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Fear the Walking Dead 3×03, “Teotwawki”: la recensione

Nel terzo episodio di Fear the Walking Dead scopriamo più dettagli sulla famiglia di Otto, sul passato di Jeremiah e quindi sulla genesi del ranch. Nonostante fosse piuttosto prevedibile un episodio di questo tipo, cioè che introducesse il mondo tematico della terza stagione, quello che sono riusciti a fare gli autori della serie questa volta è piuttosto interessante e seppur a volte il ritmo non abbia aiutato l’episodio ad essere fluido, alcune scelte intriganti di sceneggiatura hanno compensato la riuscita generale di un episodio “filler” come questo. Non ci aspettavamo nulla di diverso, specialmente dopo una season premiere piuttosto frenetica; si tratta del classico episodio post-mortem che serve a delineare nuovamente le linee di confine per preparare i personaggi, e di conseguenza il pubblico, per ciò che verrà. Jeremiah Otto ha un passato difficile, vendeva, se così possiamo dire, corsi di sopravvivenza ancor prima che il mondo finisse nel baratro più assoluto. Così come tanti altri personaggi dell’era post apocalittica, anche Jeremiah sogna un riscatto e non solo per se stesso ma anche per suo figlio Troy e per la sua gente. È un po’ una storia che si ripete ma stavolta c’è qualcosa di più, o almeno gli elementi che la compongono sono peculiari e quasi divertenti. A partire dalle cassette di televendita che tutti gli invitati al ranch devono vedere quasi come fosse un regolamento da rispettare per una buona convivenza. Ma poi ci sono anche le cassette nascoste, quelle che raccontano il dietro le quinte, sono i contenuti extra che non ci aspettavamo di trovare così facilmente. Quasi fossimo di fronte ad una soap-opera, Madison viene colta in flagrante da Jeremiah che a quel punto è costretto a raccontare un po’ di più della sua storia, delle sue radici, nonostante qualche istante prima avesse preso le distanze da lei in maniera piuttosto drastica. Madison e Jeremiah, due personaggi all’apparenza molto differenti ma che in realtà si somigliano in quelle cose che li distinguono maggiormente. Lei è sempre attenta, quasi cinica in alcuni contesti, determinata e schietta quando c’è da esserlo. Lui è misterioso, ha un passato difficile e cerca forse nei modi sbagliati di proteggere i suoi figli. Questi sono gli ingredienti necessari che fanno preannunciare una guerra fatale.

Nel frattempo mentre Luciana è ancora ammanettata e in fase di guarigione, Nick fa fatica ad ambientarsi e a trovare una ragione per restare nel ranch. In questo grande cerchio della terza stagione il posto giusto per lui è inevitabilmente a fianco di Troy, nel bene o nel male questi due personaggi sono complementari e per poter funzionare questa storia ha bisogno che i due si scontrino e che trovino dei punti in comune per sentirsi simili. Per Jeremiah e per Madison i due rappresentano la stessa cosa, per noi invece sono un’unione sì scontata ma al contempo necessaria. A volte infatti le cose più prevedibili sono anche le più giuste, specialmente quando si inizia a raccontare una nuova storyline – un ottimo risultato lo si ottiene poi attraverso tutte quelle scelte che verranno prese in futuro. Al momento le aspettative non sono per niente basse. Nel frattempo Alycia entra nel gruppo di preghiere del ranch, un gruppo piuttosto particolare che ha scelto l’argomento più sicuro per ingannare coloro che credono ma che non guardano fino in fondo. È interessante il modo in cui Fear the Walking Dead racconta di tutte quelle sfumature che possono esistere in un mondo malato e ormai finito – un mondo nel quale tutti avrebbero bisogno di uno psicoterapeuta per accettare tutto senza che ci siano delle ripercussioni fisiche e mentali. E il gruppo di finte “preghiere” ha trovato un modo per esorcizzare il male, per famigliarizzare con esso. Una testa di un’errante è quanto di più utile, divertente e spaventoso potesse esserci, specialmente per un gruppo di ragazzi che da un momento all’altro si è ritrovato senza nessun punto di riferimento.

Due elementi aggiuntivi ed essenziali si uniscono a tutto questo, la storyline di Strand (con l’arrivo improvviso di Daniel Salazar) e la presenza nascosta e misteriosa di un nemico che è alle porte del ranch. Ciò che colpisce di questo episodio è proprio il tema del passato che ritorna sempre a fare visita – ossia, le conseguenze delle tue azioni vengono a bussarti anche quando tutti gli altri sono ormai morti. Dopo aver lasciato l’albergo per un motivo piuttosto debole, David Strand torna da un suo vecchio amico, Dante. Questi, dall’alto di una diga, fa pulizia e punisce i peccatori quasi fosse un restauratore e dopo una divertente chiacchierata dal tema “reunion”, anche David diventa un membro della sua lista. È chiaro che il misterioso passato di David debba essere ancora esplorato e il modo in cui gli autori stanno unendo i vari punti, senza troppi momenti espliciti in cui i personaggi fanno lunghi monologhi in cui spiegano la storia, convincono e sono di buon auspicio. Un sette e mezzo quindi ad un episodio che con intelligenza e scaltrezza racconta cose che abbiamo già visto e sentito mille volte.

Per confrontarvi con altri appassionati della saga, vi segnaliamo la pagina Fear the Walking Dead