Eccoci di ritorno a Gotham dove ogni angolo nasconde un crimine, dove ogni strada porta verso la perdizione e dove ognuno è costretto a mentire per la propria salvaguardia. Inizialmente veniamo coinvolti all’interno del un sogno/incubo di Oswald, il quale sta effettuando ancora il piano di riabilitazione di Hugo Strange. Geniale è l’escamotage del test del gelato che lo porta a scontrarsi con un altro paziente invidioso della sua razione. L’obiettivo di Mrs. Peabody e di Strange è quello di vedere come Pinguino contrasta la violenza. Quest’ultimo sembra diverso e a dimostrarlo è poi il momento in cui lo rinchiudono nella stanza con al centro lo stesso paziente che precedentemente lo aveva assalito, ora è però legato ad una sedia. A quel punto Pinguino dimostra che la cura sta funzionando e lo libera. Ovviamente è tutto molto frettoloso, questo sì, ma l’effetto onirico di questo percorso terapeutico è in linea con il gusto generale della serie.

In città Selina rimedia la pistola a Bruce e gli ricorda l’uso essenziale dell’arma da fuoco chiedendogli definitivamente se ha paura della scelta presa. Bruce sembra essere determinato e a dimostrarlo è la bugia che continua a raccontare al suo caro Alfred. Prima di coinvolgere in questo caso anche Gordon, Lee discute con quest’ultimo della scomparsa di Kristin Kringle. Gordon inizialmente è poco preoccupato fino a che non rivela con un solo sguardo a noi telespettatori che forse Nygma potrebbe avere qualcosa a che fare con la vicenda. Nygma è sempre più quel personaggio straordinario che noi tutti conosciamo e finalmente sta assumendo quella che sembrerebbe essere una personalità definita, ovviamente contorta e pericolosa e noi non vediamo l’ora di vederlo all’opera. Il fatto che sia uscito fuori di senno è una buona notizia per il tipo di sviluppo che questa seconda stagione sta maturando.

Una volta recuperata la pistola Bruce inizia insieme ad Alfred la ricerca di Malone, un investigazione che gli porta dritti da Cupcake, un personaggio tipico che richiede lo scontro fisico in cambio di informazioni. Alfred è costretto quindi a sfidarsi e nonostante lo sforzo continua imperterrito a impartire lezioni di vita a Bruce tra un pungo e un altro. La scena è molto grottesca e ironica e nel momento in cui Alfred finisce a terra dopo aver vinto lo scontro si intuisce che da quel momento il viaggio di Bruce sarebbe proseguito autonomamente. Lo step successivo lo porta all’interno di un locale dove follia e titoli di giornale con i killer di Gotham protagonisti sono all’ordine del giorno. Sul palco c’è Jeri, una donna molto particolare, sofferente e intuitivamente molto sensibile. Interpretata magnificamente dalla Lori Petty di Orange is the New Black, questo personaggio assomiglia quasi ad una versione peculiare del Joker come lo conosciamo noi.

Da questo momento ogni passo di Bruce sembra essere calcolato e previsto, sia dalla donna che lo condurrà poi da Malone dopo una conversazione molto intrigante, sia da Malone stesso che attendeva impaziente il giorno del suo giudizio. Jeri ad un certo punto dell’episodio chiede a Bruce se nella sua vita aveva mai ucciso e lui le risponde: “no, ma nessuno aveva mai ucciso i miei genitori prima”. Questo è il chiaro esempio di una sceneggiatura che funziona, è sorprendente l’evoluzione qualitativa di questa serie, le battute fredde e dirette colpiscono sensibilmente episodio dopo episodio, questo è innegabile. E tutto è contornato da questa città metà CGI metà teatro di posa, dove fumo e vicoli angusti sono il punto forte. Ci sono quelle scale di metallo ad ogni scena sullo sfondo che danno proprio l’idea di bassofondo e in ogni condominio il corridoio tipo è quel luogo silenzioso e tenebroso che incute terrore. La luce è spesso filtrata e in alcuni punti è evidente la mano dell’uomo che forza il tutto con colori saturi e ai limiti del surreale. Questo tipo di atmosfera rende le scene cariche di suspense e porta lo show ad un livello di coerenza invidiabile. Siamo all’interno di un fumetto e i dialoghi in stile botta e risposta ne sono la prova chiara.

Quando Bruce arriva finalmente da Matches quello a cui assistiamo è un momento sacro in cui un uomo velatamente si punisce da solo. Un uomo che si chiede se esiste un Dio e che si è ormai stancato di fare del male senza venire mai accusato delle sue azioni. Bruce alla fine decide di non ucciderlo perché consapevole che quello di fronte a lui non è un mostro ma solamente un uomo. E alla fine come un disperato Matches deve compiere l’atto più impuro del mondo da solo.

In conclusione di questo episodio non si può fare altro che rimanere sorpresi. I due lati, quello oscuro e quello luminoso sono più definiti che mai. Nygma assume definitivamente l’identità che lo renderà celebre a Gotham e Bruce sarà colui che si impegnerà a proteggere una città che si capisce aver bisogno di aiuto. Bruce scappa e chiederà in ultimo ad Alfred di onorare i suoi desideri e di lasciarlo libero per diventare colui che il mondo conosce come l’uomo pipistrello.