C’era una volta… – Una soap opera! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un pezzo di legno normale, no. Veniva portato in giro da una strana signora, che proprio per questo motivo veniva chiamata “la signora Ceppo”. E quel pezzo di legno le parlava, narrandole storie e segreti sulle persone intorno a lei. E continua a farlo, venticinque anni dopo, nella terza stagione di Twin Peaks. Non ha più le fattezze di un pezzo di legno, oggi è uno strumento di metallo che custodisce un codice, è un messaggio ricevuto di nascosto, sono due scarpe rosse che ci ricordano il passato. I vecchi schemi e linguaggi, appunto da soap opera, tramontano, e rimane il linguaggio segreto delle cose.

Tutto questo in un episodio più lineare per Twin Peaks, che compensa abbondantemente gli sperimentalismi di The Return – Part 8. Si lavora maggiormente sull’intreccio e sulla costruzione a lungo termine. I personaggi indagano, e una forma di coscienza collettiva sembra risvegliarsi a vari livelli tendendo ad un unico punto di arrivo. Ci vorrà ancora molto, ma arriviamo alla metà esatta della terza stagione di Twin Peaks con la consapevolezza che un disegno unico esiste, e con la voglia di comprenderne il più possibile.

Nel novero delle apparizioni estemporanee ricade anche Tim Roth, che qui interpreta Hutch, insieme a Chantal (Jennifer Jason Leigh), un collaboratore di Cooper. Dopo il ritorno dalla morte dell’ottavo episodio, Cooper dispensa missioni omicide e contatta Todd. Evidentemente arrabbiato per il fallimento del tentativo di omicidio contro il Cooper buono, gli chiede ancora di sistemare la faccenda. Il Cooper malvagio, al di là di ciò che sappiamo della sua mitologia personale, è un personaggio che ha sviluppato una serie di collegamenti importanti nel corso degli anni.

Non ultimo quello che lo vede inviare a Diane un messaggio: “Around the dinner table, the conversation is lively”. Al di là del testo in sé, che forse si riferisce al fermento in atto presso l’ormai famoso convenience store, ciò che colpisce è la capacità pervasiva di questo personaggio, che fondamentalmente non ha altri obiettivi se non quelli previsti in questo momento dalla storia. Ma in fondo, che altri obiettivi aveva Bob se non quelli di compiere il male per nutrirsi?

Quindi, anche nel momento in cui si lavora per costruire un intreccio più fitto tra le storyline, tutto lavora in funzione di un ampliamento della mitologia classica, in un racconto che è sequel, omaggio ed espansione al tempo stesso. Figura chiave dell’episodio in questo senso è il maggiore Briggs. Questo eternauta che viaggia tra passato e futuro – o forse è lui a rimanere immobile e il tempo ad attraversarlo – che dispensa consigli e aiuti. Ne è in gran parte destinatario il figlio Bobby. Si sta facendo un bel lavoro di riscatto su quel giovane sbandato delle prime due stagioni, oggi un uomo maturo e sensibile, che guarda forse con rimpianto al rapporto con il padre, con il quale avrebbe potuto condividere di più. Un’occasione arriva nel momento in cui Briggs lascia un indizio a lui, a Truman e a Hawk circa i “due Cooper”. Un indizio che solo Bobby è in grado di decifrare.

Qui ci si ricollega con una scena particolare del Twin Peaks classico, un confronto con il cuore in mano tra padre e figlio, in cui forse il maggiore rivela di aver visitato la Loggia Bianca (“a palazzo of some fantastic proportion”) e di aver visto il bel futuro del figlio (“My son was standing there. He was happy and carefree, clearly living a life of deep harmony and joy”).

A proposito dei due Cooper, da sottolineare come in effetti il codice nel biglietto riporti. “Cooper/Cooper/Coo..”. Si tratta dello stesso foglio che tanti anni prima lo stesso Briggs aveva mostrato a Cooper, quello che conteneva anche la frase “I gufi non sono quello che sembrano”. Hawk dà l’interpretazione dei due Cooper, che come noi sappiamo è corretta, per quanto forzata. Il resto è tagliato e, volendo proseguire su una lettura metanarrativa – giusto per noi insomma – quel “Coo…”, potrebbe essere visto come un riferimento a Dougie. A proposito di Dougie, fino ad ora ci siamo chiesti come potesse esistere una persona identica a Dale prima degli avvenimenti della Loggia. Ora, scopriamo che in effetti non esiste notizia di Dougie prima del 1997. Sempre a proposito di Dougie, scopriamo che l’uomo ha avuto un incidente, e questo spiegherebbe il perché di certi atteggiamenti nei suoi confronti. Non che fosse così importante, il tono grottesco della serie ci ha abituato a questo ed altro.

Ad esempio solo in questa puntata abbiamo un momento assurdo in cui Jeffrey parla con il suo piede, uno scambio tra Andy e Lucy sull’acquisto di poltrone, un momento di sospensione di circa due minuti tra Gordon, Diane e Tammy che ci fa passare dalla frustrazione alla risata nel giro di un secondo.

Gli eventi quindi si intrecciano. Gordon, Albert (“What happens in season 2?”, impagabile), Tammy e Diane vengono informati della fuga di Cooper, quindi si recano a vedere il cadavere di Briggs. La testa di Ruth Davenport li collega con Bill Hastings, che rivediamo ancora in prigione dopo molti episodi. In lacrime, l’uomo confessa la propria attività di cercatore di segreti extradimensionali. Al centro di tutto, delle coordinate molto particolari che sembrano essere il punto d’interesse di vari personaggi. A proposito, il sito di Bill thesearchforthezone è stato ricreato, e contiene vari easter egg.

Ritorna il tema classico anche se per pochi secondi, e a un certo punto vedremo Johnny, fratello di Audrey. Metà stagione alle spalle, e ancora non abbiamo rivisto Audrey. Ne abbiamo giusto un accenno tramite le già citate scarpe rosse viste da Cooper. È probabilmente una sovrainterpretazione casuale, ma tra questo particolare, la “buona strega bianca” di Part 8 e, sempre nella stessa occasione, i globi in cui risaltano i volti di più personaggi (Bob ma anche Laura), è difficile non pensare al Mago di Oz. Soprattutto dal momento che proprio Lynch omaggiava palesemente l’opera in Cuore Selvaggio.

Due ragazze di nome Chloe ed Ella parlano alla Roadhouse. La seconda ha perso il lavoro, ha vari problemi personali ed un fastidioso e preoccupante arrossamento nel braccio sinistro. Sappiamo che c’è una lunga tradizione di personaggi che hanno avuto grandi problemi con quella parte del corpo. Le Au Revoir Simone tornano ad esibirsi, o forse, come intuiamo dai loro abiti, siamo noi ad essere tornati indietro per ascoltare un altro brano.

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