Se si dovesse rintracciare un difetto diabolicamente persistente che ha caratterizzato la seconda stagione di Le Regole del Delitto Perfetto, esso sarebbe senza dubbio l’affastellamento quasi compulsivo di eventi più o meno importanti ad affollare la scena e togliere, di conseguenza, importanza all’approfondimento psicologico dei suoi pur solidi personaggi. Molto (troppo) spesso, infatti, i protagonisti della serie prodotta da Shonda Rhimes hanno manifestato un disagio espresso più a parole che a fatti, barcamenandosi con una sorta di rassegnato fatalismo a un destino sempre più caotico e confuso; il tutto senza, di fatto, mostrare un’autentica sofferenza, eccezion fatta per la leonessa Annalise (Viola Davis). Il massimo che abbiamo ottenuto, negli episodi più deboli di questa stagione, sono state delle battute sarcastiche sull’assurdità degli eventi in cui i cinque allievi della professoressa Keating si sono via via trovati coinvolti.

Ebbene, con There’s My Baby, anticamera del season finale, lo show della ABC compie un sensibile salto di qualità, conciliando finalmente l’intreccio tra le due linee temporali presenti nella trama a una più attenta discesa negli inferi dell’animo dei suoi protagonisti. Per una volta, i colpi di scena sembrano coincidere in tutto e per tutto con le fratture emotive dei personaggi, e costituire un valido presupposto per future tensioni. È forse la puntata più straziante che Le Regole del Delitto Perfetto ci abbia regalato finora, solcata di dolori non sempre manifesti ma non per questo privi di verosimiglianza.

L’anelata resa dei conti tra Annalise e Wes (Alfred Enoch), finalmente, arriva. E deflagra con la potenza di una bomba nella vita di entrambi, costringendo la donna a fare i conti con un passato di scelte opinabili e conseguenze irrimediabili, nonché con un presente di dissimulazione e omertà. Le ragioni del reiterato, dannoso silenzio della donna nei confronti dell’allievo – intuibili già dallo scorso episodio – possono essere di per sé scioccanti, ma il dramma di Wes impallidisce di fronte a quello di Annalise, mostrato senza pudori di comodo in alcune scene tra le più intense che la serie ricordi: l’immagine della protagonista con in braccio il proprio bimbo nato morto, confortata dal marito Sam (Tom Verica), è una sorta di Sacra Famiglia al negativo immortalata per sempre in una foto che ha il valore di un macabro santino, devastante promemoria di un errore fatale che Annalise si porta dietro da dieci anni.

All’eccezionale performance offerta, ancora una volta, da Viola Davis, fa da contraltare quella misurata e sottile di Famke Janssen nel ruolo di Eve, personaggio che emerge definitivamente come anima buona di Annalise, circospetta nel suo accostarsi a un dolore di cui sente di non poter far parte. La sua premurosa ma discreta osservazione della tragedia privata che si sta consumando nell’ospedale – tragedia che investe la persona che Eve ama di più al mondo – è una perla di recitazione così come di scrittura, e mette in luce la vena migliore degli autori di questa serie, capace di riprendere quota con mano ferma in presenza di scene emozionalmente pregne.

La chiusura della puntata mostra Annalise e i suoi studenti immersi nel fiume dell’alcol, con risultati imprevedibili quanto potenzialmente disastrosi, eccezion fatta per l’ormai rodata coppia Connor-Oliver (Jack Falahee e Conrad Ricamora): da un lato, lo sfogo sessuale della bella Michaela (Aja Naomi King) con Asher (Matt McGorry) rischia di cambiare – non per il meglio – le carte in tavola tra i sempre più precari equilibri esistenti nel gruppo; non va meglio a Laurel (Karla Souza) che, ubriaca marcia, bussa alla porta di Annalise per poi accusarla di aver spinto Frank (Charlie Weber) a uccidere Lila. Un colpo da maestro, rivelare adesso un dettaglio in grado di farci cambiare, a ritroso, la lettura del carattere di Annalise, finora ritenuta la probabile mandante dell’omicidio della studentessa al centro della prima stagione. Sono finezze di sceneggiatura che, fino a qualche settimana fa, sembravano solo un vago ricordo; non può che far piacere notare come Le Regole del Delitto Perfetto conservi ancora il proprio migliore smalto, che confidiamo possa brillare di sinistra vivacità nel season finale ormai imminente.

Le regole del delitto perfetto