Blindspot 2×21 Mom
Il riferimento del titolo dell’episodio di questa settimana di Blindspot a Shepherd, la madre di Jane e Roman, è evidente ed infatti la terribile genitrice tornerà ad avere un ruolo preponderante e soprattutto avrà di nuovo l’occasione di trovarsi in presenza di entrambi i suoi figli. Tornando al cliffhanger con cui si era chiusa la puntata della scorsa settimana, ovviamente Jane non viene accoltellata dal fratello che ha appena ricordato che è stata lei, e non la madre, a cancellargli la memoria, e dopo aver avuto la meglio su di lui, Roman verrà nuovamente rinchiuso nella cella all’interno dell’FBI da cui era appena uscito grazie all’intervento di Jane. La notizia dello scontro fratricida arriva alle orecchie del direttore dell’FBI Pellington, il quale si presenta da Weller e gli comunica la decisione di desegretare il caso Sandstorm e rendere pubblico il volto di Shepherd, oltre a quella di voler consegnare Roman alla CIA perché subisca lo stesso trattamento inferto a Jane alla fine della scorsa stagione. Kurt, nel frattempo, cerca di far parlare il loro prigioniero Parker, al quale – grazie ad un trucco – riesce a strappare l’ubicazione di un deposito particolarmente importante per Sandstorm. Quando lui e Jane arriveranno sul posto, si renderanno conto di avere di fronte l’esatta replica dei loro uffici all’FBI, comprendendo così che la mossa successiva di Shepherd è quella di attaccarli dentro le loro stesse mura. Al quartier generale, come da copione, Shepherd ed i suoi mettono tutto a ferro e fuoco e, nonostante il comportamento eroico di Pellington, che verrà poi ucciso, riescono nell’intento di entrare nell’ufficio di Patterson ed avere accesso alla rete di computer dell’FBI. Patterson riesce a guadagnare un po’ di tempo impedendo a Shepherd di prelevare alcuni file del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale di cui la donna voleva impossessarsi, mentre Weller e Jane arrivano ad aiutarli, si introdurranno negli uffici e troveranno delle bombe che riusciranno però a disattivare. E’ a questo punto che Shepherd si rende conto che suo figlio si trova chiuso in una cella all’interno degli uffici e, nonostante l’ultima volta che si siano visti abbia cercato di ucciderlo, riesce a convincerlo a tornare dalla sua parte e a sparare a Jane (mancandola) mentre si danno alla fuga. Grazie alla pronta risposta di tutti l’FBI è salva e la squadra è riuscita a impedire il folle piano di Shepherd di attaccare diversi uffici governativi in tutto il paese, anche se si contano alcune vittime: Zapata è infatti gravemente ferita e Sandstorm è comunque riuscita a far saltare in aria due edifici, a Boston e San Francisco. Proprio quando Weller e Jane contano le perdite e lei si dispera per la perdita del fratello, i due finalmente si baciano, ma vengono presto interrotti da alcuni agenti che chiedono a Kurt di seguirli. Weller viene accompagnato in un bunker super segreto nel quale scopre di essere, a sua insaputa, un membro del COGS assieme ad altri personaggi di spicco come i direttori del CDC e della CIA. Il COGS (nome che avevamo già sentito pronunciare da Nas) è un programma che si attiva grazie al Truman Protocol quando la sicurezza del paese è messa a repentaglio ed il suo scopo è quello di riunirne i membri con il compito di diventare i rappresentanti del futuro Governo nel caso di atti terroristici che facciano cadere quello corrente. Kurt si rende così conto che la Fase 2 di Sandstorm è tutt’altro che finita, perché il piano di Shepherd è quello di far cadere il governo ed evidentemente attivare le misure atte a riunire il COGS.

Bull 1×21 How to Dodge a bullet
How to Dodge a bullet è probabilmente il miglior episodio di Bull dall’inizio della stagione, che sia per il pericolo che incombe su Benny, il quale rischia 10 anni di prigione, o per la presenza di Eliza Dushku nel ruolo di J.P. Nunnelly, la sensazione è che ci troviamo di fronte ad un episodio un po’ diverso da quelli passati. Come era previsto, Benny – incastrato dai suoi ex colleghi, che hanno anche l’ardire di presentarsi come suoi amici – viene arrestato in un ristorante dall’FBI mentre pranza con loro e con Bull, a cui aveva chiesto di raggiungerlo. L’accusa rivolta a Benny è quella di aver fabbricato delle prove, come Procuratore incaricato del caso, per condannare un uomo che, a distanza di 10 anni è invece risultato innocente. Per difenderlo Bull assume così la brillante J.P. Nunnelly, una maniaca del lavoro persino peggiore di lui, che riesce a strappare un accordo all’accusa: Benny non verrà processato se ammetterà pubblicamente di aver fabbricato le prove e chiederà scusa, una proposta che l’innocente avvocato rifiuterà categoricamente, preferendo affrontare una giuria. E’ a questo punto che la temperatura tra Jason e J.P. salirà ai livelli di guardia e lei riesce a strappare a Bull la promessa di collaborare in tre casi se si occuperà della difesa del suo amico e vincerà il caso. Ovviamente Bull accatta e per la prima volta lo vedremo sinceramente preoccupato per l’esito di un processo. L’episodio, inoltre, diversamente dal solito, non si concentrerà tanto sulla selezione della giuria, ma sul processo vero e proprio e soprattutto sul talento di J.P. come avvocato. Vedere interagire sullo stesso piano due personaggi così forti, in una situazione in cui – per una volta – Jason non ha il pieno controllo della situazione, è stato un autentico piacere, soprattutto perché ha reso il protagonista di questa serie molto più umano. Ovviamente il processo si concluderà con la vittoria di Benny e si scoprirà che ad aver falsificato le prove era stato invece un suo ex collega, nonché l’investigatore che al tempo, si era occupato delle indagini. Avendo vinto il processo Bull deve a J.P. tre casi e considerato che la chimica tra i due è alle stelle, è lecito domandarsi che fine abbia fatto Diana, se lei e Jason siano ancora una coppia e se la donna si debba preoccupare dell’ingresso di J.P. nella vita di Bull.

Chicago Justice 1×12 Fool me twice
In un periodo storico in cui la polizia americana si è spesso trovata sotto attacco per l’uso eccessivo della forza, Chicago Justice affronta un tema delicato ed affine che riguarda il caso di due detective, Banks e Kim, accusati di diversi crimini, nonché della delicata posizione in cui ogni informatore si viene a trovare quando la persona che accusa viene poi ritenuta innocente da una giuria. Le circostanze diventano poi persino più delicate quando l’informatore in questione, Eric, è un’amico di lunghissima data di Laura il quale, alla fine dell’episodio, finirà per lasciare l’aula di tribunale in cui è stato convinto a denunciare due poliziotti, in una situazione di pericolo maggiore di quella in cui sarebbe stato se non avesse accettato l’accordo propostogli da Stone, dimostrando come – in un sistema che obbliga dei criminali a scegliere tra la prigione e diventare informatori mettendo a repentaglio la propria vita – ci sia evidentemente qualcosa che non funziona. Scontare la pena per il reato commesso legato alla sua dipendenza dalla droga, considerato come finisce il processo contro Banks e Kim, probabilmente gli sarebbe costato meno che accusarli di corruzione e omicidio e sarebbe stato anche interessante vedere le conseguenze di questa scelta su Laura, che ha convinto il suo amico di sempre a prendere questa difficile decisione. La serie continua inoltre ad usare tutta una serie di avvocati difensori piuttosto interessanti, personaggi che normalmente in altri show finiscono presto nel dimenticatoio, qui hanno invece un maggiore spessore, come O’Doyle che pur dimostrandosi un serio contendente per Peter in tribunale, conclusa la giornata, non esita a condividere un drink con il suo avversario, rendendo il loro rapporto molto più realistico di quanto non siamo abituati a vedere in TV. Il caso in sé è, per usare un eufemismo, allarmante: il fatto che due poliziotti con una lunga lista di crimini, la maggior parte dei quali sono più che dimostrabili, finiscano per essere considerati innocenti, dà una misura del potere della polizia, ma anche del modo in cui le persone percepiscono il loro ruolo, come se – soprattutto in una città come Chicago – la gente si aspetti che, per fare il loro lavoro, le forze dell’ordine debbano forzatamente piegare le regole a loro vantaggio, a volte arrivando persino ad uccidere. Ma dove è allora il limite? Un’interessante domanda che però non riceve una risposta, non – secondo la giuria – se ad essere accusati sono due detective con una lunga serie di onorificenze a provare la bontà e l’efficacia del loro metodo.

Chicago P.D. 4×22 Army of one
Il caso della settimana, che metterà seriamente in pericolo la carriera di Lindsay si svolge intorno ad un gruppo formato da liberi cittadini che si fanno chiamare Perv Hunters e che denunciano e mostrano sui social network i volti di diversi pedofili. Quello che in Canada è solo un modo di esporre pubblicamente dei criminali, a Chicago prende però una piega ben diversa, con l’omicidio di due pedofili che vengono bruciati vivi ed il cui video della terribile morte viene postato su You Tube sotto il nome, appunto, dei Perv Hunters. L’indagine finirà per mettere la squadra dell’Intelligence sulle tracce di un pedofilo che ha rapito una piccola vittima e che, ovviamente, si rifiuta di rivelarne la posizione per non auto-accusarsi. Lindsay prenderà particolarmente a cuore il caso, ma commetterà l’errore (dopotutto viene dalla scuola di Voight) di farsi trascinare dalle sue emozioni e minacciare e picchiare il sospettato in sua custodia infilandogli la canna della propria pistola in bocca, ma finendo per essere colta in flagrante dal loro Comandante. I metodi di Lindsay, tra l’altro, per quanto sbrigativi e violenti, non otterranno nemmeno il risultato sperato, perché la piccola vittima verrà trovata comunque morta, dentro il baule di un’auto. Lindsay a questo punto dovrà affrontare la commissione disciplinare, dimostrando come esiste un solo Voight, perché l’importante del piegare le regole è, evidentemente, non farsi cogliere nell’atto di farlo.

Criminal Minds 12×22 Red light [FINALE DI STAGIONE]
Tagliamo subito la testa al toro e parliamo del ritorno di Derek Morgan, perché chi si aspettava che il “cioccolatino” di Garcia sarebbe apparso per tutto il corso del finale di stagione, rimarrà probabilmente deluso. Il bel Derek, con la sua nuova famiglia e passato ormai alla vita civile, farà solo una brevissima apparizione verso la fine dell’episodio e sostanzialmente solo per indirizzare il suo ex team verso Mr Scratch, che torna a farsi vivo tramite uno strano messaggio a lui diretto, in cui gli veniva comunicato che Spencer è uscito di prigione e che lo attende per un appuntamento in un luogo sicuro. Peccato che Derek non sapesse nemmeno che Reid fosse stato in carcere e quindi non cada nella trappola. In quanto alle scene tra Reid e Cat, è sicuramente interessante come sono state gestite, come una sorta di fantasia in cui i due, invece che tra le pareti di uno squallido carcere, si trovino – elegantemente abbigliati – dentro un ristorante di moda. La location tuttavia non cambia il contenuto del loro incontro: l’intento di Cat è quello di manipolare Reid e farlo soffrire, tanto da fargli credere di essere riuscita ad ottenere il suo sperma, grazie a Lindsey in Messico ed averlo usato per concepire un figlio. La reazione di Spencer alla notizia sarà piuttosto violenta, ma fortunatamente JJ riuscirà a bloccarlo prima che faccia seriamente del male a Cat. La serie è un po’ parca di particolari quando si tratta di spiegare come Cat (in carcere da cinque anni) e Lindsey siano diventate amanti o come siano riuscite a congegnare un piano tanto complesso per rapire Diana, la madre di Spencer, ma la conclusione è che fortunatamente tale piano non andrà a buon fine e non solo Reid non cadrà nella trappola del bambino, ma riuscirà – grazie al resto della squadra – a riabbracciare sua mamma. Il team, messo in guardia da Derek, si recherà poi sul luogo dell’appuntamento datogli da colui che credono essere Mr. Scrutch per finire loro stessi in una trappola: con il SUV in cui si trovano alcuni membri della squadra che viene investito in pieno da un TIR. per conoscere tutta via il loro destino dovremo attendere il prossimo anno e la prossima stagione.

Law & Order: SVU 18×18 Spellbound
La storia della settimana della serie ci racconta di uno strano caso di un discutibile leader spirituale della New Age di nome Declan Trask il quale, dopo aver ipnotizzato una delle sue clienti, la aggredisce sessualmente, rendendola completamente incapace di reagire o di rifiutare le sua avance. Una delle cose forse più fastidiose dell’intero caso è il modo in cui l’avvocato difensore di Trask, affronta il contro esame della vittima, Abby, accusandola di essere andata al ritiro con l’intento di avere rapporti con qualcuno. Anche se le accuse rivolte ad Abby fossero state vere e lei si fosse davvero recata al ritiro spirituale organizzato da Declan con l’intento di tradire il suo fidanzato e fare sesso con un altro uomo (cosa che tra l’altro non corrispondeva nemmeno a verità), non significa che la diretta conseguenza sia che abbia meritato lo stupro o se lo sia tanto meno cercato.La cosa ancora più inaccettabile è che lo scopo delle sleali accuse non fosse sottolineare che il sesso tra i due fosse stato consensuale, ma intimidire Abby tanto da non farla testimoniare affatto per evitare di perdere il fidanzato. Che questo genere di linea di difesa sia portato avanti da un’avvocatessa poi, rende il tutto ancora più raccapricciante. Il problema vero con il delicato caso, per la vittima, Olivia e Barba è provare che Abby sia veramente stata ipnotizzata, non essendoci nessun esame medico che possa dimostrarlo, il punto dell’accusa non è affatto facile da sostenere, non sorprende quindi che anche un ottimo procuratore come Barba volesse trovare un accordo con l’avvocato della difesa. Il fatto che poi vincano comunque il caso semplicemente provando che Trask era una pessima persona che ha lasciato che un amico morisse di overdose, senza tuttavia provare la tesi dell’ipnosi, ma rendendo solo l’accusato odioso agli occhi della giuria, risulta infine un po’ strano, almeno giuridicamente parlano, ma è servito comunque allo scopo di impedire all’intoccabile Declan di continuare a fare del male ad altre future, potenziali vittime.