quando si apprende di notizie inaspettate, come la decisione da parte di Warner di pubblicare l’intera serie di Fringe in Blu-ray a distanza di due anni dalla versione americana, britannica e tedesca e oltre un anno da quella francese. Non si tratta di un prodotto la cui pubblicazione era scontata, dato che nell’edizione internazionale l’Italia fu esclusa, giudicato un territorio scarsamente profittevole per l’investimento. La Warner Home Video italiana ha deciso, su insistenza degli stessi appassionati, di produrre localmente l’intera serie (non prima però di aver tentato la strada della sola pubblicazione in DVD, con grande disappunto), dando finalmente anche ai fan italiani la possibilità di godere di una delle serie di fantascienza più amate dei tempi recenti. Questa scelta, come vedrete, ha portato ad alcune conseguenze che incideranno sul prodotto finale.

Le cinque stagioni che compongono la serie completa sono presentate su cinque cofanetti in amaray, uno per stagione, per un totale di venti dischi Blu-ray (cinque per la prima stagione, quattro a ciascuna delle stagioni seconda, terza e quarta e tre per la quinta stagione). I cofanetti sono poi riposti in un raccoglitore di cartone rigido e stampa lucida. Il risultato è un cofanetto elegante e pratico, dalle dimensioni contenute. Non sono state impiegate funzioni java, per cui non è possibile selezionare tutti gli episodi da un qualsiasi disco.

Chi ha esperienza con i prodotti Warner avrà notato la tendenza dell’editore nel contenere i costi produttivi sul materiale fisico, tagliando sul numero di dischi e sulle dimensioni dello stesso. Se si pensa poi che i suoi primi Blu-ray erano in realtà degli HD-DVD riversati sui dischi blu per non dover spendere per un ulteriore authoring, risulta chiara la politica aziendale, salvo ovviamente eccezioni. Con le serie TV si assiste sostanzialmente alla riduzione sistematica dei dischi con un aumento di episodi per ogni disco, portando a diversi problemi e Fringe non fa eccezioni. Se con Gotham, che rientra in questa politica, la presenza di ben sei episodi da quarantatré minuti non presenta gravi problemi di compressione, grazie a un girato molto più facile da comprimere, Fringe non può permetterselo a causa di una fotografia più problematica e quindi la presenza di ben sei puntate (dalla stagione due fino alla quattro, mentre la prima sono quattro puntate da cinquanta minuti e la terza cinque puntate nei primi due dischi e tre sul terzo) porta a una compressione molto poco generosa, nonostante un bitrate di medio altro livello, con evidente presenza di microblicking, specialmente sui neri e decadimento del dettaglio più fine. Le prime tre stagioni di Fringe furono girate interamente in pellicola 35 mm Super 35 (3 perforazioni), mentre le restanti due in digitale Arri Alexa, il tutto per master a 1.9K. La fotografia dello show è molto rumorosa, una grande presenza di grana di dimensioni generose è onnipresente, diventando più evidente nelle sezioni più scure. Si tratta di uno stile estremamente comune sulla quasi totalità degli show dagli anni ottanta fino agli ultimi degli anni duemila prima dell’abbandono della pellicola. Questo indipendentemente dalle scelte fotografiche, e viene da pensare che lo stock di pellicole scelte non fosse mai come quello destinato al cinema o più verosimilmente la scelta di usare pellicole ad alta sensibilità, quindi con grani più grossi, permettesse di avere sempre un’immagine luminosa che meglio si adatta al mezzo televisivo. In ogni caso questo non deve trarre in inganno, perché il livello di dettaglio generale è molto elevato: i primi piani sono solidi, con incarnati porosi e realistici, così come in generale anche il resto delle texture, come gli abiti e le scenografie. Il livello rimane alto anche nei campi medi e lunghi, pur tuttavia registrando un calo generale e va segnalato che, almeno nella prima stagione, in alcuni segmenti di transizione che mostrano le panoramiche sulla città si presentano fenomeni di aliasing nelle linee più sottili. Si nota un netto distacco tra la prima e le due stagioni successive: la prima stagione mostra un contrasto molto alto, a volte eccessivo, intensificando il dettaglio presente, così come i colori più saturi, i bianchi più bruciati e i neri più affogati, rendendo l’immagine molto più grezza. La gamma cromatica tocca quasi sempre solo tonalità fredde, con dominanti blu e verdi e anche quando si presentano tonalità più calde, il look generale è comunque molto freddo. Si può notare come, alla presenza dell’universo alternativo, si utilizzi una gamma di colori diversa per evidenziare il passaggio, con uno stock di colori caldi, dal giallo al rosso. Chi ha l’occhio acuto potrà notare sporadiche spuntinature bianche. L’immagine è sempre stabile e la profondità funzionale, ma non è uno dei punti di forza. Con il passaggio alla seconda stagione, il contrasto si normalizza, rendendo il look generale molto più rilassato e naturale, con un dettaglio più preciso e meno gonfiato e bianchi e neri meno soffocanti. Tuttavia va fatto notare come la seconda stagione sia quella dove gli effetti della compressione risultano più evidenti, specie nelle prime puntate. Oltre a questo c’è un decremento qualitativo nelle sequenze con effetti visivi digitali, dove l’immagine perde di solidità e dettaglio (basti vedere la trasformazione del mutaforma nella prima puntata della seconda stagione). La terza stagione mostra le stesse caratteristiche della seconda, ma la grana è molto più fine e il dettaglio ancora più preciso e fine in tutti i frangenti, rendendo l’immagine significativamente molto più solida e bella da vedere, pur non mancando occasionali cali fisiologici. La quarta stagione prende tutti i vantaggi del girato digitale, sopperendo ai limiti della pellicola: la fitta grana che componeva l’immagine non è più presente, le immagini sono molto più pulite e ricche di dettagli fini, sia nei primi piani che nei campi lunghi, dove il decremento di dettagli è notevolmente ridotto e gli sfondi più ricchi di elementi distinguibili. Il look generale rimane comunque invariato, con un immagine significativamente ruvida, ma si può constatare un aumento di filtri bagliore e colori più voluminosi e profondi, vantaggio del girato digitale. La quinta e ultima stagione intensifica ulteriormente il risultato: maggiore ricchezza di dettaglio, rumore di fondo più fine, colori più brillanti e una tridimensionalità più accurata. Vanno segnalati tuttavia dei crolli di immagine piuttosto inspiegabili rilevati in inquadrature ben precise, dove l’immagine perde totalmente la risoluzione o viene compromessa da curiosi fenomeni di compressione, che però non sarebbero da imputare all’encode, ma al master stesso o più verosimilmente al girato effettivo. Come anticipato, la compressione è messa alle strette, almeno nelle prime tre stagioni con effetti più o meno gravi. Ciò nonostante, il quadro video è di ottimo livello e riproduce il look generale dello show.

Audio

Il vantaggio di produrre localmente un’edizione è quello di non avere restrizioni di sorta per le codifiche audio, a differenza di quanto accade con le edizioni internazionali dove, per far posto ad un lungo elenco di doppiaggi, questi sono tutti ridotti a codifiche lossy, per quanto generalmente efficienti. Fringe rientra appieno in questo contesto; infatti il doppiaggio italiano è presentato senza compressione alcuna (LPCM) in un mix stereo a due canali per tutte le stagioni. Mentre l’originale inglese presenta il medesimo scenario per la prima stagione, ma per le quattro successive viene promosso a 5.1 canali e codificato in DTS HD Master Audio. Tuttavia, il vantaggio di non avere una compressione per la traccia audio si rivela effimero, dato che la qualità delle stesse tracce è limitata. I dialoghi sono sempre molto chiari e forti e sono la parte più valorizzata, ben integrati nelle scene. Gli effetti sonori e le musiche sono molto potenti e presenti, dando il giusto accompagnamento alle scene, senza soffocare dialoghi e senza presentare problemi di saturazione. La spazialità delle scene è limitata, così come la separazione dei canali elementare. C’è da dire che non sempre la qualità delle registrazioni è costante: in alcuni episodi è possibile udire delle interruzioni e interferenze, e in un paio di casi l’audio non era in sincrono con l’opening e l’ending dell’episodio e non si può non sottolineare che in alcuni episodi della seconda stagione c’è stato un crollo verticale, con un suono fortemente metallico e gracchiante. In ogni caso la qualità generale è piuttosto buona. La traccia inglese, senza doverlo sottolineare, distanzia quella italiana di diverse lunghezze su tutti i parametri.

Extra

Veniamo a quella che è la nota dolente di tutta l’edizione. Avendo prodotto localmente l’edizione, Warner Home Video Italia ha dovuto sottostare a costi di produzione molto più alti rispetto a una produzione internazionale, dove i costi stanno solo nella distribuzione. E a causa di questi costi hanno dovuto tagliare su tutti i contenuti speciali, rendendo quindi l’edizione solo essenziale, contenendo solo la serie. Fa eccezione, sempre se lo si vuole considerare un extra, l’episodio “Resurrezione” della seconda stagione: tale episodio, particolarmente odiato dai fan e dagli stessi che l’hanno prodotto, è stato fatto unicamente per fare numero, prodotto durante la prima stagione, ma poi trasmesso durante la seconda risultando completamente fuori continuity, motivo per cui è stato inserito come extra. Tale puntata è regolarmente doppiata in italiano. A parte ciò, non c’è nient’altro presente nell’edizione, risultando un enorme neo in una edizione molto buona.

Stagione 2

Disco 4

  • Resurrezione

Conclusioni

Invocato per tanto tempo dai fan italiani, il cult televisivo Fringe arriva finalmente in alta definizione Blu-ray, in un cofanetto contenente tutte e cinque le stagioni. A fronte di un quadro video non semplicissimo da riprodurre e non aiutato da un encoding adeguato, l’edizione è di sicuro di alta qualità audio e video e permette agli appassionati di visionare finalmente lo show con tutti i benefici dell’alta definizione. Purtroppo l’edizione manca totalmente di contenuti speciali che avrebbero fatto la felicità degli appassionati curiosi di scoprire i segreti della serie. Considerando l’alto costo del prodotto, ma anche l’alto costo da parte dell’editore nel produrlo, non si può far altro che consigliarlo caldamente sia ai fan che agli appassionati di fantascienza che non hanno mai avuto l’occasione di vederlo in televisione.