Si respira un clima alla Batman Begins in questo ultimo arco narrativo della terza stagione di Gotham, con trame e sottotrame che rimandano senza mezzi termini a quanto visto nella pellicola diretta da Christopher Nolan. Se per l’addestramento nel monastero del giovane Bruce Wayne si poteva parlare di velato omaggio al lungometraggio, l’aver fatto coincidere nella forma e nelle intenzioni il piano finale della Corte dei Gufi con quello del Ra’s al Ghul di Liam Neeson ha reso evidente quanto gli autori abbiano intenzionalmente voluto creare un dualismo tra film e serie TV. Come avviene nella pellicola, in cui il capo della Lega delle Ombre cerca di “ripulire” Gotham utilizzando il gas dello Spaventapasseri, qui l’organizzazione criminale ha pianificato di fare lo stesso utilizzando però un composto – sempre in forma gassosa – creato da Hugo Strange partendo dal virus di Alice Tetch. Nonostante l’effetto déjà vu, questa trovata è stato un ottimo modo per collegare tutti gli elementi e i personaggi messi in gioco quest’anno, giustificando la loro presenza e inserendola in uno scenario più ampio.

Si respira un clima alla Batman Begins in questo ultimo arco narrativo della terza stagione di Gotham

Per quanto ben strutturato ai fini della trama generale, Light the Wick ha presentato alcune ingenuità di scrittura – o per meglio dire semplificazioni – che hanno minato la credibilità degli eventi proposti. La più significativa è stata senz’altro quella che ha visto Gordon entrare indisturbato nella casa di Kathryn senza troppi problemi e trovare al primo colpo ciò che stava cercando. Anche la ricomparsa sulle scene di Strange, che abbiamo appreso essere da sempre stato al soldo della Corte, è stata spiegata in modo frettoloso e approssimativo, nonostante il tempo per trattarla in maniera più dignitosa non sia certo mancato. Ora che la serie è stata ufficialmente rinnovata per una quarta stagione, ci aspettiamo che il prossimo anno gli autori scelgano di usare un approccio differente alla narrazione, cercando di limitare la carne al fuoco per cuocerla ne migliore dei modi possibili.

Grande nota positiva della puntata è stata invece il ritorno di Nathaniel Barnes, non tanto per le sue azioni in Light the Wick ma per ciò che potrebbe fare negli ultimi tre episodi dello show. Oltre a mettere a dura prova Gordon per la seconda volta, l’ex capitano del GCPD è infatti la persona adatta a porre fine all’inamicizia tra Jim e Lee, aprendo finalmente gli occhi alla donna su quanto possa risultare pericolosa una persona infetta dal sangue di Alice Tetch. Parlando del personaggio, ci fa piacere sottolineare come le scene di cui è stato protagonista, ambientate in un laboratorio in disuso della Wayne Tech, abbiano goduto di una messa in scena davvero efficace, tra le migliori viste finora nella serie.

Tralasciando la miracolosa quanto prevedibile guarigione di Selina grazie alle piante di Ivy, vogliamo chiudere questa recensione con una breve riflessione sull’evoluzione della sottotrama riguardante Pinguino. Dopo avercelo mostrato impiegato per un intero episodio ad assemblare una gang di freak per vendicarsi sull’Enigmista, il finale di Light the Wick ha lasciato presagire che i due saranno costretti a collaborare per fuggire dalla prigione in cui li ha rinchiusi la Corte. Benché questa situazione apra scenari interessanti e di sicura presa sul pubblico – i due personaggi fanno faville quando sono contrapposti, il pericolo che la rivalità tra Oswald ed Edward possa concludersi a tarallucci e vino è molto alto, vanificando così quanto di buono fatto finora e rendendo totalmente inutile la puntata della scorsa settimana. Confidiamo che gli autori abbiano in serbo qualche asso nella manica che possa stravolgere questa ipotesi, perché terminare con una stretta di mano e una pacca sulla spalla quello che a oggi è il miglior rapporto antagonistico della serie sarebbe davvero un grosso peccato.