Serialità televisiva, qualità e tv di Stato. Tre fattori che è difficile veder comparire nella stessa frase, ma a quanto pare non impossibile: Non uccidere, pronta a tornare stasera sul piccolo schermo con la sua seconda stagione, ne è un chiaro esempio.

Ideata dal produttore Lorenzo Mieli e da Claudio Corbucci, è un crime di chiara derivazione nordeuropea, in cui i singoli casi di ogni puntata – variegati e qualitativamente molto distanti rispetto a quelli che siamo abituati a vedere solitamente nelle serie tv nostrane – si innestano su una trama orizzontale. Protagonista delle vicende è Valeria Ferro, ispettore della Squadra Omicidi della Mobile di Torino, con il volto pallido di una sempre più brava Miriam Leone, divisa tra i delitti che è chiamata a risolvere e un oscuro passato familiare che riemerge prepotentemente nella sua vita. Se la prima stagione affrontava l’improvvisa ricomparsa della madre della ragazza, tornata in libertà dopo aver scontato vent’anni di carcere per l’omicidio del marito, la seconda è tutta incentrata sulla morte della donna, un evento che divide nuovamente la famiglia Ferro e culmina con la caduta di Valeria in una pesante depressione.

Non uccidere ha segnato un grande passo avanti nella produzione seriale targata Rai, non solo per quanto concerne la scrittura, ma anche e soprattutto per quanto riguarda l’aspetto tecnico. La serie è infatti caratterizzata da una regia solida e minuziosa – tra le tre che si alternano in questa prima trance di episodi, la migliore appare quella di Lorenzo Sportiello – e dalla fotografia patinata di Timoty Aliprandi e Riccardo Topazio,  più vicina a quella delle produzioni targate Sky che a quanto solitamente proposto dalla tv di Stato. Non è un caso che il regista della prima stagione dello show sia stato Giuseppe Gagliardi, dietro la macchina da presa di 1992 e 1993, produzioni da cui Non uccidere ha attinto a piene mani per assemblare il cast di protagonisti e comprimari.

Oltre alla Leone, un volto su cui la tv fa bene a puntare, tra gli attori spiccano Matteo Martari e Thomas Trabacchi, pilastri maschili della serie nei panni di Andrea Russo e Giorgio Lombardi, che nella seconda stagione decidono di seppellire l’ascia di guerra – entrambi sono innamorati di Valeria – per cercare di scoprire l’assassino della madre dell’ispettrice Ferro. Ottime anche le prove di Riccardo Lombardo, Luca Terracciano e Davide Iacopini, nonostante i loro personaggi appaiano più defilati rispetto alla precedente stagione. Importante defezione di questi nuovi episodi è quella di Gigio Alberti, interprete dello zio della ragazza, presente solamente nelle prime due puntate, le uniche a concentrarsi quasi esclusivamente sulla trama orizzontale.

Dopo una partenza in sordina, Rai sembra ora voler davvero puntare su Non uccidere, tanto da “promuoverla” dalla terza alla seconda rete, più giovane e sperimentale rispetto a Rai 3, nonché casa ufficiale del crime e del poliziesco, avendo recentemente ospitato gli apprezzatissimi L’Ispettore Coliandro e Rocco Schiavone. L’indubbia qualità della serie è comprovata anche dal fatto che sia stata scelta per lanciare il servizio anteprima di RaiPlay, pronto a seguire la strada del bingewatching aperta dai vari Netflix e Amazon Prime rilasciando integralmente tutte le puntate di uno show in anticipo rispetto alla messa in onda.

La prima parte della seconda stagione di Non uccidere, composta da dodici episodi da cinquanta minuti, va in onda a partire da questa sera ogni lunedì alle 21.15 su Rai 2. I restanti dodici episodi andranno in onda in autunno.