In base ad una legge non scritta, ogni opinione su The Shannara Chronicles dovrebbe iniziare con l’immancabile paragone con Game of Thrones. In realtà, a ben vedere, la nuova e attesa serie di Mtv non ha nulla che la accomuna, se non la vaga denominazione di fantasy, all’epica dello show della HBO. Quello di Terry Brooks è l’high fantasy nel senso più classico e “tolkeniano” del termine, e qui viene ulteriormente riletto alla luce del particolare target del network, sottraendo spazio a intreccio e worldbuilding in favore di una dimensione più teen e immediata. Se il primo impatto con la serie di Mtv è indubbiamente positivo grazie al notevole lavoro tecnico messo in campo, nel lungo termine – che qui coincide con la durata della doppia première – vengono fuori tutte le limitazioni di scrittura che abbassano drasticamente le potenzialità dello show.

In un mondo fantasy che presto identificheremo come post-apocalittico, la pace delle Quattro Terre viene messa in pericolo dalla minaccia del ritorno dei demoni dalla magica prigione nella quale erano stati intrappolati. L’albero sacro degli elfi che con la sua energia teneva in catene le malefiche creature sta morendo. Ad ogni foglia che tocca terra un nuovo mostro torna dalla prigionia. Avvertito il pericolo, il druido Allanon, che molti davano per scomparso, torna dal suo sonno decennale per aiutare le pacifiche razze a difendersi. Mentre la principessa elfica Amberle (Poppy Drayton) riceve minacciose visioni dal futuro, il druido si mette in contatto con Wil (Austin Butler), mezzoelfo sulle cui giovani e inesperte spalle graverebbe il peso della salvezza di tutti.

The Shannara Chronicles è un prodotto fin da subito orientato ad un pubblico più teen, compatibilmente con le esigenze del suo network

La serie è tratta dal secondo romanzo del primo ciclo di Shannara, Le pietre magiche di Shannara. Saggiamente, in vista di un eventuale rinnovo, si è scelto di non vincolarsi al titolo del romanzo ma di optare per un più generico The Shannara Chronicles, che aprirebbe le porte ad eventuali altre trasposizioni di libri della saga. Ancor più saggiamente, si è scelto di non partire con la trasposizione di La spada di Shannara, il primo e più famoso titolo della serie, ma direttamente dal secondo. La motivazione mai esplicitata, ma sottintesa, è il fatto che quel romanzo sia la copia del Signore degli Anelli e, tanto per i lettori storici quanto per i neofiti, l’evidente somiglianza avrebbe danneggiato il progetto. Nulla di confermato ovviamente, ma con un po’ di malizia possiamo immaginare che il motivo sia questo (a onor di cronaca, Brooks ha dichiarato che il motivo sta nel fatto che nel primo romanzo non ci sono personaggi femminili).

Ecco quindi che gli eventi narrati nel primo libro vengono inglobati dalla mitologia interna alla serie, insieme a mitici e più lontani eventi quali la Guerra delle razze, di cui sentiamo solo parlare intuendone l’importanza. La comprensione della storia non ne risente, anzi vive in più momenti di questi riferimenti ai tempi che furono, istanti sparsi qua e là che, insieme ai richiami di Allanon a Shea, il padre di Wil che fu l’eroe dimenticato della guerra di trent’anni prima, allargano il respiro della storia.

Il doppio episodio si apre con il rito della selezione dei guardiani dell’albero sacro, i Chosen tra i quali spicca anche la principessa Amberle. In questo prologo fulminante già vivono tutti gli elementi che ritroveremo nel resto della storia. È un momento che sorprendentemente ci catapulta in uno scenario da young adult distopico, una violenta competizione tra giovani nella quale spicca una donna forte. Rientreremo subito tra le fila del fantasy, ma The Shannara Chronicles è un prodotto fin da subito orientato ad un pubblico più teen, compatibilmente con le esigenze del suo network. Le frecciatine amorose, il casting di giovani, il tono leggero, i conflitti elementari, tutto muove verso questa direzione.

Che non sarebbe necessariamente un male, se non fosse che la serie di Alfred Gough e Miles Millar (il duo dietro Smallville) racconta tutto questo scenario con una serie di banalizzazioni e semplificazioni eccessive. Scorciatoie narrative che stridono molto con la bella ricostruzione degli ambienti e gli scenari diversificati (siamo lontani dalla pochezza di progetti come La spada della verità) e abbassano inevitabilmente il livello generale. Gli spostamenti, soprattutto quelli di Allanon, da un luogo all’altro avvengono troppo rapidamente, e gli incontri, quelli tra i due protagonisti e la nomade Eretria (Ivana Baquero), avvengono più per necessità del racconto che secondo logica.

Molto sottotono il trio di giovani protagonisti, più convincenti i due volti più noti del cast: Manu Bennett (Spartacus) e John Rhys-Davies (fa un certo effetto vederlo passare da nano a elfo). Il triste binomio tra caratterizzazioni superficiali – sembra si sia fatto di tutto per prosciugare le sfumature dei personaggi, e anche quando queste ci sono, come nel caso di Eretria, non sono mai interessanti  – e dialoghi piatti conclude il quadro.

 

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