Sopravvissuti al primo importante step di questi giorni di festa, ovvero la micidiale combo cena della Vigilia + pranzo di Natale, la tv generalista, il giorno di Santo Stefano, deve aver fatto due conti e pensato che, rintronati dalle abbuffate e mezzi assopiti da abbiocchi post prandiali, non ci saremmo accorti che era stata messa in modalità on la nota arte del riciclo.

Ecco così che sulle nostre reti tv, proprio il giorno dopo Natale, si sono susseguite una serie di repliche di programmi già visti.

In particolar modo ci riferiamo a Rai 1, che ha deciso di proporre, nel corso del pomeriggio solitamente dominato da “La vita in diretta”, la speciale edizione natalizia di “Tale e quale show“, il fortunato programma di Carlo Conti già andato in onda qualche giorno prima e rinominato per l’occasione, in un eccellente guizzo di fantasia, “Na tale e quale show “. L’applauditissimo varietà che da anni vede personaggi noti imitare, grazie a trasformazioni strabilianti, cantanti altrettanto famosi, per questa versione speciale ha proposto imitazioni di personaggi che nella loro carriera hanno interpretato brani natalizi entrati nella storia.

Ma stavolta Mamma Rai ha fatto uno scivolone davvero di cattivo gusto. Non si è ancora spento il rammarico per la prematura scomparsa del grandissimo George Michael ( che ci ha lasciati proprio nel giorno di Natale) che, proprio il giorno successivo, va in onda tra riuscitissime copie di Frank Sinatra, Dean Martin, Michael Bublè, anche un’imitazione del compianto cantante ad opera di Leonardo Fiaschi. Il comico, con parrucca mechata, maglione natalizio e occhiali a specchio (che per essere precisi, non c’entravano nulla perché erano diventati un cult ai tempi del disco “Faith”) si è esibito in quella che dagli anni ’80 è per tutti noi una delle canzoni di Natale per eccellenza: Last Christmas. Tempismo macabro oseremmo dire. E poi, a parte l’imitazione davvero mal riuscita e il pessimo trucco e parrucco adottati che semmai potevano ricordare Maurino di Francesco, quello che ha lasciato più amareggiati, considerata la situazione, è stato vedere che la giuria dello show all’unanimità ha relegato l’esibizione all’ultimo posto della classifica. È vero che la pessima imitazione non meritava di meglio, ma è stato un brutto modo, anche se involontario, di rendere omaggio a un artista tanto amato. Se vogliamo leggere la cosa in modo buonista si potrebbe dire che ci è stato dimostrato che George Michael era e sarà per sempre inimitabile, tuttavia Rai 1 aveva tutto il tempo di cambiare il palinsesto proponendo magari un film che non urtasse la sensibilità dei fans, ad esempio un innocuo “Miracolo sulla 54esima strada”.

20130509-114448

Cambiando canale, su La7 ci siamo imbattuti in una puntata di “Food Maniac“, il cooking show formato tutorial presentato da Simone Rugiati, piacione cuoco televisivo e conduttore di programmi di cucina. Trattasi anche la puntata in questione di una vecchia replica, con ospite Daniele Bossari, e l’argomento prescelto per l’occasione, dato che il conduttore di “Mistero” è affetto da celiachia, è la cucina senza glutine.

Tra quinoa, gustose insalate con carciofi, asparagi e topinanbour, il buon Rugiati, simpatico come una cipolla negli occhi, approfitta dell’occasione per fare assaggiare all’ingenuo Bossari un insaporitore naturale per la cucina gluten free, il peperoncino. Stavolta non si tratta di un semplice peperoncino ma del tremendissimo Moruga Scorpion, ai primi posti della scala Scoville che misura proprio la piccantezza di questi vegetali. Il povero Bossari dà un morso al rosso ortaggio e subito inizia a cambiare colore, a tossire e a mostrare difficoltà respiratoria, ma Rugiati, sghignazzando malefico come il cattivo Franti del libro “Cuore” esclama: “adesso lo mandiamo in ospedale”. E prima che l’ospite stramazzi al suolo, in uno slancio di altruismo, gli offre dello yogurt per lenire il bruciore. A fine programma, mentre scorrono già i titoli di coda, specifica che solo dopo alcune mezz’ore e parecchie bende fredde in testa, Bossari è tornato alla normalità. Davvero uno scherzo spiritosissimo, se non fosse che ha riso esclusivamente chi l’ha fatto.

untoebisuntolaverastoriadichefrubio_640_ori_crop_master__0x0_640x360

Per rimanere in tema food, il vero regalo di Natale ce lo ha fatto Dmax, riservandoci a differenza degli altri canali tv una prima visione assoluta. Proprio come un cadeaux delle feste ha mandato in onda in prima serata, e poi in replica nei giorni successivi, il film “Unto e bisunto: la vera storia di Chef Rubio“.

Il re dello street food in questi ultimi anni si è fatto conoscere e apprezzare con ben tre edizioni di “Unti e bisunti”, un programma on the road in cui, girando su e giù per l’Italia, ci ha fatto conoscere, oltre a città già note, anche angoli nascosti del nostro paese e ci ha guidati attraverso piatti famosi fino a ricette tipiche che spesso non varcano il confine della regione d’origine. Il programma era ben confezionato, divertente, spiritoso e scanzonato. Lo chef rugbista, oltre ad assaggiare tutti i piatti in cui si imbatteva (diventando famoso per mangiare sempre tutto con le mani e non tirandosi mai indietro neppure di fronte alle pietanze più azzardate), si dilettava a sfidare cuochi e ristoratori nella preparazione di piatti tipici. Un format innovativo che ci ha presentato il cibo, in particolare modo lo street food, in una maniera fresca e simpatica, raccontandoci storie e presentandoci personaggi di varia umanità. Rubio si è sempre dimostrato un conduttore all’altezza, verace e rustico e grazie al baffo malandrino, ai tatuaggi e a un atteggiamento macho è diventato in breve tempo lo chef sex symbol per antonomasia. E allora ci chiediamo: perchè fare un film? Va bene cavar sangue dalle rape e cavalcare l’onda del successo finchè c’è, ma se l’idea era di fare uno spin off del programma tv, il film non aggiunge nulla a quello che avevamo già visto. L’inguardabile pellicola narra una storiella debole come un brodino di dado: siamo in una spiaggia in un ipotetico 2050, in cui due tizi che fanno jogging si imbattono nel vecchio chef ritiratosi a vita privata e che trascorre il tempo raccogliendo telline. Tramite continui flashback, l’ormai anziano Rubio racconta la sua storia.

Scopriamo che la tellina è l’alimento proustiano del nostro corpulento chef che vide la luce proprio mentre al mare assaporava un piatto di spaghetti con i gustosi molluschi. Poi scorrono gli anni della sua crescita e la scoperta di una dote particolare, il palato assoluto che, così come l’orecchio assoluto dei musicisti per le note, a lui permette invece di riconoscere tutti gli ingredienti di un cibo al primo assaggio. Un giorno, mentre si trova a Napoli intento a sfidare tale Pinguino (noto come il re della trippa in brodo), a causa di una brutta caduta in cui picchia la testa Rubio perde il senso del gusto che ritroverà tempo dopo, colpo di scena, grazie a un piatto di telline. Un lungometraggio inutile, noioso, soporifero, una trama inconsistente per un’accozzaglia di immagini che non fanno di questo prodotto nè una fiction nè un documentario. E di certo non un film, considerato anche il fatto che Rubio non è un attore. È comunque vero che gli chef televisivi sono ormai figure polivalenti prestati a qualsiasi tipo di attività, ma approfittando del periodo festaiolo ci auguriamo che i cenoni di Capodanno dei prossimi giorni li impegnino così tanto da tenerli lontani dal compiere altre imprese di questo tipo.

Buon 2017!