The Leftovers è un cerchio di morte e rinascita, una storia assoluta e totale scolpita nelle proprie tematiche e nello sguardo particolare dei suoi protagonisti. Funziona perché trascende, quando può, ogni unità narrativa giocando su livelli molto più alti e impalpabili. E riuscendoci sempre. The Book of Kevin, primo episodio della terza e ultima stagione della serie della HBO creata da Damon Lindelof e Tom Perrotta, non deluderà quanti hanno apprezzato fino ad ora questo viaggio metafisico. C’è meraviglia, scoperta, grande fascino in un racconto che non racconta, ma scolpisce, una scena alla volta, un colpo di scalpello alla volta, la propria visione, definendo contrasti, specificità, obiettivi. E infine riportando tutto a casa, o ad una Casa intesa con la lettera maiuscola e con un valore più ampio.

Come in Axis Mundi, il prologo è spiazzante e lontano. Non tanto quanto lo erano gli uomini delle caverne, ma il silenzio la fa da padrone. E quando si parla di silenzio, e di mutismo, in The Leftovers, non ci si può riferire solo a quello degli esseri umani, e dei Guilty Remnants in particolare, ma anche a quello più alto e divino. Il silenzio di Dio è la coltre che copre tanto le azioni che hanno un impatto immenso, come il Rapimento, quanto l’indifferenza più netta, come quella contro cui si scontrano i fedeli e il loro pastore nella piccola comunità nell’Ottocento (il riferimento è al Millenarismo e alla Grande Delusione del 1844). Una data che viene posticipata più e più volte, finché quasi nessuno crederà più all’evento. Si sale sui tetti, come qualcuno in passato nella serie si era confinato a grande altezza, per avvicinarsi, per rischiare, per tendere il limite delle possibilità fino all’estremo.

E non è tanto la paura che qualcosa accada, quanto il terrore che non ci sia nulla da far accadere. Più tardi nella puntata John dice che quello che è accaduto deve avere un motivo alle spalle. Lo dice per dare un senso alla morte di Evie e degli altri Remnants (qualcosa dall’alto infine è arrivato), ma non è questo il punto. Nella galassia di temi trattati da The Leftovers, questo rimane il baricentro a cui ritornare sempre. Il senso profondo di qualcosa, che significa anche il senso della propria esistenza. In realtà la serie ci ha già dato la propria risposta: se un senso esiste, va trovato qui, tra le persone che amiamo, quelle che ci definiscono e che noi contribuiamo a definire. Ritorna ancora quindi nella scena del compleanno di Tommy il senso di una famiglia allargata, che supera traumi, abbandoni, morti violente, semplicemente godendo della gioia di rimanere insieme.

C’è un conto alla rovescia che forse scandirà le puntate rimanenti, fino al settimo anniversario del grande evento che ha portato alla scomparsa del 2% della popolazione mondiale. Qui ci si ricollega al prologo ovviamente, in particolare tramite la figura di Matt che predica il tutto e il nulla, proiettando sulla moglie e sul figlio la natura speciale di Miracle, identificando in Kevin una sorta di nuovo Messia. Da qui il titolo della puntata, che ha un doppio valore, nel momento in cui la vicenda spirituale di Kevin – morto e restituito alla vita – è il racconto concreto che viviamo sul momento, ma anche la testimonianza scritta, immaginiamo in modo più edificante, del pastore.

La differenza è che The Leftovers proietta i suoi personaggi su scenari molto rarefatti, ma ne mantiene la rigida concretezza e fragilità. Nel libro di Matt non appare il momento in cui Kevin cerca di soffocarsi con un sacchetto di plastica, non appaiono i costanti e dolorosi flashback sul suo passato, non appare la profonda motivazione per cui si è gettato in un lago dove forse l’acqua era avvelenata, non appare il suo sguardo di paura, stupore, forse aperta rassegnazione nel momento in cui Dean gli punta un fucile contro e sa che sta per morire, e quasi ne accarezza l’idea, chiedendosi cosa ne sarà di lui stavolta.

Tra un prologo aggrappato al passato e un epilogo che anticipa il futuro, The Leftovers vive in questa bolla di possibilità, un equilibrio precario di cui ci mancano molti pezzi del mosaico, su Nora, Laurie, Jill. Li scopriremo sicuramente, come già era successo lo scorso anno.