A cura di Fabio Canonico di BadGames.it

È difficile considerare la prima stagione del Castlevania di Netflix come un qualcosa di più di un antipasto. Ricco, gustoso, stuzzicante, vario, ma pur sempre un antipasto, un gettare le basi di quanto dovrà ancora venire, che pensiamo possa essere molto, moltissimo, visto il poco (ma per fortuna non pochissimo) narrato nei quattro episodi da venticinque minuti ognuno. Cento minuti all’interno dei quali la storia scritta da Warren Ellis è distribuita in maniera non del tutto convincente, ma che hanno il grande pregio di dare una interpretazione della saga videoludica coerente alle sue basi, pur innestandovi nuovi argomenti, nuovi conflitti. È quindi ancora un racconto nel quale il bene affronta il male, ma ci sono un bene, almeno inizialmente, frustrato, fiacco, poco volenteroso, ed un male che alberga più negli uomini, in special modo nella chiesa, che nei demoni e nei mostri al servizio di Dracula.

La narrazione è cronologica e lineare, ed è per questo motivo che viene presentato praticamente all’inizio uno degli episodi più importanti e definitori nella mitologia della serie di Konami, ovvero l’incontro tra un Dracula già vampiro, ma non ancora signore delle tenebre, e la sua futura sposa, Lisa, senza riservare il giusto spazio alla maniera nella quale il loro amore cresce. Si passa quindi dal Dracula innamorato e dimentico della sua avversione verso i mortali al Dracula infuriato e intenzionato a distruggere l’umanità, per motivi che vi lasciamo scoprire, in maniera troppo improvvisa, anche rispetto al contenuto minutaggio del primo episodio. E qui finisce il Dracula attore, che da lì in poi praticamente non si vede. Ciò che si vede sono gli effetti della sua maledizione, ovvero la morte e la devastazione provocati dal suo esercito di orrori. La violenza non è in alcun modo edulcorata, gli sgherri di Dracula ammazzano, decapitano, mutilano, mentre gli uomini scappano, terrorizzati, inzuppati da una pioggia di sangue, nella scena di maggior impatto della stagione.

In quella che è la reinterpretazione di Castlevania III: Dracula’s Curse compaiono i protagonisti del videogioco uscito su NES, Trevor Belmont, Sypha Belnades, Alucard, manca per ora all’appello Grant Danasty. E’ ovviamente Trevor Belmont il vero protagonista della serie, colui che nella mitologia fu il primo della sua stirpe ad affrontare e sconfiggere Dracula, ma che nelle prime fasi è poco più che un cialtrone senza scopi, dedito all’ubriachezza, capace anche di buscarle da un gruppo di contadini. Come Dracula Trevor subisce, ed è il verbo esatto, una trasformazione troppo improvvisa, torna ad essere nel momento del bisogno un cacciatore di vampiri, sul quale comunque grava il peso della tradizione della sua famiglia. Eroe suo malgrado, uccide le bestie di Dracula, ma è sugli uomini che riversa il suo vero odio, perché sono loro ad attirare il male, con le loro azioni, con la cecità di una chiesa i cui componenti non mostrano nemmeno quella labile traccia di umanità presente persino in Dracula.

A intrigare lo spettatore, più di una narrazione come detto strana, che molto compatta in poco tempo, e più di dialoghi comunque curati e per nulla banali, ci sono i momenti d’azione, nei quali Trevor mostra le sue abilità, in innumerevoli modi che strizzano l’occhio al videogiocatore, nell’utilizzo della frusta, dello stesso armamentario secondario presente nei titoli della serie, tra coltelli, asce, acqua santa, nel correre e saltare, nell’affrontare un enorme mostro, liberando Sypha esattamente come avviene in Castlevania III: Dracula’s Curse. Peccato che quando le cose iniziano a farsi davvero intense, con l’introduzione di Alucard, la stagione finisca, delegando al futuro (2018, pare), il grosso, ovvero la battaglia degli eroi contro Dracula.

Incalzante nel ritmo, pur troppo condensato, intrigante nello stile visivo, con personaggi ben tratteggiati e animati, fondali evocativi ed un apprezzabile gusto per il gore, sorprendente in positivo nel doppiaggio originale, in negativo nelle voci in italiano di alcuni personaggi (Dracula su tutti), a Castlevania manca solo la tormentata epica presente nella serie videoludica per convincere appieno. È francamente difficile immaginare che possa venir fuori in futuro, all’interno di un minutaggio così ridotto, ma è anche vero che, svolte le doverose presentazioni ed introdotte le basi della storia, quanto deve ancora venire potrà essere indirizzato a tale obiettivo. Non ci resta che attendere.