Tra rivelazioni e addii si scandisce la settima puntata di questa terza stagione di The 100. Un episodio ricco di informazioni, forse in alcuni momenti ancora non troppo chiare, ma comunque un capitolo essenziale di questa serie televisiva. Si vedono scene flashback con delle ambientazioni efficaci e ultra moderne che non stonano pur tenendo conto di un budget ridotto. Conosciamo il passato della misteriosa donna in rosso, che in realtà ha il nome di Becca, una dottoressa che per cercare di rendere il mondo migliore di quello che era lo distrusse senza volerlo. Ben fatta la realizzazione in post-produzione della terra che viene attaccata dai missili, così come si nota l’incisività dello sguardo di Becca di fronte a questa distruzione. Meno realistiche le reazioni dei suoi colleghi, che totalmente impassibili alla fine del mondo si lasciano completamente sopraffare. La creazione di un Alie 2 non gli convince e così si ritrova costretta a scappare giù, verso la terra, dove avrebbe avuto negli anni a seguire un ruolo essenziale. Infatti la straordinarietà di un episodio come questo sta nel far capire realmente quanto i terrestri e gli skaikru siano dei diretti discendenti.

Nel frattempo Heda riceve una visita da parte di un terrestre, che nello scorso episodio abbiamo visto soffrire a causa di un attacco da parte di Pike e gli altri. A questo punto richiede vendetta, ma imperterrita Heda si dimostra non favorevole alla guerra. Ma ovviamente, nei confronti della sua gente, lo sforzo di un provvedimento è necessario: decide di creare un confine stabilito di blocco intorno ad Arkadia insieme agli altri dodici clan, dando così il tempo a coloro che con accettano il regime di Pike di contrastarlo dall’interno. Un’idea geniale che comunque non convince Clarke che si sente delusa a causa di un’ipotetica taglia sulla sua testa. Octavia, rapita appunto dal terrestre che poi rimane vittima di Titus, cerca di convincere in tutti i modi Clarke ad aiutarla nell’impresa e di unirsi alla sua gente. Successivamente mentre Clarke saluta la sua Heda, Octavia cerca di convincere una contrita Indra a vendicarsi di coloro che l’hanno ferita.

Tra Clarke e Heda arriva finalmente il momento di guardare in faccia la realtà e di lasciarsi definitivamente andare ad un po’ di passione. La scena è carica di pathos, un sentimento che si è costruito episodio dopo episodio tra le due ragazze, entrambe troppo orgogliose e dedite alle causa della difesa del proprio popolo, una necessità che le ha fatte allontanare più di una volta. Lasciata Heda, Clarke si convince ad abbandonare la capitale, ma prima troverà Murphy ferito e legato al centro di una stanza da Titus. Clarke cerca di liberarlo ma “il custode della fiamma” non glielo permette e con una pistola in mano proclama la sua condanna e il suo odio nei confronti degli skaikru. Purtroppo non sapendo gestire l’arma a dovere, Titus comincia a sparare senza cognizione di causa e accidentalmente colpisce Heda. Ora si può condannare o non condannare l’idea degli sceneggiatori, ma era ormai palese la sua effettiva morte. Troppi gli eventi e le situazioni che l’hanno predetta. Ci si aspettava di certo qualcosa di diverso e di più epico, ma così non è andata. Segue una scena molto empatica dal punto di vista delle due ragazze che sembrano confidarsi tra le righe e tra sguardi sofferenti il proprio amore reciproco. Quello a cui assistiamo una volta morta è il completamento del rituale di Titus, il quale ha promesso al comandante poco prima di morire che avrebbe sempre protetto Clarke e che non l’avrebbe mai più attaccata. Nonostante tutto questo il suo ultimo desiderio.

A quel punto si fanno i collegamenti visto che quando Becca atterrò sulla terra aveva addosso la tuta spaziale del Comandante, e si ipotizza che per far funzionare al meglio ALIE 2, il microchip dell’intelligenza artificiale, se lo fosse impiantato dietro al collo. Azione che poi sembra essersi ripetuta anno dopo anno fino ad Heda. Becca è quindi il primo comandante dei terrestri.

Sicuramente ancora molte cose dovranno essere spiegate: ma l’idea di questa donna pronta a tutto pur di realizzare il proprio scopo di protezione nei confronti della terra, e che non ha guardato in faccia a nessuno, convince degnamente. Involontariamente questa figura femminile negli anni è diventata anche il graffito di coloro che la ricordano nel tempo senza conoscere in fondo la verità, che abbiamo visto raccontare parzialmente a Titus da Murphy a metà episodio. Interessante anche il discorso del giorno dell’Unità che finalmente trova una risoluzione effettiva e sensata. Detto questo ora sarà dura immaginarsi cosa potrà accadere e quanto difficile sarà trovare la pace senza un vero leader come Lexa/Heda al comando. Un personaggio che si è fatto amare dal principio per la sua caparbietà, la sua forza di volontà e per il rispetto e la dedizione nei confronti della sua discendenza di sangue. Ma dopotutto anche lei lascia la terra con la consapevolezza che l’amore è l’unica cosa che può contrastare l’odio, le razzie e le guerre.

In conclusione c’è da dire che The 100 in questo episodio ha dimostrato di avere tutte le carte in tavola per continuare a sorprendere, ovviamente ora gli autori dovranno essere in grado di sopperire ad un grande personaggio con altre scelte altrettanto stimolanti. Un minimo di elogio va anche al team che si occupa degli effetti speciali (e anche al direttore della fotografia), che con delle idee singolari ed efficaci riescono a sopperire al basso budget e volte a dei matt painting poco convincenti.