Una delle cose migliori di The Affair, anche se a volte è difficile da sostenere, è la totale libertà con cui permette a ogni spettatore di odiare i protagonisti. E con piena ragione. La serie di Showtime fin dal primo episodio ha raccontato errori su errori, alcuni imperdonabili, altri più umani. Ma in generale continua a tenerci sulle spine, anche quando come quest’anno ricomincia di fatto daccapo, insistendo sulla pochezza umana e sull’immaturità dei protagonisti. Qualcosa che, in poche parole, dovrebbe respingerci, e invece ci attrae e stuzzica la nostra curiosità. Di saperne di più, o semplicemente di vedere come riusciranno a farsi e a fare del male la prossima volta.

Il secondo episodio della stagione, come facilmente intuibile, lascia da parte Noah per concentrarsi sugli altri tre personaggi. In realtà Noah ritorna, ma solo per pochi minuti e solo dal punto di vista di Helen. L’episodio è quindi al femminile, con una prima parte in cui seguiamo l’ex moglie di Noah e una seconda in cui recuperiamo il punto di vista di Alison. Si torna quindi alla struttura classica dello show, con episodi divisi in due parti, ma con qualche differenza che ormai è diventata la regola, e che in effetti potremmo anche smettere di evidenziare. I punti di vista non sono più alternativi, sono semplicemente un’indicazione sul soggetto protagonista del segmento, e se il passato rimane un luogo da approfondire – e lo sarà – al tempo stesso possiamo fidarci abbastanza di ciò che vediamo.

Quindi Helen, che intrattiene una relazione instabile e particolare con Vic Ullah. Divisa in casa propria, indecisa su cosa vuole, preoccupata per Whitney (uno dei personaggi più odiosi di sempre), alla quale però non può dare consigli e non può dire tutta la verità. Come accennato la scorsa settimana, si lavora molto sul senso di colpa di Helen per ciò che è accaduto a Noah, andato in carcere al posto suo. C’è un momento in cui pensiamo che stia per dire la verità alla figlia, ma poi torna sui suoi passi. Tutta la vicenda è ambientata un anno fa, come ci viene confermato dalla scritta iniziale e dal fatto che a Noah restino solo nove mesi di carcere (nello scorso episodio era uscito da tre). Sappiamo anche, da un primo confronto, che il senso di colpa è una delle poche cose a rimanere coerenti con la Helen del recente passato.

Ma la persona con cui è davvero difficile empatizzare è Alison. O meglio, possiamo capire il suo dolore. Conosciamo il suo personaggio, i traumi che ha dovuto attraversare, la fragilità del suo carattere. Ma al tempo stesso non possiamo far altro che vedere in Cole e Louisa la voce della ragione nel momento in cui le vietano di vedere la figlia, dopo la sua lunga scomparsa. Il comportamento di Alison è inscusabile, non tanto per le sue paure, ma per il suo scomparire senza lasciar tracce. Davvero sorprendente il mutamento di Oscar, che ci appare come una persona completamente diversa.

Altro episodio di ripartenze e ritorni per The Affair. Necessario per rimettere in carreggiata la storia e fare il punto sui conflitti passati e presenti.a