Come al solito, Fargo è molto di più di ciò che racconta, ed è così che, nel momento in cui ci troviamo a due episodi dal finale di stagione, forse del finale di serie, ecco che lo show di FX lancia la sua provocazione più grande. Sono i classici “frammenti di una cronologia del caso” che stavolta si vanno a scomporre e ricomporre secondo riferimenti più o meno alti, più o meno attinenti all’universo coeniano. Non tutto è chiaro, quasi nulla è semplice, ma tutto è sempre stimolante e affascinante. Questo è Who Rules the Land of Denial?, ottavo episodio della terza stagione.

Si riparte dall’assalto da parte degli uomini di Varga al furgone che trasporta, tra gli altri, Nikki e la vecchia conoscenza Mr. Wrench. Una maschera da lupo che rievoca la grande allegoria di Pierino e il lupo utilizzata nelle puntate precedenti è il punto d’inizio di una caccia serrata nei boschi. Ci sarà modo per Nikki di intavolare discussioni non convenzionali con Wrench, e anche qualche attimo di ripensamento e forse senso di colpa per quanto avvenuto a Ray. Sentimenti dei quali ci fa piacere ricevere una conferma, dato che finora il rapporto tra Ray e Nikki era rimasto un po’ ambiguo, quantomeno da parte della donna.

La fuga viene raccontata in un blocco senza interruzioni che occupa circa metà episodio. Buio, sanguinolento, carico di tensione. Qualcosa che, volendo fare un riferimento all’universo dei Coen – e non sarà l’unico – ci rimanda ai fuorilegge in fuga di Fratello, dove sei?, ma che ha anche qualcosa di La Parete di Fango ed Essential Killing. Solito sottotesto grottesco nel momento in cui alcuni incauti viandanti finiranno coinvolti nella mischia sanguinaria. La scrittura trova poi anche il modo di spostare il focus sui cacciatori stessi. Quindi DJ Qualls che interpreta un uomo che appare nei credit come Golem, riferimento all’ebraismo (il fatto che tradizionalmente la creatura sia di argilla può avere un collegamento con la morte splatter del personaggio?).

E poi c’è Yuri che vive un doppio momento di realizzazione, nel momento in cui riconosce il nome Helga tatuato sul braccio del collega, nome di una donna che ha ucciso e che veniva citata nell’ormai lontanissimo prologo del primo episodio. Li ritroveremo, sia lui che Nikki, in un bowling ai confini del mondo. Qui i riferimenti si sprecano. Non può che venire in mente il personaggio di Sam Elliott in Il Grande Lebowski, che qui avrebbe le fattezze di Ray Wise. Praticamente, il valore metanarrativo  di quella situazione nel film (parodia del noir), qui ha invece un valore sovrannaturale. Inserisce in Fargo, nella nostra cara “storia vera”, una dimensione particolare, di confessione e confronto con se stessi, un limbo se vogliamo.

Il personaggio di Paul Marrane (ci fa piacere vedere Wise al di fuori di Twin Peaks) era già apparso nell’episodio The Law of Non-Contradiction. Una volta tanto, il caso assurdo lascia il posto a qualcosa di più ragionato e segreto, forse un osservatore che, come un elemento interno ed esterno alla storia al tempo stesso, può interagire con i personaggi. Si parla di reincarnazione, e ci sarà un momento di confronto con se stesso da parte di Yuri.

È tanto, ma non è tutto. C’è un salto temporale nel momento in cui Sy viene messo fuori gioco da Varga (che nell’episodio racconta anche la storia del soldato Hiroo Onoda). Tre mesi dopo, la vicenda umana di Emmit viene scandita dalle note del Faust – che nel suo caso sono molto calzanti – e tutto si chiuderà con una confessione a Gloria.