Infine siamo qui, oltre la vita e la morte, oltre il bene e il male. Non il sipario che si alza, ma noi che andiamo dietro le quinte. Il velo sulla realtà troppo pesante, tende rosse troppo voluminose per essere scostate, la visione potrebbe abbagliarci. Meglio allora spingerci con la mente oltre il limite, sperimentare in prima persona il distacco furioso con la realtà e la razionalità. Potremo perderci, ma sarà un bel perdersi, e anche se torneremo indietro non saremo le stesse persone che eravamo all’inizio. Con Beyond Life and Death, ultimo episodio della seconda stagione, si chiude la storia di Twin Peaks, su cui già da tempo pendeva una sentenza di morte. Ma non sarebbe stata la fine…

“Meanwhile… “

L’episodio, andato in onda in coppia con Miss Twin Peaks il 10 giugno del 1991, e il giorno dopo in Italia, segna come detto la conclusione di Twin Peaks. Segna anche il ritorno alla regia di David Lynch, che riprende in mano le redini della storia ponendo un marchio indelebile sulla conclusione dello show che aveva creato insieme a Mark Frost. È cosa nota che il primo script del finale fosse abbastanza diverso dalla visione di Lynch: altre situazioni, meno personaggi, meno spazio alle tende rosse. Ciò che vediamo oggi è la visione autoriale e sincera di ciò che invece Lynch riteneva giusto offrire, e se molti spunti rimarranno aperti, con il passare del tempo il fatto ha assunto sempre meno importanza. Alla fine sono altre immagini quelle che rimangono.

Togliamoci prima di tutto le storyline secondarie. Andy e Lucy coronano il loro sogno d’amore, Harry Goaz e Kimmy Robertson torneranno anche nella terza stagione. Nadine riacquista la memoria e la relazione tra Ed e Norma sembra sfumare: i tre interpreti torneranno nel nuovo progetto. Dai sospetti di Donna circa la paternità di Benjamin Horne ne nasce una lite in cui il dottor Hayward colpisce l’uomo ferendolo gravemente: i due attori saranno presenti anche nel revival, mentre Lara Flynn Boyle, che d’altra parte non aveva ripreso il proprio personaggio nemmeno per Fuoco cammina con me, non ritornerà.

Audrey protesta contro la banca locale, legata al progetto Ghostwood, incatenandosi all’interno. Sul posto arrivano Pete e Andrew, desiderosi di aprire una cassetta con la chiave lasciata loro da Thomas Eckhardt. Vi trovano una bomba che esplode, la loro sorte non è nota. La scomparsa di Jack Nance e di Dan O’Herlihy ha in qualche modo segnato anche il destino dei loro personaggi nello show, mentre Shelilyn Fenn tornerà nel revival. Tra i personaggi che rivedremo nella terza stagione, almeno stando al cast diffuso da Showtime, ritroveremo Shelly, Bobby, la Signora Ceppo, Albert, James, il Gigante, perfino Leland Palmer. E ci saranno anche Sheryl Lee e ovviamente Kyle MacLachlan nei panni dell’agente Dale Cooper.

“I’ll see you in 25 years… “

Il finale di Twin Peaks è senza dubbio legato soprattutto a ciò che accade all’interno della Loggia Nera nel momento in cui Dale si getta all’inseguimento di Windom Earle, che ha rapito Annie per aprire il passaggio. Cosa vi troverà è materia di discussione su cui potremmo confrontarci per lungo tempo. Come nella più classica tradizione lynchana, l’esperienza sensoriale non deve andare di pari passo con una stringente logica narrativa. Il suo cinema, sia quello di Eraserhead, ma anche quello di Mulholland Drive o Strade perdute fino all’esperienza totale rappresentata da Inland Empire funziona attraverso schemi narrativi che possono essere riconducibili ad un’idea di base, quella di un inconscio fatto di sogni, aspettative, desideri, paure che si impongono sul reale.

E questo ha ancora più senso nel caso di Twin Peaks. Le Logge rappresentano dimensioni alternative che funzionano tramite la chiave delle emozioni che le aprono e nutrono. In un mondo come questo ha senso che l’emozione prevalga sulla razionalità come modo di percepire il reale e l’ambiente. Ma la Loggia è anche un luogo al di fuori del tempo e dello spazio, in cui tutto può muoversi al rovescio, compreso il modo di parlare e muoversi, e in cui 25 anni possono durare un secondo. Un mondo che non può essere addomesticato, come scopre a sue spese Windom Earle, e in cui anche la bontà assoluta rappresentata da Cooper non garantisce la salvezza. Non perché il male sia più forte del bene, ma perché categorie simili in qualche modo cessano di esistere qui.

Se le contrapposizioni esistono lo fanno solo perché siamo entrati in un luogo di estremi, la Loggia Bianca e la Loggia Nera, e di riflessi. Tutto qui gioca per associazione d’idee. Le linee bianche e nere spezzate sul pavimento, le due statue della Venere Pudica e della Venere di Milo, le diverse rappresentazioni delle parole di Laura Palmer, ora come promessa di speranza ora come prigione orrorifica. E infine i doppelganger. Dale Cooper osserva il famoso “uomo dietro la tenda”, e scopre di essere lui stesso, in un colpo di scena non dissimile, per quanto con significati diversi, adoperato nel finale del Prigioniero.

E tutto è perfetto, pur nella sua incompletezza, o forse proprio a causa di questa. Il finale apertissimo, ancora una volta in un gioco di specchi che riprende il modo in cui era stato rivelato Leland-Bob, ci consegna un Cooper traviato e posseduto dal Male. Su questa immagine crudele e poco conciliante, che avrebbe dovuto aprire la strada ad una terza stagione, cala – davvero in questo caso – il sipario su Twin Peaks.