Dopo esserci lamentati, la scorsa settimana, del fatto che la tv generalista approfittasse del periodo natalizio per rifilarci solo repliche di programmi già visti, ecco che Raidue ha voluto farci un dono inatteso. Per inaugurare bene il nuovo anno ha inserito nel palinsesto, in prima serata, un docu-reality nuovo di zecca dall’austero nome de Il Collegio.

Si tratta di una sorta di esperimento ambientato in un collegio convitto dove un gruppo di adolescenti tra i 14 e i 17 anni, provenienti da tutta Italia, fanno un vero e proprio salto indietro nel tempo e vengono catapultati nella realtà di una rigorosa struttura scolastica in puro stile anni ‘60.
Il reality è stato ben confezionato ed è stata ricreata correttamente la giusta ambientazione fin nei minimi dettagli, in più la voce narrante di Giancarlo Magalli, che in quegli anni era ragazzo (e quindi può parlare con cognizione di causa), ha aggiunto un tocco vintage. Tuttavia questa sorta di documentario ci è sembrato un pochino troppo recitato e somigliante di più a una fiction che a storia di vita vissuta.

In Il Collegio compaiono i classici stereotipi che ricordiamo fin dai tempi dei ragazzi della terza C: il fighetto, il secchione, il giamburrasca, lo sfigato, il simpatico, la bella del gruppo, la ribelle, la brutta dal cuore d’oro, l’emancipata e la problematica. Ma lo spaccato che ne è uscito, almeno per questa prima puntata è davvero poco edificante per i nostri ragazzi. E ancora di più per i loro genitori, ovvero compiacenti e succubi madri fotocopie delle figlie e padri inebetiti dalla prole indomabile. Gli adolescenti, costretti a seguire le regole e la disciplina del collegio, sono insofferenti a qualsiasi tipo di obbligo e prescrizione, e si dimostrano arroganti, strafottenti e presuntuosi. Si devono vestire usando le uniformi del tempo, e le smaliziate ragazzine – alcune quindicenni già fidanzate da un paio d’anni – di fronte ai mutandoni da mettere sotto la gonna si lamentano indignate per l’intimo d’altri tempi informandoci che loro possono indossare al massimo un perizoma. Nel refettorio, alias mensa scolastica – luogo che prima o poi nella vita ognuno di noi ha odiato – sono invitati a mangiare seguendo le regole del bon ton e a finire ciò che hanno nel piatto, comprese pietanze non proprio da acquolina in bocca come ad esempio lingua salmistrata, fegati e trippa. E qui partono capricci degni di un asilo infantile. Dal punto di vista culturale sono ignoranti come capre, non sanno nulla di geografia, non conoscono le regioni italiane, sbagliano i congiuntivi, e vigono la tabula rasa per quanto riguarda la storia e il buio pesto sulle tabelline. Non riescono neppure a scrivere in corsivo.

Dal punto di vista umano scopriamo che i loro valori sono lo shopping e gli amici, che le ragazze non possono vivere senza mascara, rossetto e piastra per capelli e che i ragazzi sono più attenti alla loro chioma che a qualsiasi altra cosa al mondo. Le ragazze piangono disperate e inconsolabili quando una sorvegliante del collegio taglia loro i capelli o le acconcia con trecce e cerchietti, mentre i ragazzi dicono che le tipe esagerano. E il più piccoletto del gruppo ha tenuto a precisare che “Se a me mi AVREBBERO fatto pelato mica piangevo così”, mentre uno tra i più sgamati della ciurma confessa che la capigliatura è importante dichiarando: “Anch’io, da maschio, senza ciuffo mi sento un guardiano senza spada”. Ma un aspetto interessante c’è: i ragazzi e le ragazze, senza abiti trendy e make-up, privati di ciò che rappresenta per loro uno status symbol, cellulari e pc in primis, si mostrano in tutta la loro fragilità adolescenziale. Sono fanciulli che stanno maturando, con pensieri da bambini cresciuti troppo in fretta. Una realtà tragicomica, perché se davvero questa è l’educazione, i valori e lo stile di vita che siamo stati capaci di trasmettere ai nostri figli forse sarebbe meglio augurarsi di estinguerci all’improvviso come i dinosauri… ma il sospetto legittimo che ci viene è che gli autori del programma abbiano suggerito di calcare la mano sperando di strappare un sorriso ai telespettatori. A noi, invece, quanto visto non ha fatto ridere, ma ci ha provocato il medesimo effetto suscitato dall’olio di fegato di merluzzo imposto ogni mattina ai collegiali prima della colazione.

Dagli inquieti adolescenti passiamo agli estremi opposti seguendo il filone del genere over che ha contagiato anche un programma giovane e giovanilistico in onda su Real time:  Take Me Out. Si tratta in questo caso di una replica dello spin-off del riuscito dating show condotto da Gabriele Corsi (uno del Trio Medusa) che, riproposto nella versione adulta, vede trenta ex ragazze over 50 mettersi in gioco per aggiudicarsi  un appuntamento con l’ambito principe azzurro di turno. Le contendenti sono molto più simpatiche, ironiche e divertenti delle loro corrispettive giovani e anche molto più focose. A tratti però può sembrare di essere di fronte ad un branco di assatanate quando una tra le più anziane, Dorina (che confessa di essere un’abituale frequentatrice della spiaggia di Varazze perché è piena di cucadores) di fronte alla comparsa del piacione medico Edoardo esordisce dicendo che il bel signore è roba forte. La sua vicina si affretta a rincarare la dose aggiungendo maliziosa che da un tipo così si farebbe fare una bella puntura. Ma lui decide di uscire con una tra le più parruccone, e al primo incontro scatta subito il bacio sulla bocca che lascia presagire un seguito infuocato. Altro che il defilippiano “Uomini&Donne”, questi sì che fanno sul serio e non perdono tempo in noiosi corteggiamenti. E’ confortante vedere che anche in età adulta ci si diverte, ci si infatua e si cerca l’amore, tuttavia quando compare poi tale Luigi, elegante signore più vicino agli 80 che ai 70 anni, un pochino nel suo mondo (diciamo così) e che non smette di intonare canzoni, Dorina dice di trovarlo troppo vecchio per lei, che invece è libellula e salta di fiore in fiore.
Alla fine però, tra le contendenti rimaste, l’ambito single del momento sceglie sempre la più giovane, bella e curata e temiamo che la povera Dorina possa rimanere senza un fiore su cui posarsi. E qui cala un’incontenibile tristezza.

Ma per fortuna ci ritorna subito il buonumore girando su Raidue e capitando per caso sulla striscia serale post Tg di “Sbandati”,  il varietà che si occupa di commentare il meglio e il peggio della tv regionale, nazionale ed estera. Chi di spada ferisce di spada perisce, quindi lo show non poteva di certo sfuggire al nostro occhio vigile ed attento. Il programma è condotto da Gigi e Ross, volti noti di “Made in Sud”  e annovera tra i commentatori-analisti illuminati pensatori come la smutandata Giulia Salemi (che tutte le volte che compare in tv non perde l’occasione per ricordarci che lei è persiana, e non abbiamo capito se intenda dire come il tappeto, il gatto o le finestre di legno) e il Pancio, comico calabrese star fenomeno del web. La puntata dello scorso mercoledì ha visto come ospite il vice direttore di Raidue, nonché giornalista e impareggiabile conduttore di Voyager, Roberto Giacobbo. Con Giacobbo prima si sprecano battute di bassa lega del genere: “Lei è un esperto di paranormale o di paraculismo?” – e poi lo si obbliga a fare l’improponibile ballo dell’astice. Quando poi l’ospite racconta di avere frequentato le scuole elementari con Alessandro Cecchi Paone, scatta la banalità da caserma: “Ma alle elementari Cecchi Paone aveva già svelato il suo mistero? “ alludendo al coming out del noto conduttore riguardo i propri gusti sessuali, e giù tutti a ridere come matti.
Come risposta assistiamo ad una lezione di stile, classe ed ironia da parte di Giacobbo che, spostandosi nel backstage dello studio, mostra alle telecamere l’unico tavolo su cui i conduttori cialtroni possono avere studiato, e cioè il tavolo da ping pong, specificando che non è stato facile fare capire a tali menti che quando si butta la pallina da una parte del tavolo, questa non ritorna da sola.  Stoccata da maestro, colpiti ed affondati i beceroni, salutiamo il nuovo anno constatando che, tranquilli, in tv, per ora, nulla è cambiato!