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Outcast 2×02, “Andrà Tutto Bene”: la recensione

Outcast con questo episodio ritorna ad essere quello show cupo di cui avevamo bisogno, “Andrà Tutto Bene” è infatti un episodio quasi scioccante, sicuramente crudo e talmente freddo da spaventare. Ciò che manca ancora una volta è l’obiettivo di questo male, un punto essenziale che stanno raggiungendo con difficoltà anche i protagonisti della serie. Inquadrature suggestive, tinte più horror rispetto al solito e un’atmosfera senza ombra di dubbio tetra e intensa danno un po’ di anima ad una serie che con lo scorso episodio ci aveva leggermente spaventati, ma per un altro motivo. Il ritmo pacato è sempre una costante, così come la verve di Kyle nell’affrontare le situazioni, una spigliatezza quella del protagonista quasi inesistente che a volte tende ad essere contagiosa per lo spettatore abituato ai ritmi serrati. Ma almeno questa volta abbiamo percepito un velo di tristezza in più nell’animo dei personaggi, quell’angoscia infettiva che incute terrore e curiosità. Inoltre la riapparizione di Sidney ha sicuramente riportato quel pizzico in più di interesse che tanto ci spinge ad andare avanti.

Kyle, nonostante la sua calma apparente, è più intraprendente che mai e continua il suo viaggio alla ricerca di Sidney, ma nel mentre deve badare e affrontare la maturità di sua figlia Amber, che in questo episodio dimostra di essere oltre che sveglia anche impaurita per i suoi cari. È a conoscenza del male che è penetrato nell’animo di sua zia Megan, così come è consapevole di ciò che potrebbe ritornare a provare sua madre. Rivuole indietro la sua famiglia e attraverso un atto di ribellione riesce a farlo comprendere a suo padre. Un’anima fanciulla già macchiata di dolore e con un forte senso di protezione. Nel frattempo Megan affronta la sua perdita e fa fatica ad accettare ciò che ha fatto. Ha un male ancora più soffocante dentro di sé che la porterà inevitabilmente a ricercare quella pace ormai inarrivabile nel silenzio più assoluto: la morte. Ma senza sorprese, proprio quando ogni male stava per scomparire, Megan viene salvata da una figura al momento sconosciuta.

Senza colpi di scena Outcast si muove comunque con una certa grazia e questa volta apprendiamo qualcosa di più rispetto al personaggio della madre di Kyle, o meglio rispetto al dottore che la tiene in cura. Kyle è sicuramente più audace rispetto a prima e intuisce con più facilità quando è trova di fronte ad una figura pericolosa: un aspetto necessario che nella prima stagione mancava. Ora lo spettatore è sicuramente più interessato alla sua storia e questo inesorabilmente porta ad un’immedesimazione più diretta. Fino ad oggi ciò che mancava era quel senso di empatia che bisogna necessariamente provare con determinati personaggi, specialmente con i protagonisti o gli antagonisti. Lo stato catatonico di sua madre trova finalmente modo di esplicarsi attraverso i gesti e le reazioni del dottore che la teneva in cura e la scoperta del rapporto di quest’ultimo con Sidney è un chiaro segnale da parte di Outcast.

Giles in questa stagione è uno sceriffo determinato e spaventato, nonostante non voglia darlo a vedere: è quel classico personaggio in grado di oltrepassare i confini pur di scoprire la verità e tenere al sicuro la propria città. Rischierebbe tutto pur di sconfiggere il male che sta affliggendo Rome. Tiene alla sua missione e cerca di farlo capire anche al reverendo, con l’augurio che quest’ultimo possa incoraggiare Kyle a fare di tutto pur di scoprire cosa stia realmente succedendo. Il reverendo sente di essere stato abbandonato da Dio e se ne rende conto proprio nel momento in cui quel ragazzo tossicodipendente compare sotto forma di “segnale divino” nella cella di fianco alla sua. Un espediente molto interessante usato dagli autori per definire lo stato d’animo del reverendo e per poterlo poi condurre in quel posto misterioso visto nello scorso episodio. Anderson viene poi scagionato, ma non prima di aver terrorizzato a morte Patricia con la sua rivelazione. Ma il cadavere ritrovato sotto le macerie della casa incendiata era lì da 30 anni, una “Jane Doe” oramai divenuta terrificante che nasconde qualcosa di oscuro che molto probabilmente si collega a Sidney e alla guerra che ormai da tempo sta organizzando.

Per confrontarvi con altri appassionati della saga, vi segnaliamo la pagina Outcast – Italia.