Il termine aporia definisce una situazione indecidibile, bloccata tra due stati apparenti di verità che sono in contraddizione tra di loro, ma tra i quali non si riesce a scegliere. Ad esempio, per quel che potrebbe interessarci, “questa è una storia vera” e “questa NON è una storia vera”. Date diverse premesse, diversi significati, diversi livelli di verità, potremmo provare a sciogliere questo problema, che in Fargo è sempre stato centrale. In generale la serie di FX ha sempre giocato, a partire dai titoli, con aporie e antinomie varie. Ricordiamo The Crocodile’s Dilemma, Who Shaves the Barber?, ma anche The Law of Non-Contradiction.

Ora, ammettiamo di voler dare per buono quello che ci dice la serie nei titoli di testa da circa tre anni. Anche se noi sappiamo che, logicamente, questa non è una storia vera, il senso della verità che quindi ci condurrebbe ad una risposta opposta può essere trovato solo a livello metanarrativo. Fargo ci spinge a credere, contro ogni logica stringente ed evidenza dei fatti, che è quello il percorso che dobbiamo seguire per sbloccare lo stallo. La scrittura mette in bocca ai suoi personaggi concetti come verità e menzogna, si parla di postverità e percezione del reale, tutto lavora in funzione di quella dichiarazione di inizio episodio. Quindi, se una risposta esiste, va definita a partire da un livello metanarrativo.

“A lie is not a lie if you believe it’s true”

Ennesimo esempio di quello che dicevamo sopra che si ritrova nel penultimo episodio della stagione, intitolato proprio Aporia. Dopo aver assistito a un omicidio che troverà una motivazione – grottesca come tutto il resto – nel corso dell’episodio, ritorniamo alla confessione di Emmit di fronte a Gloria. L’uomo ha rimpianti per gli errori di una vita, cerca uno spiraglio di salvezza per sé e di logica per il mondo che lo circonda, ma qualcosa o qualcuno si metterà in mezzo. L’episodio corre tra queste due storyline che si ritrovano in qualche modo nel finale, ed è sempre il diabolico Varga, i cui denti ritornano quasi a divorare Emmit in una sovrapposizione molto ispirata, il punto centrale del gioco.

Varga che per la prima volta in assoluto si trova sotto scacco da parte del fantastico duo Nikki e Wrench. Uomo privo di morale, sentimenti e affetti, Varga può essere colpito solo dove gli importa di più, nel potere e negli affari. C’è una bella partita a scacchi mentale tra lui e Nikki in cui, appena il primo sembra essere passato in vantaggio, ecco che la seconda si rifà sotto anticipando le sue mosse. Il cliffhanger finale è collegato a tutto questo, e possiamo sperare, se non in una totale vittoria del bene, quantomeno in una sconfitta del male.

Si tratta di una scrittura che non risolve e delega, si spera, questo compito al finale di stagione. Ma è anche vero che il gioco dei rapporti sale su un livello successivo, e viene chiesto qualcosa in più a chiunque. Tutti sono più vulnerabili perché tutti si espongono maggiormente. Varga smette di essere l’eminenza grigia o, come verrà definito da Gloria, il burattinaio che muove i fili di tutto. Emmit ormai è crollato del tutto, la stessa Gloria si concede un momento di totale apertura con la collega. Crolli emotivi che, a un passo dal finale, ci stanno e ci raccontano di personaggi pronti all’ultimo confronto. Il tutto in un episodio come al solito ben strutturato e ben diretto. Particolarmente d’impatto la musica.