Ormai è chiaro: gli intrighi della politica offrono a Quantico spunti narrativi ben più accattivanti di qualsiasi esercitazione delle reclute vista in passato. Ne è conferma KUMONK, diciottesimo episodio di una seconda stagione in vertiginosa ripresa in termini di ritmo e qualità, in cui la task force porta a casa un ottimo risultato in termini di difesa dell’immagine del Presidente Haas, bersaglio delle mire dei Complici. Parallelamente, la leggerezza di Sasha la porta a entrare nel mirino dei terroristi, e la sua esplosiva dipartita ci solleva – duole ammetterlo – da una storyline che non aggiungeva mordente alcuno alla vicenda principale.

Va detto che KUMONK è, a oggi, l’episodio più debole di questo “nuovo corso” di Quantico, alla luce di alcune superficialità di sceneggiatura non gravi ma percepibili: prima tra tutte, il ritorno sulle scene di Sebastian, che ci regala il vantaggio di non dover più assistere alle indagini per risalire all’identità degli otto Complici. La scoperta che il giovane faccia parte della CIA e che stia indagando sul coinvolgimento della defunta moglie nell’AIC funziona a metà, lasciandoci col grosso dubbio di come l’agente sia arrivato a stilare una lista completa dei Complici, operazione finora risultata assai ostica per un’intera task force di figure scelte dal Presidente in persona.

Punto di demerito anche per Ryan, che si sta confermando uno tra gli agenti meno in gamba finora mostrati nella serie ABC: basti pensare a quanto tempo impiega per rendersi conto del fatto che, nella chiave di casa di Sasha, sia celata l’ennesima microspia. Male, molto male, agente Booth. Una magra figura rispetto a Owen che, grazie al ri-addestramento messo in atto da Alex, sta recuperando fiducia nelle proprie qualità. Tra i molti rapporti che la serie ci racconta, quello tra la protagonista e il suo ex insegnante è forse il più interessante della stagione, perché svincolato – almeno finora – dagli ovvi meccanismi romantici in cui Quantico tende semplicisticamente a ricadere, come lascia presagire anche il discorso del redivivo Caleb a Shelby, per arginare qualsiasi coinvolgimento amoroso tra lei e il fratello Clay. Coinvolgimento di cui, dovendoci fidare del sesto senso di Caleb, avremmo fatto volentieri a meno.

Ah, Caleb. Il suo ritorno non è una sgradita aggiunta al cast della serie, anzi: la possibilità di vedere in azione i due fratelli Haas assieme alla madre Claire dà allo show un taglio familiare del tutto peculiare, che aggiunge pepe e contribuisce in modo attivo all’evolversi della trama. Il discorso del Presidente alla folla riunita in protesta è una mossa politica astuta, frutto della stretta collaborazione tra Claire e Clay, che in questo episodio mette in luce le sue doti di abile stratega, che ne fanno un personaggio unico all’interno del grande quadro corale della serie. Un ennesimo esempio di come, se ben combinati, gli ingredienti base di Quantico diano risultati tutt’altro che scadenti.