Blindspot 2x13 Name Not One Man
Va bene cari autori di Blindspot, fermatevi un momento a prendere fiato, sedetevi tutti e provate a fare mente locale: chi vi ha detto esattamente che rendere la trama di una serie sempre più complessa ed assurda o creare promo fuorvianti fosse una buona idea per risollevare le sorti di uno show che sta avendo sempre più problemi al livello narrativo (e di ascolti)? Spendiamo prima qualche parola sull’incomprensibile promo di tre settimane fa che ha sostanzialmente ricostruito una versione fantasiosa dell’episodio che abbiamo visto questa settimana: un conto è infatti stuzzicare il pubblico con una storyline particolare, facendogli credere che una certa trama andrà in una direzione piuttosto che in un’altra, un altro è costruirne una inventandola di sana pianta come accaduto in questo caso. Dalle immagini del promo sembrava infatti che l’episodio si sarebbe incentrato sul fatto che Weller potesse essere considerato una spia di Sandstorm, mettendolo contro la sua stessa squadra dell’FBI, quando in realtà la cosa non viene minimamente presa in considerazione durante lo svolgimento degli eventi in Name Not One Man. La storia progredisce invece per quanto concerne le informazioni che avevamo su Shepherd, che Weller si rende conto di conoscere dopo che Jane la vede in una foto scattata nell’annuario scolastico dell’agente. Grazie a questa coincidenza veniamo a scoprire che una Shepard identica a quella attuale, non è stato nemmeno fatto il minimo sforzo per ringiovanire un po’ l’attrice con il trucco o almeno cambiarle il taglio di capelli o i vestiti, si chiama in realtà Ellen Briggs ed ha conosciuto Kurt Weller ben 20 anni prima, quando era un ribelle cadetto di un’Accademia militare che sembra detestare. Ellen, a sua insaputa, finirà per occuparsi finanziariamente dell’educazione del giovane che conosce casualmente dopo uno dei suoi tanti tentativi di fuga dalla scuola. Scavando nel nome della Briggs, che risulta essere una militare di alto rango – come d’altronde già sapevamo – si scopre che ha lavorato per anni con un certo Sean Clark, che risiede oggi in una casa di cura e la cui mente sembra ormai compromessa da un ictus. In realtà Weller si renderà conto che quelle che sembravano parole confuse da parte dell’uomo sono un messaggio diretto a lui, con il quale Sean sembra volergli dire di essere stato prescelto da Ellen Briggs per far parte del grande piano di Sandstorm. nel corso dell’episodio Shepherd riuscirà poi a rapire Kurt e dopo aver cercato di convincerlo ad unirsi alla sua battaglia, ricevendo in cambio un rifiuto netto, ucciderà Sean Clark per evitare che si lasci scappare altre informazioni poco dopo che l’uomo avrà rivelato a Weller il nome di una nuova, misteriosa operazione voluta da Sandstorm denominata “The Truman Protocol“. Anche questa settimana c’è un caso legato ad uno dei tatuaggi di Jane, che finisce con il Team che riesce ad evitare per un soffio che alcuni membri di Sandstorm facciano saltare in aria un palazzo governativo. La ciliegina sulla torta per l’episodio di questa settimana arriva però sul finale quando Reade – che sta frequentando ancora la ragazza del suo ex compagno di scuola – improvvisamente, dietro suggerimento della donna, decide che sia cosa buona giusta farsi una striscia di cocaina, così, tanto per lasciarsi andare un po’ e non prendere sempre tanto sul serio la vita.

Bull 1x13 The Fall
L’episodio di questa settimana di Bull è il perfetto esempio di filler, il caso si svolge nel mondo dei giocatori di videogame, giovanissimi ragazzi seguiti da un pubblico adorante che partecipano a vere e proprie Olimpiadi con premi stratosferici ed interessi milionari alle spalle. Ed è proprio a causa dei tanti soldi che circolano che il nuovo cliente di Jason Bull, Jace, viene accusato di aver perso appositamente una gara. All’inizio Jace non appare sotto la migliore luce, sembrando piuttosto arrogante, ma poi le cose cambieranno e Bull scoprirà che il ragazzo nasconde una terribile diagnosi di Parkinson che teme possa compromettere per sempre la sua carriera come giocatore professionista. Come sempre Jason avrà la meglio su tutti, riuscendo ad ottenere per il suo cliente un accordo milionario con il suo avido agente Vin, che lo aveva precedentemente scaricato, Bull infatti lo minaccerà di distruggergli la reputazione rivelando alla stampa la notizia che aveva abbandonato il suo cliente subito dopo aver scoperto la terribile notizia sul Parkinson. Nell’episodio lo psicologo si diverte anche a flirtare con la giovane e bella avvocatessa di Jace, Abigail, anche se se si capisce abbastanza presto che le sue intenzioni non sono affatto serie e che non è veramente interessato alla donna. Il punto con questa serie, al di là di questo particolare episodio il cui caso, a differenza di altri, non si è rivelato nemmeno troppo interessante, è che è sempre uguale a se stessa: tutto ciò che sembra contare per il protagonista è vincere, a volte persino a prescindere dai metodi usati ed il tutto con poca introspezione e pochi retroscena che permettano agli spettatori di affezionarsi davvero ai personaggi.

Chicago P.D. 4x13 I Remember Her Now
Quello che funziona bene di questa serie, come accade d’altronde anche per Law & Order: SVU e al contrario di ciò che sta succedendo con Blindspot, è che non ha bisogno di trame troppo creative o bizzarre per tirare fuori dal cilindro ottimi episodi. Pur nella sua monotonia di procedurale, i personaggi credibili e gli eventi affrontati risultano quasi sempre interessanti, soprattutto perché non sempre i buoni vincono. Nell’episodio Jay Halstead va sotto copertura in un centro femminile per minorenni dopo il ritrovamento del cadavere di una giovane ospite del posto e con suo grande orrore scoprirà che alcune delle ragazze vengono costrette a prostituirsi e che l’ambiente che avrebbe dovuto proteggerle ha invece contribuito a trasformare la loro vita in un vero e proprio incubo tra violenze e soprusi, con gli stessi adulti che avrebbero dovuto aiutarle che finiscono invece per scambiare favori sessuali per il loro silenzio. Jay riuscirà a conquistare la fiducia della giovane Ellie (Danika Yarosh), costretta, come molte delle sue compagne, a vendere il proprio corpo e quando la convincerà finalmente a testimoniare in merito all’omicidio della sua compagna, Ellie si ritroverà nella difficile condizione di essere accusata a sua volta dalla persona contro cui ha puntato il dito, cioè Tonya, anche lei ospite del centro e che si rivelerà infine essere la vera colpevole, nonché la tenutaria di un giro di prostituzione che le forniva parecchi soldi, oltre all’opportunità di comportarsi come una precoce e scaltra delinquente. Il disagio per una storia già terribilmente squallida e difficile da digerire aumenta quando per un attimo si ha la sensazione che i colleghi di Jay stiano mettendo in discussione il comportamento dell’agente nei confronti della sua testimone quando la perfida Tonya lo accusa di essere stato a letto con Ellie, un dubbio che viene fortunatamente fugato con la stessa velocità con cui era stata lanciata l’accusa. Persino il B-plot dell’episodio è particolarmente triste, Trudy Platt si rende infatti conto di aver raccolto molto tempo prima una denuncia di quella che sarà poi la giovane vittima della puntata, Sam, ma che non ne ricorda nemmeno il volto. Decisa a darle un po’ di pace almeno nella morte, dopo che nessuno reclama il suo corpo, nei suoi diari Trudy trova una nota a margine in cui la ragazza aveva scritto come avrebbe voluto che si svolgesse il suo funerale, come se si aspettasse di morire in giovane età. Così, in una tristissima scena finale, vediamo Voight e Trudy disperdere nel lago Michigan le ceneri di Sam.

Criminal Minds 12x12 A Good Husband
L’episodio di Criminal Minds di questa settimana serve chiaramente da ponte tra quello Spencer centrico che ci siamo lasciati alle spalle ed il successivo, che sarà – ancora una volta – interamente dedicato ad uno dei protagonisti di più vecchia data della serie e che, a giudicare dal promo, sarà in grossissimi guai. Il BAU si dirige questa volta a Palm Strings nella quale sono stati ritrovati dei torsi di essere umani che, una volta identificati, faranno comprendere alla squadra di avere a che fare con un killer che colpisce la comunità gay della città. Si scoprirà infatti che l’assassino di turno è un uomo incapace di avere una relazione non abusiva o ossessiva e che, nonostante l’amore per il proprio compagno, non riesce a smettere di controllarlo o di essere geloso di ogni uomo che gli si avvicini, tanto da attaccare le sue vittime con estrema violenza. Quando il suo compagno deciderà di lasciarlo, la sua follia omicida raggiungerà l’apice, fino al momento in cui il team riuscirà ad arrestarlo proprio un attimo prima che uccida l’uomo che diceva di amare tanto. Nel frattempo Reid sta ancora cercando di barcamenarsi tra il suo lavoro e la sua decisione di tenere la madre a vivere con sé, fino a quando non riceverà una telefonata dall’infermiera che si sta occupando di Diana e che gli dirà che solo lui è in grado di gestirla e che se continuerà a volerla tenere a vivere in casa sua, non potrà pensare di affidarla ad altri, perché quando lui non c’è, Diana è chiaramente infelice. La prossima settimana lo show probabilmente risponderà alla domanda che in molti si stanno facendo da tempo: la crisi che Reid vivrà sarà solo una cosa temporanea o è forse l’inizio della fine per il personaggio e la sua mente, come quella della madre, sta cominciando a cedere? E soprattutto c’è il rischio concreto che anche questo personaggio stia dando il suo addio alla serie?

Law & Order: SVU 18x10 Motherly Love
400 candeline da spegnere non sono poche e tanti sono gli episodi della serie andati in onda con Motherly Love che, nonostante le circostanze, ha scelto di raccontare una storia che riassume l’essenza dello show, piuttosto che fare festeggiare inventando qualcosa di strano e fuori dagli schemi. L’episodio è un vero e proprio thriller psicologico in miniatura il cui scopo non è tanto dimostrare chi sia la vittima e chi il carnefice, quanto piuttosto fino a che punto può arrivare una madre con tendenze narcisistiche per proteggere se stessa, anche quando questo va a discapito del proprio figlio quindicenne. La dottoressa Nicole Keller (Sarah Wynter) è un personaggio spaventoso, una psichiatra che usa le sue conoscenze ed il suo lavoro per diventare a sua volta una predatrice sessuale e soprattutto per manipolare le persone in modo irrimediabile, al punto tale che persino il suo stesso figlio, vittima della sua follia, arriverà quasi ad autoaccusarsi di omicidio per salvarla da una condanna. Il caso tratta infatti la morte di Trey, il migliore amico di Luke da lui ucciso con un fucile. Rientrando in casa inaspettatamente dopo un litigio con il padre, Luke coglie infatti un uomo nell’atto di fare sesso con sua madre. Quando la donna, vedendolo, gli grida di aiutarlo perché la stanno stuprando, Luke istintivamente spara e uccide quello che scoprirà solo dopo essere appunto il suo migliore amico Trey. La dottoressa Keller verrà poi portata in tribunale ed arrestata per omicidio e stupro dopo che la squadra di Olivia riuscirà a smontare le sue bugie, ma quando – sul banco dei testimoni – si renderà conto di stare rischiando di non riuscire a convincere la giuria della sua innocenza, cambierà improvvisamente la propria linea di difesa accusando il figlio di omicidio volontario e dicendo di aver mentito alla polizia per proteggerlo. Dirà che Luke sapeva della relazione che aveva con Trey e che ha ucciso il suo amico per gelosia nei suoi confronti. Un episodio avvincente, ben scritto e soprattutto ben interpretato con Olivia Benson che, come sempre, rappresenta questa coriacea e forte leader che nonostante tutti gli anni passati a fare questo mestiere, è ancora in grado di uscire moralmente abbattuta da un caso tanto complesso come questo con l’istinto ed il desiderio di proteggere le vittime innocenti come Luke cercando di risparmiare loro sofferenze ed inganni, soprattutto quando sono causate da qualcuno che dovrebbe amarle incondizionatamente come una madre.

https://www.youtube.com/watch?v=avsasjN6HeM

Lethal Weapon 1x14 The Murtaugh File
Quando un motociclista viene investito ed ucciso sulle colline di Los Angeles, Murtaugh e Riggs prendono in carico il caso e, seguendo le indicazioni del GPS della vittima, arrivano nell’ultimo luogo dove è stata. Quando la porta viene aperta, subito dopo che Riggs con lo sportello della macchina ha inavvertitamente distrutto un vaso fuori dall’elegante abitazione, i due agenti si ritrovano di fronte la dottoressa Maureen Cahill: il silenzio imbarazzato che segue ed il fatto che Roger lo interrompa accusando il collega di aver distrutto il vaso sono sufficienti a far capire che l’episodio sarà di quelli da gustarsi in tutta la sua durata. Ed effettivamente The Murtaugh File non deluderà: tutta la puntata si incentrerà sulla scoperta che la bella dottoressa ha un personale e pericoloso stalker che sta prendendo di mira tutti gli uomini che gravitano intorno a lei e che considera come potenziali rivali. Così, per la prima volta, abbiamo modo di immergerci nel mondo di Maureen e scoprire qualcosa sulla sua vita personale, come il fatto che da un mese stava uscendo con la vittima o che è ancora sposata con un uomo che l’ha tradita e che spera – inutilmente – di poter ricucire i rapporti con lei, rifiutandosi di firmare le carte del divorzio. Come è comprensibile e prevedibile, la dottoressa rimane scossa dalla morte del suo compagno, ma dimostra anche di non essere una tipica vittima di stalking e di non voler assolutamente rimanere inerme ad aspettare che il suo persecutore uccida ancora o se la prenda con lei, forse anche forte del fatto che a guardarle le spalle ci sono sia Murtaugh che Riggs. Martin, in particolare, prende a cuore il caso e per tutta la durata dell’episodio non perde di vista la dottoressa Cahill, nel suo atteggiamento e nel modo in cui Maureen stessa cerca la sua protezione, è evidente che gli autori stiano gettando le basi di quella che sarà quasi certamente una futura ship, ma allo stesso tempo è palese che stiano anche (e di questo ne siamo tutti grati) prendendosi il loro tempo. La Cahill deciderà di dare un’accelerata alle indagini invitando Riggs a cena e fingendo di avere con lui un appuntamento romantico per fare in modo che il suo stalker prenda di mira l’agente, convinta che Martin avrà ovviamente la meglio su di lui. Dopo un primo momento di imbarazzo Riggs starà al gioco ed il persecutore della dottoressa uscirà allo scoperto cercando di incastrare per gli omicidi un altro psicologo che si era unito al caso per revisionare i fascicoli dei pazienti della Cahill e cercarvi un potenziale colpevole poco prima di uccidere anche lui proprio di fronte a Maureen. Scopriamo così che lo stalker/assassino è un poliziotto, l’agente Montero, che lavora nello stesso distretto di Murtaugh e Riggs che aveva cominciato a perseguitare la dottoressa Cahill convinto che lei provasse dei sentimenti nei suoi confronti dopo essersi rivolto a lei in seguito ad una traumatica separazione dalla moglie. Quando Montero punta un’arma contro Maureen nella sua stessa casa, Martin si precipita ovviamente a proteggerla ed è a questo punto che tra l’assassino e Riggs avviene un interessante scambio di battute, l’agente accusa Riggs di non meritare la dottoressa e che lei possa avere di meglio, osservazione alla quale Riggs risponde molto serenamente che la cosa è ovvia ed implicita. Ora, nonostante la situazione di tensione ed il fatto che Martin stia apparentemente solo cercando di evitare che un pazzo uccida sia lui che Maureen, le sue parole andrebbero soppesate con attenzione, soprattutto in vista di quello che accadrà dopo. Grazie all’intervento di Murtaugh che spara da lunga distanza a Montero, Riggs e la Cahill riusciranno a salvarsi fuggendo anche da una spettacolare esplosione e quando Martin e Maureen avranno occasione di parlarsi di nuovo, la dottoressa gli dirà che è procedura standard del dipartimento, dopo essere rimasti coinvolti in un caso che li ha visti interagire al livello personale, che Riggs si rivolga ad un altro psicologo. Inizialmente Martin sembra accettare la cosa, ma dopo un po’ si ripresenta nell’ufficio della dottoressa o piuttosto sul suo balcone, minacciando di buttarsi di sotto se lei non accetterà di riprenderlo come paziente. Nonostante sia evidente che tra i due ci sia il germoglio di qualcosa, è altrettanto vero che, fino a che avranno un rapporto dottore/paziente non potremo mai vedere concretizzarsi una possibile relazione tra loro il che, almeno per ora, è oggettivamente la cosa migliore per la serie. Molti, troppi show, hanno bruciato i ponti per la fretta di voler imporre agli spettatori una relazione romantica e sebbene – come dicevamo all’inizio – sia evidente che questa sia la direzione nella quale si vuole andare, apprezziamo particolarmente gli autori di Lethal Weapon per aver deciso di prendersi il loro tempo e soprattutto di rispettare la natura dei personaggi. Per quanto Riggs possa essere attratto dalla dottoressa, il legame con la moglie e il dolore per la sua perdita sono ancora lì ed avendo trovato in Maureen una persona di cui fidarsi e con cui confidarsi, è importante che il Martin curi le sue ferite interiori prima di pensare di avere una relazione con un’altra donna o il rapporto sarebbe destinato a fallire ancora prima di cominciare, soprattutto perché Riggs ha dimostrato di essere un uomo che, una volta che si innamora, dà tutto se stesso alla propria compagna. Come spettatori, per ora, sentiamo di poter capire ed apprezzare la scelta degli autori perché, come ci è spesso capitato di ribadire, quello che conta davvero quando si guarda una serie è il viaggio, non la destinazione e la strada intrapresa da questi personaggi continua a non deludere.