A cura di Francesco Alò

Dopo un misterioso incidente automobilistico che manda all’aria tutto il carico di rese invendute del suo ultimo libro di saggistica, Mario Bambea (Corrado Guzzanti) si trasforma da Dottor Jekyll in Mister Hyde. Che cosa è successo all’intellettuale di sinistra la cui quasi morte invade i notiziari dei tg stimolando commenti e affettuosi: “Riprenditi Mario!” da gente del calibro dell’Ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Enrico Mentana, Giovanni Floris (quelli veri), Corrado Augias (al telefono ma non lo sentiamo) e un Marco Travaglio (quello vero pure lui), addirittura in visita domiciliare presso moglie preoccupata ma non troppo e corpulenta badante rumena?

Bambea dopo l’incidente automobilistico ha perso la memoria come accadeva al deputato comunista Michela Apicella in Palombella Rossa di Nanni Moretti? Oppure ha subito una radicale trasformazione intima come succede ai politici Michele Placido di Viva l’Italia (2012) di Massimiliano Bruno o Toni Servillo di Viva la libertà (2013) di Roberto Andò? Lo scopriremo solo vedendo tutti e quattro gli episodi di Dov’è Mario? commedia seriale con Corrado Guzzanti mattatore, diretta da Edoardo Gabriellini (bello e originale quel suo secondo lungometraggio cinematografico Padroni di casa) e scritta da Guzzanti più Mattia Torre, sceneggiatore della serie tv Boris con Ciarrapico e Vendruscolo nonché coregista con loro anche di Boris – Il Film (2011) e Ogni Maledetto Natale (2014).

Saranno quattro episodi in onda da mercoledì 25 maggio su Sky Atlantic di cui i primi due sono stati presentati oggi in anteprima stampa a Roma. Non vogliamo svelarvi troppo ma sappiate che Mario Bambea, dopo quell’incidente, non sarà più lo stesso. Il primo ad accorgersene sarà lo stesso Travaglio, il quale confiderà alla moglie dell’intellettuale definito da Napolitano “uomo di esasperata coerenza” che Mario, stranamente, ha smesso di pronunciare la “r” moscia visto che l’ha salutato dicendo “porca puttana” con la sedicesima lettera dell’alfabeto italiano molto ben arrotata.

Ci troviamo di fronte a una Sindrome di Tourette? Può essere oppure potremmo avere a che fare con uno shock alla Italiano Medio (2015) di Maccio Capatonda allorquando, attraverso un pretesto narrativo che Hitchcock avrebbe definito MacGuffin, l’insopportabile intellettuale benpensante represso di sinistra potrebbe trasformarsi nel mostro qualunquista becero e proprio per questo socialmente vincente che vediamo al cinema italiano ormai da anni e anni grazie a Checco Zalone (almeno fino al terzo film), il Ruggero De Ceglie dei film I Soliti Idioti (2011-2012) e, last but not least, proprio il Capatonda di Italiano Medio. E se il morigerato Bambea, punto di riferimento morale e attivista radical chic patrocinatore di non meglio identificati girotondi, fosse diventato un cabarettista trucido in tutto e per tutto uguale al Massimiliano Bruno alias Martellone della serie tv Boris, dove Guzzanti fece la guest star?

L’elegante capigliatura bianca di Bambea potrebbe vedersi allora contenuta da zuccotti stile Jack Nicholson in Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo e l’ambiente rarefatto del suo appartamento alto borghese potrebbe lasciare il posto a teatrini più offensivi che off dove il suo alter ego Bizio Capoccetti (lo stand up comedian con voce da cartoon e faccia simpatica del bravo satirist Saverio Raimondo potrebbe aver subito il furto del suo nome) diventa un comico popolare e un italiano applaudito per strada (a differenza di Mario) proprio perché aggressivo, volgare e terribilmente ambizioso.

Dov’è Mario? Tornerà mai oppure è stato mangiato dal vorace Capocetti in grado di farlo scomparire del tutto? Chi ama Guzzanti in tutto e per tutto, e quindi anche nei momenti di dilatazione cinematografica della sua persona vedi Ogni Maledetto Natale e/o A Bigger Splash (2015), troverà Dov’è Mario? semplicemente irresistibile anche per via di un insistito gioco di forzatura sulla lingua per arrivare a un gramelot surreal-romanesco che ricorda le lingue impossibili di tanti nostri eroi della commedia dall’insuperabile Dario Fo all’immenso Gigi Proietti per arrivare ad Abatantuono per poi finire con Zalone e Maccio Capatonda. Chi trova Guzzanti incapace da sempre, nonostante sia un genio dello sketch, di andare oltre la gag di pochi minuti perché terribilmente pesante, sempre uguale a se stesso a livello fonetico e facciale e dunque mai attore perché eternamente cabarettista… non farà i salti di gioia per una serie abitata da tanti bravi colleghi (Evelina Meghnagi, Nicola Rignanese, Emanuela Fanelli, Rosanna Gentili) che rischiano di rimanere schiacciati in ogni singola scena dall’ingombrante comico romano addirittura qui in doppio ruolo.

D’altronde lo show è tutto suo (nonostante un intervento sexy di una sempre brillante Virginia Raffaele nel secondo episodio) e siamo veramente curiosi di vedere dove andrà a parare una fiction che vorrebbe anche giocare con horror e thriller (molto poco presenti entrambi nei primi due episodi). Ribadiamo però il concetto: sono anni che nel cinema italiano si distrugge il radical chic di sinistra attraverso l’esaltazione del trucido coattone o del destrorso non represso. Anche recenti pochade alla francese come Il nome del figlio (2015) di Archibugi o Dobbiamo parlare (2015) di Rubini pongono sempre il cosiddetto “uomo di destra” in una posizione di maggiore simpatia e spessore umano (perché più onesto e meno ipocrita) rispetto all’intellettuale di sinistra. Anche Passione sinistra (2013) di Marco Ponti, dove già appariva Travaglio nel ruolo di se stesso in chiave di guru, vedeva la totale demistificazione del personaggio del laido scrittore intellettuale di sinistra interpretato da Vinicio Marchioni. Vedremo dove andrà a parare questa nuova avventura guzzantiana su Sky. Magari si prenderanno dal terzo episodio strade diverse e, speriamo, più originali.