Temperance Brennan in dodici anni di vita non è sempre stata scritta nel migliore dei modi, soprattutto negli ultimi anni in cui è stata spesso soggetta ai capricci di alcuni autori che, per strappare una risata al pubblico, l’hanno a volte fatta apparire come una donna incapace di provare empatia nonché vagamente ottusa, con Booth che si trovava a doverle ogni volta insegnare una lezione che lei apprendeva alla fine dell’episodio di turno, rivelando il suo lato più umano. Quando quindi ad Angela viene assegnato il premio MacArthur per il suo lavoro con l’Angelatron e Daisy è in lizza per un posto National Forensics Lab, è con una certa apprensione che la puntata sembrava aver preso proprio quella piega: avremmo visto una Brennan gelosa delle conquiste della sua migliore amica e di una delle sue borsiste fino a che Booth non le avesse parlato e fatto cambiare idea? Fortunatamente la risposta è no, perché gli autori – sfruttando di fatto errori fatti fin troppo spesso nella serie durante gli anni – hanno completamente cambiato le carte in tavola, concludendo l’episodio con Brennan che ammetteva di aver finto le sue reazioni e di essere stata in realtà lei a sottoporre all’attenzione della commissione per il premio Genius Grant il lavoro di Angela e di aver raccomandato lei stessa Daisy per il lavoro presso il NFL, lasciando decisamente tutti i suoi amici ed il suo stesso marito con un palmo di naso. Ma d’altronde era anche ora che venisse dato spazio all’umanità del personaggio in circostanze come queste, Temperance Brennan, in questi 12 anni in cui ha lavorato al Jeffersonian è cambiata davvero molto ed è diventata materna in tutte le possibili accezioni del termine: pur restando una rigorosa scienziata, che pretende dai suoi borsisti e colleghi sempre il massimo e li sprona alla perfezione, è anche capace di gesti umani ed inaspettati che sorprendono persino le persone che le sono più vicine. Non stupisca quindi che i festeggiamenti per i 40 anni per lei abbiano un particolare significato e soprattutto debbano essere condivisi con le persone che ama e che hanno contribuito a renderla la persona che è oggi. In questo episodio, in un certo senso, è racchiuso un po’ il senso di questo show, che nonostante i suoi omicidi ed i suoi disgustosi cadaveri, tende sempre ad essere positivo e forse è proprio per questo che la serie è durata tanto a lungo, perché anche se per poco tempo, il pubblico ha bisogno, ogni tanto, di una nicchia in cui rifugiarsi in cui le cose vadano per lo più nel verso giusto, gli assassini vengono sempre catturati e i buoni sentimenti trionfino.

“Potete immaginare quanto io ed Ian avremmo guadagnato producendo bambole che parlano come donne vere? Cioè, non proprio come donne vere, ma come vorresti che le donne vere ti parlassero.”

Ma Bones non è solo questo, nel suo modo divertente e scanzonato di proporre i temi dei suoi episodi, questa serie riesce anche a far riflettere, se uno davvero lo vuole e non si sofferma alla superficie. Ed in particolare in questa puntata sotto processo è la tecnologia o, più specificatamente, l’intelligenza artificiale. La vittima dell’episodio è infatti l’ideatore di un robot (piuttosto carino tra l’altro, ed impertinente) di nome AMI, il cui compito è quello di aiutare i bambini affetti da autismo ad interagire con le persone. Il lavoro di Ian, la vittima, è considerato dai suoi collaboratori e dalla comunità scientifica all’avanguardia, ma l’uomo nasconde i suoi segreti ed il desiderio di sfruttare il suo lavoro anche a fini commerciali, tanto da fare un accordo per costruire delle bambole/robot sessuali dotate di intelligenza artificiale. Ebbene sì, nonostante la reazione di alcuni dei detrattori del lavoro della vittima, preoccupate dalla possibilità che l’intelligenza artificiale prenda prima o poi il posto degli uomini, il vero problema, come verrà rivelato, non era tanto che Ian avesse venduto la propria tecnologia a qualche compagnia senza scrupoli per produrre armi, quanto piuttosto che si servisse di un consigliere un po’ particolare con il quale, a volte, si faceva di LSD per spaziare con il pensiero e che lo ha poi ucciso dopo aver scoperto che Ian aveva davvero seguito il suo consiglio di produrre robot sessuali, regalandogli come unico ringraziamento un misero auricolare bluetooth quando lui e la sua compagnia avrebbero invece fatto milioni di dollari grazie alla sua idea. Al di là delle circostanze che portano all’omicidio, quello che è interessante è la riflessione sulla technological in generale che non può essere considerata buona o cattiva di per se stessa, ma la cui finalità varia a seconda dell’uso che ne viene fatto.

Ultimo ma non ultimo ci soffermiamo su un particolare che, ne siamo certi, verrà affrontato nei prossimi episodi: lo stato di salute di Max, il padre di Brennan. Come lei stessa nota, quando l’uomo si presenta al Jeffersonian per trascorrere un po’ di tempo con la figlia, sembra che ci sia qualcosa di strano in lui e ne abbiamo conferma quando la ormai non più così piccola Christine (chissà che fine ha fatto Hank, il secondogenito di Booth e Brennan!) raccoglie da terra il braccialetto di un ospedale caduto dalla tasca del nonno, per non parlare dello sguardo triste e nostalgico che Max rivolge alla sua famiglia mentre tutti cantano “tanti auguri” a Brennan. Dagli spoiler rilasciati già al tempo del SDCC, sappiamo che ben due membri del cast (esclusi i principali) ci lasceranno in quest’ultima stagione della serie: che uno dei due sia Max? E come reagirebbe Brennan alla sua dipartita?