Tra meno di un mese il primo blocco di episodi di Vikings, che quest’anno si è concesso 20 puntate, sarà concluso, ma gli effetti della decisione si sono avvertiti fin da subito. Il ritorno a Parigi, pompato e anticipato in tutte queste settimane, concede respiro ad una serie che, pur con qualche piacevole incursione, aveva tirato i remi in barca. Parigi quindi come centro nevralgico di una storia che ha spostato da tempo il suo baricentro da Kattegat a buona parte dell’Europa del nord. I personaggi si incontrano ancora, i conflitti salgono in superficie, le alleanze sono appese a un filo, ed è difficile pensare che il ritorno dall’impero dei Franchi sarà senza conseguenze. What Might Have Been è un episodio preparatorio – la sensazione è che anche quelli precedenti lo fossero – che, nonostante qualche lentezza di fondo, era fondamentale per anticipare la tensione degli ultimi episodi.

La gita nei boschi di Bjorn, il tira e molla tra Rollo e la principessa, il distacco di Ragnar dal mondo, le diatribe con Floki. Tutto questo poteva essere raccontato in minor tempo, o mascherato meglio. La natura di riempitivo di queste e altre vicende nella serie di History Channel è invece sempre apparsa troppo palese, raggiungendo il culmine negli eventi del Wessex, che anche con un certo sforzo di fantasia fatichiamo a collegare al resto.

In ogni caso, ci siamo. Lo stacco finale dell’episodio, che separa in tutti i modi possibili Rollo e il resto della sua famiglia, ci racconta una storia che è giunta ad uno snodo fondamentale. Pur con tutte le lungaggini delle scorse settimane, è facile giustificare gli eventi della puntata, che deve ricostruire le alleanze tra gli assalitori mentre i difensori serrano i ranghi. Anzi, da questo punto di vista, nonostante il ritmo lento, l’episodio avanza pure velocemente.

Con il tempo l’empatia con i personaggi storici della serie è venuta meno. Ne esce benissimo solo Lagertha, che dopo l’uccisione a sorpresa della scorsa settimana costruisce per sé un ritorno in grande stile. Rimane il personaggio più sincero, più coerente, quello che non scende a compromessi e che anche in condizione di inferiorità riesce a mantenere una dignità personale, come nel confronto con un sempre più spaesato Ragnar. Proprio Ragnar continua a distaccarsi dal mondo, da tutto. Segnaliamo la breve scena con il veggente, con il vecchio che formula una profezia che terrebbe al sicuro Ragnar (ma sarà davvero così?), il tradimento di Rollo accolto quasi con rassegnazione, come se sapesse già o non fosse così importante, i flash su un passato ormai perduto.