“Cosa importa se muoio?” dice Leonardo Notte citando la celebre reazione di Georges Jacques Danton alla lettura di condanna alla ghigliottina impartitagli dal Tribunale manovrato dall’ex amico Robespierre in quella Francia postrivoluzionaria dove il Terrore avrebbe preso il sopravvento su idealismi e amicizie del passato. 1993, seconda stagione della serie tv più nichilista, sexy ed elettrica del palinsesto italiano, comincia così. C’è ancora Giuseppe Gagliardi dietro la macchina da presa e i formidabili Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo alla sceneggiatura. Che scrittura intelligente. Che immagini tenebrose. Mentre il direttore della fotografia Michele Paradisi fa sempre più il Gordon Willis de Il Padrino, circondando i personaggi di un’oscurità che puoi quasi sentire insinuarsi nell’anima, assistiamo nei primi due episodi della serie Sky a un riaccendersi nervoso delle linee narrative conclusesi il 21 aprile 2015 sulla rete a pagamento e questo 7 febbraio 2016 su La7.

Leonardo Notte (Stefano Accorsi, ancora magistrale) è pronto con Dell’Utri a ideare Forza Italia mentre Silvio Berlusconi (immenso Paolo Pierobon) nicchia, guarda il culo delle hostess del suo jet privato, telefona incavolato al Processo del Lunedì di Biscardi e rosica perché l’Olympique Marsiglia batte il suo Milan nella finale di Champions League (prima volta con il nuovo nome superando la Coppa dei Campioni) il 26 maggio 1993. Craxi è stato appena accolto fuori dall’Hotel Raphael con lo storico lancio delle monetine (30 aprile) perché, se ricordate la fine di 1992, le indagini di Mani Pulite erano riuscite finalmente a raggiungerlo. È il momento del “tutti contro tutti”. E l’ora in cui “forze oscure” si agitano alle nostre spalle per immaginare una nuova Italia sulle ceneri della Prima Repubblica. Seguiremo in questi primi due episodi il suadente Notte (ve lo ricordate che era un giovane comunista extraparlamentare, saputello e quasi elfico, nel Movimento del 1977?), il distratto Silvio, il battagliero Di Pietro (in coppia quasi comica con il cocciuto Pastore malato di Aids di un pallidissimo Domenico Diele), l’atterrita showgirl Veronica Castello (Gagliardi quando inquadra la Leone inserisce sempre un pizzico di gotico, come se questa bellissima donna fosse già un fantasma imprigionato in un castello degli orrori), il burbero leghista Bosco (Caprino più pungente rispetto alla recitazione massiccia in 1992) e la giornalista repressa di sinistra Giulia (sorella di Veronica e pronta a fare subito da geisha a un rampante Bosco incontrato a una puntata di “Milano Italia” condotta da un finto Lerner tranne la voce; scena di sesso volutamente disturbante ben recitata dalla Radonicich che qualcuno accuserà di maschilismo).

E la “Bibi” Mainaghi della tanto discussa Tea Falco? Contenuta e meno esposta degli altri in questi due primi episodi, intrappolata in villa tra un fratello fuori di testa e il mellifluo mafioso installatosi in soggiorno del grande Gaetano Bruno. Questi due episodi, letteralmente, volano. Ma le ali sono nere e 1993 è un drago che si libra in cielo pronto a mangiarci il cuore dopo averci fissato, a lungo, con occhi di ghiaccio. Impressionante Gigi Marzullo nei panni credibilissimi di un se stesso di 24 anni fa (corredo genetico pazzesco per il nostro Gigi nazionale) pronto ad intervistare Veronica Castello a “Mezzanotte e dintorni” (bellissima scena). Il Pds è già pronto a fare la figura del partito di geniali presuntuosetti già convinti di vincere rappresentati, ovviamente, da D’Alema (Vinicio Marchioni, diciamo, lo ingentilisce) mentre i vecchi intellettuali maître à penser (l’Alberto Muratori chiaramente ispirato al compianto Giovanni Sartori) paiono facilmente ricattabili da un Notte, come sempre, senza scrupoli. E quelle bombe della mafia evocate anche da Lo chiamavano Jeeg Robot… sono pronte per esplodere colpendo un soggetto ben più mitologico dei politici ovvero colui che Gene Gnocchi già chiamava a fine anni ’80 dentro lo show “Emilio”: “Maurizio Costanzo Show”.

“Sarà uno splendido 1993” diceva Notte guardando il misterioso manifesto di “Fozza Itaia” in conclusione di 1992.

Dopo aver visto questi primi due episodi… condividiamo il suo ottimismo.