Conviction 1×13 Past, Prologue & What’s to Come
E’ tempo di bilanci per Conviction: la ABC ha infatti mandato in onda il tredicesimo e, nonostante l’assenza di notizie ufficiali in merito, ultimo episodio di una serie che non ha mai davvero decollato. Nonostante una buona premessa ed un pilot che aveva stuzzicato la nostra curiosità, dominato da Hayley Atwell, un’ottima attrice piuttosto sfortunata con la scelta dei ruoli, questa serie si conclude lasciandoci più interrogativi di quando era iniziata, soprattutto a causa della scena finale, sicuramente ad effetto, ma anche piuttosto discutibile. Molti delle domande riguardano i membri della CIU, come per esempio se Maxine abbia davvero superato la sua dipendenza dai farmici dopo l’intervento di Sam o se Tess si sia lasciata alle spalle la storia della testimonianza sbagliata che ha mandato in prigione una persona innocente o lo stato della relazione sentimentale di Frankie e del suo ex compagno di carcere: cosa ne è stato di queste storie e davvero in tredici episodi gli autori non hanno avuto sufficiente spazio per approfondire maggiormente questi aspetti della serie? Ma passiamo al caso di questa settimana che ci riporta indietro nel tempo, cioè a quando Hayes Morrison e Conner Wallace si sono conosciuti in un’aula di tribunale come avversari per affrontare il caso di Gerald Harris, un uomo difeso da una giovane ed ancora acerba Hayes ed accusato di aver ucciso la propria moglie. Il capo della CIU decide di riprendere in mano un suo vecchio caso, conscia di non aver fatto al tempo del suo meglio per difendere un cliente che crede ancora innocente, un caso giudiziario che, come pubblico, ci permette di conoscere un po’ meglio la protagonista della serie e di vedere come sia nato il suo rapporto con Wallace. Tra i due – sostanzialmente – scopriamo che è stata passione a prima vista, tanto da consumare un infuocato rapporto (il primo) all’interno di un ascensore del tribunale. Ma i problemi tra i due non riguardano tanto il passato quanto il presente, le parole pronunciate dal padre di Hayes qualche episodio fa non l’hanno infatti abbandonata e la possibilità che Conner stia con lei per il suo ruolo e la sua famiglia, più che per chi lei sia veramente, è un pensiero che la fa evidentemente soffrire e dubitare della loro relazione. Quando finalmente il nodo viene al pettine e la scatenata figlia dell’ex Presidente trova il coraggio di chiedere a Wallace se ciò che ha insinuato suo padre sia vero, lui le dà sostanzialmente la risposta che ogni donna vorrebbe e cioè che parte di ciò che Theodore Morrison ha detto è sicuramente vero, ma anche che in realtà è impossibile per lui scindere la famiglia di Hayes dalla persona che lei è oggi, perché significherebbe negare la sua natura e lui la ama esattamente per la combinazione dei fattori che l’hanno resa quella che è oggi. Come non innamorarsi quindi di un uomo che fa una simile sincera ed accorata dichiarazione? Nonostante la coriacea Hayes sembri infatti apprezzarla, tanto da correre da Conner ed ammettere di amarlo a sua volta, qualcosa nella sua autodistruttiva mente trova il modo di venire in superficie, perché finisce per mettere tristemente in pericolo quello che aveva tutte le potenzialità per essere un idilliaco rapporto, e tutto a causa di Sam. La pietra dello scandalo nasce per un caso trattato dalla CIU nel terzo episodio della serie dal titolo “Dropping Bombs” in cui Sam era intervenuto con un altro carcerato per coinvolgere il pericoloso Rodney Landon, la persona di cui avevano seguito il caso, in una rissa ed evitare così che uscisse di prigione. Pur essendo infatti Landon innocente del reato ascritto, il team aveva anche scoperto che l’oggetto della revisione della CIU era comunque un pericoloso xenofobo che non avrebbe esitato a commettere un attentato qualora ne avesse avuto l’occasione, ragione per cui Sam aveva deciso di intervenire in maniera decisamente poco ortodossa e affatto legale per evitarlo. Quando però Landon richiede che il caso dell’aggressione in cui era stato coinvolto venga perseguito, sostenendo che dietro a tutto ci fosse proprio Sam, le cose si mettono davvero male per il collega di Hayes la quale riesce, ancora una volta, a salvare la situazione. Parlando infatti con il giudice che avrebbe dovuto occuparsi del caso, Hayes riesce a convincerlo a non portarlo in tribunale, impedendo così che Sam debba testimoniare ed autoaccusarsi buttando all’aria la propria carriera, ma a romperle le uova nel paniere arriva la decisione di Conner di licenziare Sam. Hayes, in quanto suo capo, si prende l’incarico di trasmettergli la notizia e, verso la fine dell’episodio, dopo avergli comunicato di dover lasciare il suo posto di lavoro, gli si avvicina e lo bacia appassionatamente, lasciando gli spettatori comprensibilmente stupiti. Appena i due si separano e Sam le chiede cosa diavolo significhi quel bacio, Hayes si gira a guardare una donna delle pulizie che stava lavorando nell’ufficio accanto e aveva visto la scena e gli dice che ora che ha un testimone che può dichiarare il suo capo lo ha molestato sessualmente, nessuno potrà mai licenziarlo. Ad assistere alla scena, però, c’è anche Conner che la osserva da lontano con due occhi divenuti improvvisamente affilati come coltelli. Così Hayes lascia l’ufficio di Sam, si avvicina a Wallace e si limita a dirgli un poco convinto “Scusa“, per poi proseguire il suo cammino e andarsene lasciandolo solo e in questo modo la serie si conclude. Con questo finale a dir poco discutibile gli autori hanno forse voluto sottolineare come il personaggio principale sia rimasto sempre coerente con se stesso, con i suoi demoni e con le sue paure, anche nel momento in cui tutto nella sua vita sembrava andare per il meglio, Hayes fa infatti la scelta peggiore e più controproducente per la salvaguardia del rapporto con un uomo che appena ammesso di amare. Ci sarebbero stati probabilmente mille modi diversi con cui avrebbe potuto impedire il licenziamento di Sam, ma incredibilmente, lei fa la scelta peggiore per se stessa: perché questo è il modo in cui Hayes Morrison opera e quello con cui ci è stata presentata sin dall’inizio: autodistruttiva, viziata e apparentemente senza remore e, nel bene e nel male, gli autori hanno forse voluto chiudere lo show in maniera organica, che questo piacesse o meno al pubblico. Che cose ne pensate di questa serie e di questo finale? Vi dispiace che si sia conclusa così o sperate ancora che la ABC gli conceda una seconda possibilità?

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Criminal Minds 12×11 Surface Tension
Per questa volta ignoreremo completamente lo psicopatico di turno e ci concentreremo invece sul B-plot dell’episodio che riguarda Reid e sua madre Diana (la guest star Jane Lynch). Come è stato più volte menzionato nella serie, la madre del più geniale dei membri del BAU è affetta da schizofrenia ed Alzheimer, dopo essere stata per anni ospite di un centro specializzato, il figlio decide di prendere la madre in casa con sé ed occuparsi della difficile paziente con il solo aiuto di una assistente sociale di nome Cassie Campbell, che comunque ben poco può fare per le molteplici esigenze quotidiane di Diana. Gli autori hanno già anticipato che questa storyline sarà trattata anche negli episodi 13 e 20, ma le premesse in Surface Tension portano scritta la parola tragedia ovunque. Nonostante il desiderio di Reid di vivere accanto alla madre sia più che comprensibile, soprattutto considerato lo stato avanzato della sua malattia, è difficile immaginare come il razionale personaggio non si renda conto dei rischi che sta facendo correre alla propria genitrice, per non parlare del fatto che per regalarle pochi momenti di lucidità, il ragazzo ha deciso di interrompere la sua normale cura e somministrarle un misterioso medicinale dalla dubbia provenienza che sembra contribuire a regalare a Diana una tregua dalla sua malattia. Ma quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? E, soprattutto, siamo certi che Reid lo stia somministrando alla madre  per il suo bene e non piuttosto per un inconscio ed egoistico, sebbene comprensibile, desiderio di riuscire a connettere con la sua mente e dialogare con l’unico membro della famiglia che gli è rimasto? Non bisogna inoltre dimenticare quanto tragico debba essere per il ragazzo vedere il declino della madre, considerato anche il fatto che l’ereditarietà del suo stato mentale deve apparigli come la più minacciosa delle spade di Damocle: è possibile quindi che, in una piccola parte della sua mente, Reid non abbia scelto quella cura per la madre come una sorta di esperimento non autorizzato? Anche se dietro alla sua decisione non ci fosse altro che l’espressione del più puro e sincero amore filiale, è difficile immaginare che una mente come quella di Reid non riesca a vedere il pericolo insito nella sua scelta, Diana non ha bisogno di una sorta di pozione magica che le regali qualche ora di lucidità, ma ha diritto di vivere dignitosamente e, per quanto possibile, di avere un ambiente circostante che la protegga anche da se stessa ed è difficile che ciò avvenga nel piccolo ed angusto appartamento di figlio costretto a viaggiare continuamente per lavoro. La piega presa dal personaggio è veramente molto triste, la sensazione è che Reid si stia isolando sempre di più e ci auguriamo sinceramente che questo arco narrativo non si concluda con il congedo di un altro degli storici e più amati personaggi della serie, pur apprezzando allo stesso tempo lo sforzo degli autori nella scelta di trattare un tema così delicato come la malattia mentale.