La caduta del titolo del penultimo episodio stagionale per Better Call Saul è il colpo di coda di una stagione che, giocando su ritmi volutamente lenti all’inizio, ha costruito il terreno per svolte importanti. Queste non risparmiano nessuno, si parla di legami recisi, di professionalità che vengono immolate sull’altare delle necessità, di contatti familiari irriconoscibili. Poco rimane a riscattare moralmente un gruppo di personaggi comunque non detestabili – quasi tutti almeno – né incredibilmente malvagi. Ed è in queste sfumature, centellinate situazione dopo situazione, svolta dopo svolta, che Better Call Saul ha costruito la base per tutto ciò che emerge in Fall.

Jimmy, sempre più Saul, ha la necessità di sbloccare l’affare della Sandpiper, portando ad una rapida risoluzione la class action per poter incassare quanto dovuto. Ci riesce in conclusione, ma a farne le spese sarà la povera vecchina Irene, per la quale sarà impossibile non provare una certa compassione a scapito di Jimmy. La scrittura gioca sul grottesco, sulla nostra consapevolezza e, nemmeno a dirlo, sui più piccoli dettagli (Jimmy reca un dono e addirittura esclude un biscotto perché imperfetto). Eppure tutta la sottotrama, che si conclude come atteso, ha un valore più intenso se commisurata al peso crescente dell’immoralità nei gesti di Jimmy. Tutto nella terza stagione tende a questo momento, con il rifiuto di quei piccoli paletti che ancoravano il protagonista ad una moralità, con un’escalation sempre più forte nelle prevaricazioni.

La scena del bingo e il ritorno delle vecchiette ingenue potrà farci sorridere, ma è un sorriso amaro. Non siamo più dalla parte di Jimmy. Non che prima fosse sempre dalla parte della ragione, anzi. Ma ha ragione Howard nel momento in cui gli parla a viso aperto: la sua è solo avidità, e il gioco della manipolazione che tanto ci ha divertito ora rivela la sua faccia più oscura e corrotta. Jimmy non è Walter, ma lo stampo è lo stesso, la costruzione di una maschera così solida da diventare indistinguibile dal volto che c’era sotto un tempo è uguale.

Si parla quindi di legami recisi (Jimmy non vuole più sentire il nome di Chuck) e di sicurezze che crollano, di vittorie che somigliano a sconfitte. Appunto Chuck, che nel momento in cui avrebbe anche per vie traverse ottenuto ciò che vuole, si vede allontanare dalla HHM e dai suoi soci di sempre perché ormai inaffidabile. Infine, come diceva Jimmy, è rimasto solo. Se il penultimo episodio stagionale ha il compito di lanciare il finale e costruire la tensione, Better Call Saul lo fa a modo proprio. Riesce a giocare in sottrazione quando necessario, sapendo che una vittoria (quella di Jimmy in questo caso) può valere come una sconfitta, e che momenti apparentemente più rilassati, come quello di Mike, sono anticipazioni di tempi oscuri a venire.

E poi ci sono i piccoli momenti, le piccole esplosioni emotive, come quella che vede Nacho confrontarsi con suo padre, scena intima e molto forte. La stessa storyline di Hector potrebbe arrivare alla risoluzione attesa. Tutto questo in un episodio di grande impatto emotivo, viscerale nei suoi momenti migliori, capace di giocare sul non detto per tutta la sua durata per poi lasciar andare tutto ferocemente in un incidente d’auto che è anche l’emblema di personaggi che pretendono di superare ogni limite e non accettano cinture di sicurezza.