“Dalla vostra parte” è un moderatissimo programma di approfondimento politico, in onda tutte le sere su Rete 4, in cui tutti i santi giorni ci sono personaggi che gridano e si insultano pesantemente, e ha un conduttore, il giornalista Maurizio Belpietro, assolutamente incapace di porre un freno. Non è ancora chiaro se lo faccia per audience o proprio per mancanza di polso, ma ogni sera assistiamo in diretta a dibattiti che assomigliano a incontri di wrestling. I temi sono sempre gli stessi: immigrazione, furbetti del cartellino, falsi invalidi, sicurezza nelle città. Tutti argomenti che prendono direttamente la pancia dei cittadini e scatenano gli istinti più bassi ed incontrollabili. Classico esempio di TV urlata e primitiva che però trova larghissimo spazio in tutti i palinsesti. In una puntata della scorsa settimana, uno dei diverbi più accesi e vergognosi è stato il confronto tra un gioielliere veneto, salito qualche anno fa alla ribalta delle cronache per un caso di rapina finito tragicamente, e l’opinionista di origine ivoriana Michele Karaboue. La questione spinosa riguardava la possibilità, non remota e da alcuni già attuata, che i cittadini che subiscono furti, rapine ed aggressioni inizino a difendersi e farsi giustizia da sé. Il gioielliere, già resosi ridicolo tempo addietro per avere prodotto, a sostegno della sua tesi, una pistola in oro 24 carati, insiste nel dire che l’autodifesa sia un diritto mentre Karaboue sottolinea la pericolosità sociale di avere giustizieri alla Charles Bronson in giro per le nostre strade. Il commerciante alza i toni, la discussione si anima e attaccando il suo l’interlocutore lo apostrofa così “torna nella tua tribù con il tuo bongo!” L’affermazione razzista, oltre ad essere indegna, è quantomai assurda perché il professor Karaboue non solo è nato in Italia e ma è anche docente all’Università di Napoli, e probabilmente l’unica “tribù” che conosce è quella dei suoi studenti.

E dagli insulti in fascia serale passiamo ad altre “carinerie” sentite nel corso del seguitissimo talent show “Ballando con le stelle”, programma di punta del prime time del sabato sera di Raiuno, giunto quest’anno alla dodicesima edizione. Vittima di una giuria impietosa l’attrice Giuliana De Sio attaccata duramente da tutti, paragonata per movenze alla scimmia di Gabbani e, in riferimento alla rigidità durante la sua prima esibizione, definita da Carolyn Smith l’unica ballerina ed esperta tecnica del quintetto, una “ragdoll”, tradotta malamente in bambola di stracci anziché una più gentile “bambola di pezza”. L’attrice, che siamo abituati a vedere da anni in ruoli di donna dura e a volte anche crudele e che ci immaginiamo sia come i personaggi che interpreta, incassa il colpo, cerca di sorridere alle ferocissime critiche ma un poco alla volta è chiaro che si sente a disagio e rimane malissimo per l’attacco che sta subendo. Il giudice Mariotto addirittura le dà come voto uno zero perché sostiene che peggio di così non si possa fare. La De Sio ammette di essere impacciata e di essersi messa alla prova con un’esperienza, il ballo, che la terrorizza, temendo anche il giudizio del pubblico, ma i giudici malvagi non mollano la presa e continuano ad infierire. E allora giù mazzate alla De Sio che sarà anche un legno, ma a 60 anni suonati ha un fisico da fare invidia ad una velina. Ma va bene, chissà perché, che la conduttrice Milly Carlucci appaia tutta inguainata in una tuta contenitiva con zona inguinale effetto zoccolo di cammello. E va bene anche il fatto che metà di queste “stelle” che ballano siano perfetti sconosciuti come tale Xenia, o Antonio Guarnese o un certo Christopher Leoni (che detti così sembrano gli attori degli improbabili trailer di Maccio Capatonda) o disperati ex vip in cerca di rilancio. Poco importa, ancora, se i giudici a bordo campo siano Sandro Mayer in compagnia del suo parrucchino assassino ed un’incartapecorita Roberta Bruzzone, nota fino a ieri per la sua professione di criminologa. Fa niente, l’agnello sacrificale sarà la De Sio, che, a fine puntata, tarda ad entrare in studio perché pare abbia avuto una crisi di pianto dietro le quinte. Ci auguriamo che tiri fuori le unghie e faccia rimangiare a tutti le cattiverie gratuite che le hanno riservato.


Ma se vogliamo cadere in basso e raschiare in fondo del barile, come non dedicare qualche riga all’aspra diatriba Zanatta-Monsè andata in onda nel corso di “Pomeriggio 5”? Alla maggior parte di voi i nomi di queste sue signore diranno poco o nulla, ma è proprio questa la cosa più divertente: una zuffa da pollaio tra due che da anni e anni bazzicano in tv cercando di ritagliarsi una visibilità e notorietà che però tardano ad arrivare. Margherita Zanatta è una ex concorrente del Grande Fratello (e se vi sembra un viso noto è solo perché è identica alla ministra interpretata da Fabrizio Biggio nella sitcom “I soliti idioti”) , Maria Monsè è una attrice/conduttrice/stilista/tuttofare come tante, sempre alla ricerca di fama in reality, salotti ed eventi vari. L’oggetto del contendere nel programma tritatutto di Barbara D’Urso è il matrimonio della Monsè, celebrato qualche settimana prima in diretta TV all’interno della trasmissione e deriso dalla gieffina che lo ha definito “da famiglia Addams”. In studio, insieme alla Monsè c’è anche sua figlia di 11 anni che assiste alla pietosa sceneggiata. La madre dice alla gieffina che è una sfigata e che per tornare in tv non le resta che criticare, l’altra si alza in piedi gesticolando e accusa l’attrice di essere una mantenuta e le dice che si deve vergognare. La bambina viene allontanata dallo studio e finalmente la D’Urso interviene. E certo, ha aspettato che volassero insulti pesanti, anche davanti ad un minore, prima di tentare di sedare l’ignobile rissa. Rimane così l’incontrastata regina del trash anche per questa settimana. Trash che, secondo noi, merita di finire, insieme a tutti i suoi protagonisti, direttamente nel cestino dell’umido.