Ci siamo quasi: la prossima settimana, l’epopea televisiva di The Shannara Chronicles vedrà la propria – quantomeno momentanea – conclusione in un finale che, a giudicare dal trailer, sembra mettere in campo gli elementi migliori sinora mostrati dalla serie di MTV: botte da orbi per tutti. Per prepararci degnamente a questo epilogo, ci viene offerto un’anticamera allo scontro decisivo che alterna momento avvincenti con qualche pezzo di carne buttato sul fuoco senza apparente motivo e, pertanto, destinato a restare poco cotto.

Nella miglior tradizione per cui le brutte notizie vengono date prima di quelle belle, è opportuno soffermarsi quindi da subito sugli errori di Safehold: primo tra tutti, l’interminabile presa di potere, perdita di potere e ripresa del potere di Re Ander (Aaron Jakubenko) che, dopo i pianti e i dubbi delle scorse puntate, si ritrova circondato da sudditi e consiglieri comprensibilmente dubbiosi sulla sua vocazione di leader, specie considerando che bussa ormai alle porte l’armata del Dagda Mor (Jed Brophy), in trepidante attesa che cada l’ultima foglia dell’Eterea. Il neo-monarca viene quindi gettato nelle prigioni dalla nobile Kael (Miranda Wilson), e solo il tempestivo intervento del comandante Tilton (Emelia Burns) e del re degli gnomi Slanter (Jared Turner) gli restituisce non solo la libertà, ma anche la fiducia dei suoi sudditi. L’incidente di percorso di Ander non cambia, di fatto, una virgola rispetto all’assetto precedente: il patto con Slanter era già nell’aria, e la minaccia del male resta solo un argomento di conversazione tra cortigiani.

Non va meglio alla storyline di Allanon (Manu Bennett) e del suo irrequieto pupillo Bandon (Marcus Vanco). Se, infatti, la scoperta che il giovane è ancora sotto l’influenza – saltuaria ma potenzialmente disastrosa – del Dagda Mor è, sulla carta, uno degli elementi di tensione più efficaci in previsione del finale, la trattazione che è stata fatta del dissidio del ragazzo e del conseguente attrito col maestro risulta tuttora superficiale e persino sciatta, a discapito di due interpretazioni tra le migliori del cast. In particolare, il potenziale di Bennett – che ha dimostrato sin da subito un carisma attoriale superiore a quelli dei suoi colleghi protagonisti – risulta, a conti fatti, andato in buona parte sprecato.

La trama riprende quota grazie alla storia di Amberle (Poppy Drayton), Wil (Austin Butler) ed Eretria (Ivana Baquero), giunti alle porte di San Francisco e ormai prossimi al Safehold del titolo. Dopo un momento di tensione che conferma la tendenza di Wil a disperdere le sue amate pietre magiche nemmeno fossero le briciole di Pollicino, i nostri eroi arrivano nel luogo deputato alla deposizione del seme dell’Eterea. Sebbene abbia subito più d’una scossa nel corso della serie, l’amicizia profumata d’amore fra i tre ragazzi è ormai consolidata, e a nulla valgono i tentativi delle streghe guardiane del Fuoco di Sangue di mettere zizzania fra loro. O meglio, a qualcosa valgono: il ferimento della nomade porta alla scoperta della chiave per attivare il suddetto fuoco, nel quale l’impavida Amberle non esita a gettarsi. Seppur con le evidenti differenze rispetto alla saga originaria di Terry Brooks (in cui l’elemento di predestinazione riguardava unicamente Amberle), il momento in cui la principessa entra tra le fiamme è comunque ricco di un pathos che prepara degnamente il terreno allo showdown della prossima settimana, lasciandoci col fiato sospeso non solo per la sua sorte, ma anche per quella della povera Eretria, immolatasi non appena compreso di essere la chiave per sbloccare il Fuoco di Sangue. Certo, l’antecedente scontro tra Wil e le due streghe guardiane, agghindate peraltro in modo assai poco inquietante, farà storcere il naso ai più, risolvendosi in pochi minuti grazie – indovinate un po’? – alle immancabili pietre elfiche. Che, a quanto pare, costituiscono l’alternativa elfica all’indispensabile asciugamano descritto da Douglas Adams.

In conclusione, un episodio imperfetto, in accordo con il percorso di The Shannara Chronicles, che si fa perdonare i molti scivoloni di Arborlon con un finale che promette più di qualche emozione. Dopo gli affannosi rallentamenti di episodi come Pykon e Utopia, con Safehold la serie di MTV sembra aver ripreso il giusto abbrivio per veleggiare verso una conclusione soddisfacente che possa assolvere i peccati d’ingenuità di un prodotto che, seppur con risultati non sempre eccelsi, è riuscito a tratteggiare un futuro distopico affascinante e bizzarro.