La differenza quando Shonda Rhimes ama un personaggio di Grey’s Anatomy si vede enormemente: Stephanie Edwards, con l’episodio finale di questa stagione, si congeda dallo show e il suo addio non poteva essere migliore. Proprio quando tutti ci aspettavamo che la creatrice della serie avesse trovato un nuovo modo doloroso e contorto per disfarsi anche di questo personaggio, veniamo invece sorpresi dall’impossibile. Sì, impossibile, perché ovviamente il fatto che la Edwards sia scampata a quella terrificante esplosione senza avere il 99,9% del corpo ricoperto di orrende ustioni è quanto meno azzardato, ma questo dopotutto è Grey’s Anatomy e non sempre questo genere di cose contano. Ciò che conta è che il valente chirurgo lasci il suo posto alle sue condizioni, senza rimpianti e soprattutto dopo aver salvato e combattuto come una leonessa per la vita della sua piccola paziente Erin. Non c’è dubbio che – al di là del realismo degli eventi – sia un piacere che un personaggio così forte abbia avuto l’opportunità di non diventare solo un altro nome nella lunga lista di morti che accompagna lo show, in molti  pensavano che il personaggio interpretato da Jerrika Hinton meritasse di meglio e fortunatamente gli autori non hanno deluso le aspettative, riuscendo a rendere più che plausibile la decisione finale della brillante dottoressa. Che in lei qualcosa fosse cambiato era ormai evidente da qualche tempo, Stephanie sembrava sempre più stanca e nervosa, come se la vita all’interno del Grey Sloan Memorial le andasse ormai stretta, il fatto quindi che quanto accaduto le abbia fatto finalmente prendere coscienza di cosa davvero volesse dalla vita, è il modo perfetto di congedarsi da lei. Fin da bambina, prima come paziente e poi come medico, Stephanie è vissuta all’interno di un ospedale e per essere il genere di chirurgo che siamo certi, nel futuro, potrà diventare, era giusto che spiegasse le ali e si allontanasse per un po’ da un ambiente che tanto ha influito sulla sua vita, nel bene e nel male. Ed il fatto che lei ringrazi Richard di averle insegnato ad essere non solo un bravo medico, ma anche una persona migliore è solo la perfetta quadratura del cerchio, un modo per dare anche al dottor Webber il riconoscimento che merita, soprattutto dopo una stagione in cui il suo percorso di mentore è stato spesso messo in discussione.

A proposito di questo, l’ultimo incontro tra Richard, la Bailey ed Eliza Minnick è di quelli che non scorderemo. Nel momento in cui la Minnick lamenterà il fatto che il protocollo con Stephanie non sia stato seguito e che solo per questo la dottoressa ha rischiato la vita, gli occhi di Miranda, finalmente, si apriranno e si renderà conto quanto strette le vedute di Eliza siano e soprattutto quanto inapplicabili alla realtà. Il fatto che a Stephanie sia stato concesso di tornare a praticare tanto presto, ha solo creato una serie di eventi che le hanno permesso di essere al posto giusto nel momento giusto ed affrontare un criminale e salvare la vita di una bambina che altrimenti sarebbe finita nella mani di uno stupratore seriale. Come finalmente la Bailey ammetterà, per quanto i protocolli siano importanti, essere bravi insegnanti significa rendersi conto di avere a che fare con degli essere umani, non dei robot, che navigano attraverso la vita con sulle spalle il bagaglio delle proprie esperienze pregresse. Insegnare a questi giovani dottori come praticare questa delicata professione, significa quindi renderli indipendenti, forti e capaci di reagire ad ogni avversità, tenendo comunque conto della loro individualità, una cosa che la dottoressa Minnick aveva già dimostrato, nel passato, di non aver compreso e che in questa particolare circostanza le costerà il posto di lavoro. Non sappiamo se rivedremo il personaggio nella prossima stagione, ma anche la sua relazione con Arizona sembrava talmente forzata e poco genuina che, nel caso in cui Eliza abbia dato un definitivo addio allo show, non saranno probabilmente in molti a rimpiangerla.

Qualche dubbio, qualche serio dubbio, lo abbiamo invece nei confronti di questa strana relazione tra Jackson e Maggie che, evidentemente, gli autori vogliono esplorare. Per quanto il pubblico ne sappia Jackson ed April sembravano essere di nuovo in ottimi rapporti e sulla via della possibile ricostruzione del loro rapporto, questa cosa però sembra essere stata improvvisamente dimenticata, senza dare troppe spiegazioni. Per questo – probabilmente – la rivelazione che si potrebbe formare una nuova coppia ci appare davvero strana, tuttavia solo nella prossima stagione potremo davvero capire che direzione intendono prendere gli autori per quanto concerne il rapporto tra Jackson e Maggie. L’unica speranza è che ci venga risparmiato il trito stratagemma del triangolo amoroso.

Ultimo, ma non ultimo, c’è la storyline legata al ritorno di Megan nella vita del fratello Owen e di Riggs. Non sempre possiamo dirlo, perché spesso l’atteggiamento di Meredith è stato discutibile ed egoista (e non solo in questa stagione), ma poter assistere al modo in cui rivela a Riggs che Megan è viva e soprattutto vedere la sua risposta alla reazione inizialmente scioccata e poi entusiasta di Nathan è stato un vero di piacere. Non possiamo che apprezzare la scelta degli autori di non essere caduti nel cliché del dramma della donna combattuta all’idea di perdere qualcuno con cui aveva, faticosamente e dopo tanto tempo dalla morte dell’amore della propria vita, deciso di allacciare una relazione. Meredith invece comprende fin dall’inizio la portata di quanto sta accadendo a Riggs, la possibilità che il sogno che entrambi anno si realizzi, quello di svegliarsi e accorgersi che la persona che amano non è morta davvero, ma condivide ancora con loro la vita. Il genuino entusiasmo di Meredith per Nathan è insieme un inaspettato e piacevole, perché lei capisce davvero il miracolo che è appena avvenuto. Anche la reazione di Owen  e di Amelia è stata ben concepita dagli autori: quel distacco di lui, il sentire le voci di chi gli parla come un eco lontana, il vedersi come se fosse distaccato dal suo stesso corpo, sono effetti che ben rendono la sensazione dello shock che il dottor Hunt deve provare alla notizia che la sorella è viva, che è stata prigioniera per anni e che deve aver superato sofferenze indicibili per sopravvivere. Owen Hunt è lui stesso un uomo che deve ancora combattere il suo stesso disturbo post-traumatico da stress e una notizia del genere, per quanto miracolosa, non farà che alimentare il suo senso di colpa, la sua costante paura di non aver fatto abbastanza, di non essere abbastanza, alimentata, tra l’altro negli anni, da rapporti affettivi combattuti e difficili con donne che sembrano decise a rifiutare una parte di lui tanto importante come il suo desiderio di paternità. Questa sarà certamente una trama molto interessante da seguire il prossimo anno e non vediamo l’ora di poter conoscere Megan Hunt, una donna che, già lo sappiamo deve essere forte e determinata per essere uscita viva dall’orrore che avrà vissuto, come d’altronde molti dei personaggi femminili di questa serie.