“Swear” aveva tutte le carte in tavola per poter essere l’ennesimo episodio noioso dedicato ad un personaggio poco interessante e non rilevante di The Walking Dead. In fin dei conti è stato tutto tranne che soporifero, inutile e poco interessante. Ovviamente ha i suoi difetti, le sue forzature e le ennesime svolte che continuano a ripetersi all’infinito. Questo però succede perché The Walking Dead parlerà per sempre delle stesse cose, ci presenterà in ogni stagione almeno una dozzina di nuove comunità e i discorsi bene o male saranno sempre gli stessi. Non si tratta di un universo che stagione dopo stagione, o anche episodio dopo episodio, ha la possibilità di espandersi nel modo in cui desidererebbero molti. Quindi il discorso è ancora una volta sempre lo stesso, “prendere o lasciare”. Una volta superata questa barriera, l’episodio con protagonista Tara e Heath (seppur quest’ultimo meno presente) ha molte cose interessanti, in primis il fatto che si ritorna a quando ancora Negan non aveva fatto la sua mossa contro Rick e gli altri. E durante i primi minuti si cerca di provare a ricordare fino a che punto della triste storia fossero rimasti entrambi. Tara e Heath all’inizio di “Swear” affrontano un discorso emblematico che racchiude più o meno il senso di The Walking Dead fino ad oggi. Effettivamente non può esistere moralità in un mondo nel quale i veri nemici non sono gli erranti bensì gli uomini stessi; e le azioni che ogni gruppo è costretto ad effettuare per sopravvivenza sono azioni che da un momento all’altro potrebbero ritorcersi contro.

L’episodio si muove tra presente e passato: Tara dopo essere scampata da un’ondata di zombie nascosti dentro la sabbia (trovata piuttosto d’effetto) finisce in una nuova comunità, questa volta composta da sole donne. Inizialmente per salvarsi la pelle si fingerà una peschereccia e racconterà una storia che in realtà non le appartiene. Non sappiamo che fine abbia fatto Heath e lo scopo dell’episodio è portarci attraverso il corso degli eventi verso il momento della verità. La particolarità di questo gruppo, oltre alla caratteristica appena citata, è che è a conoscenza di più informazioni della stessa Tara che, dopo aver inizialmente raccontato delle bugie, arriverà a confidarsi con questo gruppo su base matriarcale rispetto alla sua vera origine. All’inizio di questo capitolo l’intenzione di ogni telespettatore è quella di abbandonare l’episodio, o almeno di non prenderlo sul serio, questo perché sembra avere tutte le caratteristiche per allontanarsi dalla trama orizzontale costruitasi fino ad ora. E invece no, i Salvatori continuano ad essere i veri protagonisti perché ancora una volta fautori di una strage, in questo caso dell’uccisione di tutti gli uomini della comunità. Da quel punto in poi le donne sono riuscite a scappare e solo allora si comprende il motivo di tutto quell’astio nei confronti degli sconosciuto. Fortunatamente Tara avrà dalla sua parte Cindy, una ragazza della comunità, nipote del capo, che deciderà appunto di aiutarla prima a non rimanere uccisa per via delle nefaste intenzioni di Rachel e successivamente a scappare dalla comunità. C’è da dire che la decisione presa da questo gruppo di signore rispetto al non volersi amalgamare ad altri gruppi non è poi così sbagliata ed effettivamente sembra essere l’unico modo per sopravvivere: rimanere nascosti e non fidarsi di nessuno. La scaltrezza della dolce Tara sta proprio nel capire il piano della comunità, un piano che non le avrebbe mai permesso di lasciare incolume il luogo.

Swear” delinea definitivamente un personaggio che avevamo già avuto modo di conoscere, ma che stavolta ci ha stupito attraverso la sua forza d’animo, la sua ironia e il suo coraggio. Per quanto riguarda Heath non scopriamo a fine episodio se è riuscito a sopravvivere all’assalto ma di certo qualcuno di noi si ricorderà del suo atto di coraggio. Un punto negativo dell’episodio arriva nel momento in cui Tara torna nel posto in cui l’aveva lasciato e nota da dietro un errante che ha più o meno gli stessi capelli di Heath. Ormai espedienti di questo tipo ne abbiamo visti fin troppi e immaginare che proprio in quel punto ci fosse una donna di colore con i rasta è un po’ un salto nel vuoto da parte degli autori. Gli ultimi secondi sono dedicati al ritorno di Tara ad Alexandria, un ritorno che non è propriamente uno dei migliori ma che serve per capire che in fondo è arrivato il momento di cominciare a mantenere qualche promessa, sempre che possa aiutare qualcuno a sopravvivere.