This is the way the world ends, Not with a bang but a whimper. La citazione di Eliot ripresa da Radcliffe nel finale di episodio si adatta abbastanza bene al finale di stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. Anche in questo caso, proprio nel momento in cui ci aspettavamo il botto, la conclusione è apparsa piuttosto soffocata e piccola, anticlimatica per certi versi rispetto a ciò che quest’ultimo, buon arco narrativo aveva lasciato immaginare. Qualche caduta nel melodramma, una nemesi sconfitta troppo velocemente, un cliffhanger che non lascia molto spazio alle supposizioni, anche se siamo contenti che lo show sia stato rinnovato. Un finale aperto così avrebbe gridato vendetta.

Dunque, dentro e fuori dal Framework, per salvare chi vi è rimasto ancora intrappolato e per impedire che la stessa realtà da incubo si manifesti anche nel mondo reale. Senza perdersi in chiacchiere, una Ophelia piuttosto fuori di testa decide di mettere in cattiva luce lo SHIELD, utilizzando i LMD per colpire direttamente Talbot (un colpo in testa che, ok, manda in coma il personaggio, ma a quel punto si poteva anche optare per qualcosa di meno violento ed esagerato). A farne le spese è Daisy, in qualità sia di membro dell’organizzazione che di Inumana. Quindi torna, anche se per poco, l’idea di pregiudizio e conflitto sociale che ha accompagnato tutta la stagione. Anche questa tuttavia, come tutto il resto, appare soffocata e costretta nelle maglie di una puntata che in 40 minuti deve risolvere più di quanto vuole raccontare.

Quando si prova a costruire qualcosa di più drammaticamente elevato, il senso di artificiosità è forte. Accade nella scena di presunta morte di Simmons. Ora, non è che la serie debba convincerci di qualcosa di così facile da prevedere, ma almeno Fitz, che interpreta quel momento ai danni di AIDA, dovrebbe, anche per dare un senso al suo addio a Ophelia, verso la quale dovrebbe comunque provare qualcosa.

Idem per il momento, troppo sopra le righe, di Yo-yo e Radcliffe nel Framework con la storyline di Mack e della figlia. Fuoriluogo il melodramma, intanto perché poco convincente (la bambina che origlia e si convince di non essere reale), poi perché troppo concentrato sulla vicenda di Mack che poteva essere risolta in precedenza. Apprezzabile l’idea di non riportare nessuno dei personaggi immaginari nella realtà, ma l’addio a Ward e Trip è stato forse troppo brusco così.

Sul versante action va un po’ meglio. Giusto il ritorno di Ghost Rider, e la scena di combattimento a due in cui Robbie e Daisy combinano le caratteristiche dei loro poteri è riuscita. Anche qui però l’apparizione del teschio infuocato funge da deus ex machina utile a stoppare i poteri di Aida, molto in difficoltà per tutto l’episodio e messa fuori gioco relativamente senza alcun problema. Dopo una costruzione così lunga e ragionata sul personaggio, che aveva anche avuto una sua bella evoluzione nel corso dell’ultimo arco narrativo, costruendo un rapporto finalmente umano con qualcuno, ci si aspettava qualcosa in più.

Funziona quindi a momenti alterni questo finale di stagione, in cui ci piace il momento in cui Daisy rievoca il momento in cui si era allontanata dalla squadra dopo la morte di Lincoln per evitare che Fitz faccia lo stesso errore. May e Coulson condividono un altro momento d’intimità (non è molto, ma considerati i due caratteri non si può chiedere di più per ora) e c’è qualcosa in quel pasto finale post-missione che ricorda l’epica scena allo Shawarma dopo Avengers. Cliffanhanger e finale spaziali, più in senso letterale che simbolico.