Puntata decisiva di The 100 quella di questa settimana, almeno per quanto riguardi alcuni dei protagonisti e per la risoluzione di situazioni rimaste per troppo tempo senza spiegazione.

Gli schieramenti come abbiamo potuto vedere già dagli scorsi episodi sono fatti. Pike da una parte ha racchiuso in sé il peggio delle ideologie che hanno portato il più delle volte nella storia del genere umano alla guerra e quindi alla morte.

La serenità sembrano invece provare a perseguirla nella Polis Lexa e Clarke, che si dimostrano nuovamente in grado di poter ragionare a mente lucida di fronte a dei momenti difficili. Le due oramai più affini che mai sembrano percorrere la giusta strada per un’equilibrata riunione definitiva. Gli autori sembrano tenere in particolare modo a questi due personaggi, che sotto certi aspetti sembrano i più approfonditi e con la maggiore empatia. In questo episodio le loro vicende passano però un po’ in secondo piano, o almeno le due ci ribadiscono il messaggio già affrontato nello scorso episodio e cioè che il sangue non si ripaga con altro sangue. Questo bello slogan Clarke/Wanheda può finalmente concretizzarlo grazie all’arrivo di Emerson, l’unico sopravvissuto di Monte Weather che alla fine della seconda stagione aveva ostacolato il suo cammino e quello di Bellamy e Monty.

Ad Arkadia le cose si mettono sempre peggio anche se Jaha imperterrito, dopo aver portato verso la città della luce Raven, cerca di condurre tutti verso una vita priva di dolore. Finalmente qualcosa si scardina riguardo questa messa in scena che fino allo scorso episodio sembrava raffazzonata. Lui e Alie hanno in mente sin dall’inizio qualcosa che solo in “Bitter Harvest” ci viene svelato, ossia il fatto che sono alla ricerca del codice di Alie, un programma incompleto che sarebbe in poche parole una seconda copia dell’intelligenza artificiale e per trovarlo chiedono ovviamente aiuto a Raven. Alie e Jaha erano convinti si potesse trovare sull’arca, in realtà non è così e solo alla fine dell’episodio si nomina una tredicesima stazione spaziale di nome Polaris. Sicuramente la faccenda deve ancora ben scardinarsi e trovare la sua rotta, ma questo sommato all’interesse di Abby nel voler interrompere la diffusione del simbolo sacro da parte di Jaha rende la circostanza meno ostica da digerire. La storia della tredicesima stazione per quanto assurdo possa apparire successivamente ha anche qualcosa a che fare con Titus che scopriamo solo alla fine dell’episodio essere colui che tiene prigioniero Murphy.

Ma le cose vanno male perché Octavia è ufficialmente contro suo fratello e questo porta ai primi reali disordini famigliari, visto che a causa dell’avvertimento dell’imminente arrivo del popolo del cielo dato dalla ragazza, due degli skaikru rimangono uccisi. Ma tutto sommato il vero problema di questa stagione sta nel cambio troppo repentino e forse irrecuperabile che hanno attuato nel personaggio di Bellamy che nonostante qualche perplessità negli scorsi episodi, nuovamente non avrebbe avuto problemi a riutilizzare le armi per distruggere il villaggio di terrestri solo per gli scopi egoistici di Pike, che ora come ora sembra avere sul ragazzo una presa non indifferente.

The 100 nonostante alcune perplessità sulla gestione di diversi personaggi riesce comunque a costruire un percorso ben strutturato e questo episodio lo ha dimostrato egregiamente. Le vicende sono interessanti e le storyline si alternano in maniera coerente. Speriamo gli autori non si perdano in strane congetture e che possano mantenere gli obiettivi ben chiari a loro, durante la stesura dei vari episodi, e verso di noi che guardiamo la serie con la voglia di lasciarci stupire.