I buchi del titolo dell’ultimo episodio di Preacher sono i fori di proiettile lasciati dall’ultima visita del Santo degli Assassini. Holes li racconta al di là di ciò che sono, concentrandosi su ciò che rappresentano per Tulip. Lei, come gli altri tre protagonisti dell’episodio, cerca di coprirli, di riparare al danno, in qualche modo provando anche ad aggiustare se stessa. Errori, sensi di colpa, frustrazioni personali che si scontrano con un senso di impotenza vissuto nel quotidiano e nello straordinario. Holes non è un episodio che porta particolarmente avanti la trama stagionale, ma serve a limare e migliorare il nostro rapporto con i personaggi in vista delle ultime puntate.

La storyline investigativa dell’episodio in fondo si risolve in un nulla di fatto. Jesse prende il DVD con il provino per il ruolo di Dio e lo porta in uno store dove forse qualcuno potrebbe aiutarlo a rintracciare il numero di serie della pistola, “come accade nei telefilm”. In conclusione il tentativo non serve a nulla, e rimane anzi la doppia frustrazione nel momento in cui, sul bordo del dischetto, leggiamo Grail Industries. Si tratta della stessa azienda che avevamo sentito nominare poche scene prima con uno spot alle spalle di Jesse, la stessa di cui si è parlato in Damsels.

Vedremo alcuni dei suoi membri spiare il gruppo da vicino, ma tutto viene sempre comunicato attraverso il tentativo dei personaggi di dare un senso alla loro vita. Tulip quindi, ma anche Cassidy. Ancora sappiamo pochissimo del suo passato da non-morto e del suo rapporto con le persone importanti della sua vita. Qui è a confronto con la morte del figlio, un evento traumatico che lo spinge a riflettere sulla natura della propria esistenza e sulla scelta di farlo diventare come lui. In questo ruolo secondario che la stagione ha scelto di affidargli, il personaggio di Cassidy trova delle nicchie in cui crescere e migliorare come caratterizzazione.

Ampio spazio viene riservato anche a Eugene, che dopo il pestaggio di Hitler ha nettamente cambiato atteggiamento. L’anomalia che riguarda la sua presenza tra i dannati viene tuttavia a galla, e basta poco a individuarlo. Ciò conduce ad un nuovo tipo di pena, che non si limita a mettere in loop il momento più tragico della propria vita, ma modifica quel frangente, mostrando ciò che sarebbe potuto essere e rovinando anche quello. La sensazione comunque è che la costruzione del momento con Tracy e Jesse non sia un parto delle guardie infernali, quanto qualcosa che scaturisce dalla mente stessa di Eugene, qualcosa che è frutto dei suoi timori, della sua rabbia e, anche nel suo caso, della sua frustrazione.