C’è da dirlo, in questo episodio di Gotham ci sono sicuramente alcune cose lasciate al caso, svolte narrative frettolose e cambiamenti dei personaggi troppo repentini. L’esempio calzante è Nygma, interessante ma solo fino al momento dell’uccisione della signorina Kringle; fino a lì ogni cosa sembrava essere al posto giusto e a tratti la sua figura dava anche quel senso di prequel e di costruzione di un personaggio. Poi a un tratto alcune fasi sono state saltate e si è arrivato al Nygma di Mad Grey Dawn, questo il titolo dell’episodio. È il primo personaggio regular a maturare a tutti gli effetti. Ovvio manca ancora il vestito iconico, ma i piani ci sono così come gli indovinelli, non ancora del tutto accattivanti ma sicuramente si auspica a un miglioramento. Nonostante queste piccole falle, l’episodio e soprattutto l’idea che c’è dietro al voler incastrare Gordon è, a nostro parere, più che riuscita.

Dall’altro lato può far sbandare all’apparenza la frettolosità di come è stata gestita l’uscita da Arkham di Pinguino, ma poi tutto questo viene dimenticato perché anche stavolta il suo personaggio fa un percorso curioso e, nell’insieme, intelligente. Prima va a saldare i conti con Butch e Tabitha (ecco, qui ci piacerebbe capire cosa è successo con questi due), poi va da Nygma, il quale lo ringrazia per i consigli ma che una volta appreso il suo cambiamento non spreca tempo per indicargli la strada dell’uscita, e alla fine va dalla tomba di sua madre. Ed è normale e giusto, anche in termini di sceneggiatura, che lì nasca qualcosa di nuovo all’interno della storia. Infatti conosciamo suo padre Elijah, interpretato dal grande caratterista Paul Reubens, che somiglia a tutti gli effetti anche a Robin Lord Taylor. L’assortimento è perfetto e la sua famiglia super stramba convince già per quei pochi secondi.

Fatta questa premessa, ci si mette un po’ a capire qual è il piano definitivo messo in atto da Nygma, ma quando il capitano Barnes si ritrova incredulo catapultato nella stessa stanza con Gordon e esce fuori la storia del personaggio anonimo che ha spifferato la verità agli affari interni, tutto torna in maniera lineare. Quaranta minuti sono sicuramente il tempo giusto per raccontare storie di questo tipo, ma ciò non va dato per scontato, affatto. È il secondo episodio di Gotham che scrive Robert Hull, sceneggiatore conosciuto per aver scritto qualche episodio di Once Upon a Time, Gossip Girl e Veronica Mars. L’estrema prova che è di una serie televisiva che va su un canale broadcast quella di cui stiamo parlando e, stando a questo, il risultato è più che positivo. Per quanto riguarda la televisione americana bisogna mettere tutto sull’ago della bilancia e rendersi conto del progetto in sé, delle aspettative e dell’impatto culturale che intende lasciare una serie come questa. Spesso si criticano episodi filler, personaggi solo abbozzati e dialoghi troppo scontati, noi invece la vediamo così e cioè che ci ritroviamo, nonostante tutto, a seguire una serie di 22 episodi che ce la mette tutta per non annoiare, che segue cronologicamente l’evoluzione dei personaggi, anche se qualcosa è lasciato al caso ma nonostante questo, soprattutto nella seconda stagione, il prodotto funziona per quello che è. Non vuole osare, non è pretenzioso bensì grottesco, cupo, intuitivo forse a tratti banale ma con un suo stile, una sua fotografia ben distinta, dei movimenti di macchina accattivanti e inquadrature il più delle volte ragionate. C’è un’idea dietro che cerca di far passare in seconda linea problemi di budget e di sceneggiatura, che per forza di cose a volte è stucchevole per la sua sinteticità. Sappiamo benissimo che ad oggi le serie che arrivano a 22 episodi che si salvano nella loro interezza stagionale si contano su una mano. Puoi guardare un episodio e non aver visto il precedente, questo perché i dialoghi raccontano tutto e non lasciano mai nulla al caso. È da scaltri quindi capire che la serie non si prende gioco del pubblico dandogli dello stupido ma semplicemente capire che vuol far parte di quel tipo di narrazione canonica delle serie televisive americane di questo tipo.

Ritornando alla storia sarà interessante capire ora che Gordon è stato arrestato cosa farà Bullock per scagionarlo e cosa realmente accadrà alla relazione tra il commissario e Lee. Bruce continua il suo viaggio lontano dai soldi e dagli agi di Villa Wayne e prova a far crescere il Batman che è in lui. Speriamo che, anche qui, non si acceleri troppo sul pedale perché fino ad adesso si stava maturando insieme a lui. Ora negli ultimi due episodi sembra essere avanti di una decina di capitoli dello script riguardo la sua storia e il suo percorso rispetto a noi, come se avesse fretta e volesse anticipare il gusto di essere l’uomo pipistrello. Detto questo, Arkham sarà di nuovo il punto centrale e qualcosa con Hugo Strange, altro personaggio interessante di questa serie, e Gordon accadrà. E in più per finire non poteva mancare l’ennesimo colpo di scena: il risveglio di Barbara proprio nel momento in cui Gordon supera i cancelli del tenebroso penitenziario di Blackgate.