Dopo averci giocato per tutta la stagione, la tanto sbandierata rigenerazione del Dottore interpretato da Peter Capaldi alla fine non è avvenuta. Tutto è rimandato di qualche mese, più precisamente all’ormai consueto speciale natalizio, episodio che segnerà l’addio definitivo alla serie anche dell’attuale showrunner Steven Moffat, al timone di Doctor Who da quasi dieci anni. Una dipartita, quella di quest’ultimo, necessaria per dare nuova linfa al serial targato BBC, giunto con questa stagione al punto più basso dal suo ritorno sugli schermi del 2005.

La trama imbastita da Moffat per questa stagione è apparsa confusa e poco convincente, portata avanti a suon di colpi di scena unicamente dalle ottime prove attoriali dei protagonisti

La trama imbastita da Moffat per questa stagione, che ha visto il Dottore fronteggiare due incarnazioni del Maestro e approfondire – a spese della sua nuova companion – le origini dei Cyberman, è infatti apparsa confusa e poco convincente, portata avanti a suon di colpi di scena unicamente dalle ottime prove attoriali dei protagonisti. Ed è un peccato perché le premesse erano ottime, con un Twelve nuovamente al centro della scena, una compagna di viaggio diametralmente opposta a Clara e un mistero di fondo – quello del caveau – che aveva fin da subito mandato in fibrillazione i fan come non succedeva da anni. Tutto questo si è però sgretolato dopo i due ottimi primi episodi, lasciando il campo a una scrittura stanca e appesantita, forse cosciente di non poter replicare l’apice emotivo raggiunto nella stagione precedente e nello speciale dedicato a River Song.

Tirando le somme, di questa decima stagione di Doctor Who si salvano principalmente tre cose. La prima è ovviamente Peter Capaldi, un attore nato per ricoprire il ruolo del Dottore, che si è riconfermato in grado di reggere unicamente sulle proprie spalle il peso di ogni episodio, riuscendo con la sua espressività e la sua verve a rendere piacevoli anche le battute e le situazioni meno riuscite. La seconda è il personaggio di Nardole, brillantemente interpretato da Matt Lucas e già co-protagonista degli ultimi due speciali natalizi, apparso come un perfetto contraltare al vulcanico temperamento del Dottore. Per ultimo si salva l’arco narrativo incentrato sulla Missy di Michelle Gomez, unica costante nelle tre stagioni con protagonista Capaldi nonché perno centrale di quest’ultima, che ne ha concluso il percorso evolutivo con una sorta di pentimento in extremis. Parlando della nemesi del Dottore, impossibile non citare quello che è stato senza ombra di dubbio il punto più alto della stagione, ovvero la ricomparsa sulle scene dell’incarnazione del Maestro interpretata da John Simm, che abbiamo scoperto essere la mente dietro alla creazione dei Cyberman e – forse – la rigenerazione precedente a Missy.

Quello di Simm non è stato però l’unico ritorno sconvolgente che Moffat ha voluto regalare ai fan prima di abbandonare la direzione dello show. La decima stagione si è infatti conclusa con l’inatteso incontro tra il dodicesimo Dottore e la prima incarnazione di se stesso, originariamente interpretata da William Hartnell e qui con il volto di David Bradley, che aveva ne qualche modo già vestito i panni nel film tv An Adventure in Space and Time del 2013. Viste le innumerevoli similitudini tra le due versioni del Dottore, è molto probabile che sarà proprio One a far accettare a Twelve l’idea della rigenerazione, ma per scoprirlo dovremmo attendere fino a Natale 2017, giorno d’uscita dell’ultima avventura di Doctor Who con protagonista Peter Capaldi.