Nel ventiduesimo episodio della quinta stagione di Arrow, intitolato Missing e diretto da Mairzee Almas, il Team Arrow si riunisce per festeggiare il compleanno di Oliver: finalmente, la squadra sembra potersi godere un momento di quiete, vista la recente cattura di Adrian Chase alias Prometheus, il quale, dopo essersi arreso, è detenuto in carcere sotto stretta sorveglianza.

La scomparsa progressiva di alcuni membri del gruppo, però, inizia a insospettire i superstiti, vista anche la recente evasione di Black Siren (la Laurel Lance malvagia di una realtà alternativa). Il main villain di questa stagione ha infatti calato l’ennesimo asso nella sua manica, potendo contare anche su formidabili avversari. Chase sottopone Oliver a un crudele ricatto, chiedendogli di farlo evadere per salvare la vita dei suoi cari, compresa quella di suo figlio.

Nelle sequenze flashback ambientate cinque anni nel passato, invece, il protagonista deve vedersela con un redivivo Kostantin Kovar, che lo sottopone a indicibili torture sull’isola di Lian Yu.

Il penultimo episodio di questa stagione dello show propone un buon intrattenimento, sul livello delle puntate precedenti, che si basa però su una trama sì coinvolgente, ma anche incredibilmente prevedibile. Nessuno, infatti, aveva davvero creduto al fatto che Prometheus potesse cedere così facilmente, visto anche il fatto che mancavano ancora due episodi alla chiusura di questa – buona – annata. E infatti, così è stato, e tutto – ma davvero tutto – va come deve andare e come molti di noi saranno stati in grado di prevedere. Il fatto che una storia sia “telefonata” non la priva automaticamente di ogni valore, ma uno dei punti di forza del recente corso dello show è stata proprio la sua capacità di sorprendere il pubblico con diversi colpi di scena, alcuni discreti altri ben più distinti: in questo senso, dunque, Missing segna un po’ un simbolico “passo del gambero”.

Di contro, questo episodio funge bene da setting per il season finale, atteso tra una settimana, riportando in scena diversi personaggi da un po’ di tempo nelle retrovie di questo grande universo narrativo, tutti pronti a una conclusione che speriamo sia con il proverbiale botto.

Sotto l’aspetto registico e tecnico, Missing non ha destato praticamente nessuna sorpresa, proponendoci uno spettacolo puramente accademico, un compitino realizzato senza estro per essere sicuri di non sbagliare, in cui anche le sequenze d’azione appaiono più povere rispetto al solito, specie dal punto di vista delle coreografie e dell’effettistica (eccezion fatta per quella dell’evasione di Chase, abbastanza apprezzabile e con alcune inquadrature abbastanza d’impatto).

Nell’episodio preso in esame non vi sono specifici nuovi riferimenti all’Universo DC Comics a fumetti, salvo per il fatto che la trama appare chiaramente ispirata alla saga Justice League: Cry for Justice, in cui il villain Prometheus prende in ostaggio delle persone amate da Freccia Verde, costringendolo a superare il limite pur di fermarlo. La versione televisiva del protagonista, inoltre, è evidentemente nata in un giorno imprecisato di maggio – le serie TV dell’Arrowverse sono cronologicamente sincronizzate con la nostra realtà – cosa che lo differenzia dalla sua controparte a fumetti, nata il 9 dicembre – come specificato da un calendario ufficiale DC Comics del 1976 – ed è dunque non a caso del segno zodiacale del Sagittario.

Infine, come da tradizione, la penultima puntata di ogni stagione di Arrow prende il suo titolo da un brano del leggendario cantautore e rock star Bruce Springsteen: dopo Darkness on the Edge of Town, Streets of Fire, This Is Your Sword e Lost in the Flood, abbiamo Missing, canzone presente nell’album The Ghost of Tom Joad, in cui un uomo racconta della donna che ama e che l’ha lasciato, sperando malinconicamente che un giorno possa fare ritorno da lui.