Il titolo del quarto episodio di The Mist, Pequod, si riferisce alla nave su cui il capitano Ahab dava la caccia alla balena bianca Moby Dick. Il riferimento è rafforzato dalla presenza, a un certo punto, di un fucile-arpione con cui due giovani poco svegli decidono ancora una volta di provocare il male che si annida all’esterno. Più in generale, è il simbolo di una natura che non si lascia imbrigliare dall’uomo e che rimane misteriosa e inafferrabile. Tanto era dovuto come spiegazione, ma The Mist per il resto lascia poco o nulla al fascino dell’esposizione e al piacere dell’analisi. Ancora una volta, non riuscendo a funzionare.

Seguiamo tre macrogruppi intrappolati dalla catastrofe. Al centro commerciale, dato che errare è umano, ma a quanto pare non basta, i due ragazzi poco svegli che già conoscevamo decidono di raddoppiare, provocando le creature all’esterno e attirandole nell’edificio. A farne le spese è una bambina già di suo evidentemente provata dalla vicinanza con Alex, che nulla può di fronte ai dissennatori nebbiosi. In ogni caso la creatura lascia in pace la ragazza, probabilmente riuscendo a fatica a scorgere emozioni umane in lei e concludendo di non avere molto da sottrarle. Gli altri rifugiati del centro commerciale abbandonano rugby e partite a carte e, con una sensibilità degna delle peggiori sezioni commento disponibili in rete, improvvisano una sentenza di morte garantita per un giovane colpevole solo di stupidità.

Quanto a sanità mentale anche il resto della cittadina non scherza. In pieno delirio mistico e misticheggiante, nella chiesa di padre Romanov si parla di apocalisse e idolatria, si schiacciano ragni con veemenza per salvare l’anima di una peccatrice e in generale tutto trascende abbastanza la normale decenza umana. Altri esempi di umanità allo sbaraglio si possono individuare nel percorso di Kevin e Mia, che hanno bisogno di una macchina e finiscono per incontrare un uomo che vorrebbe solo andare a cercare il figlio disperso. Il tutto, nemmeno a dirlo, termina nel modo più esagerato e melodrammatico, tra spari, urla e pianti.

The Mist non si priva di nulla. Rende assassini i suoi protagonisti, uccide animali, bambini e coerenza narrativa, ci fa odiare l’intera cittadinanza. E comunque non riesce mai a sollevarsi dalla propria piattezza.