Nulla racconta le idee politiche e sociali che vivono e si agitano in un dato periodo storico meglio della produzione di cultura di massa. Le storie romantiche, la fantascienza, il poliziesco e ovviamente i supereroi, tutti agiscono in un mondo che è il nostro o una sua versione distorta, tutti hanno dilemmi etici, tutti fanno scelte che rispondono a interrogativi morali simili a quelli politici. Le loro risposte “illustrano” a tutti un progetto, un’idea di relazione tra individuo e società.

Dunque a differenziare le due costanti degli universi condivisi Marvel, Nick Fury (per il cinema) e Claire Temple (per la tv) non sono ruoli, background o azioni ma sono proprio due progetti politici diversi.

Nick Fury ambisce a conquistare, vuole unire i migliori per dare vita a qualcosa di superiore alle singole entità, vuole mettere ordine e istituzionalizzare i supereroi sotto il marchio dello S.H.I.E.L.D., cioè lo stato.

Claire Temple vuole lasciare liberi gli eroi e aiutarli a fare quello che loro vogliono fare, finirà (in un certo senso) per unirli e fare da collante, ma senza un progetto. Non che manchi di personalità Claire, sa farsi valere, ha le sue idee e i suoi desideri ben chiari, ma non li ritiene superiori a quelli degli eroi.

Già da Daredevil ha cominciato ad essere abbastanza chiaro che Claire Temple avrebbe unito un po’ tutte le serie. L’abbiamo vista la prima volta in Jessica Jones e sebbene comparisse in un solo episodio aveva un ruolo cruciale, al fianco di Luke Cage (personaggio cui è legata già dai fumetti) e all’opera per salvarlo. In Daredevil tornava in quella veste già nella prima stagione, veniva rapita, forse si era invaghita, di certo lo ha aiutato, e nella seconda era ancora più determinante e autonoma. In Luke Cage ovviamente aveva un ruolo molto più grande ed invadente e infine in Iron Fist, dopo aver preso le botte in Daredevil si decide ad imparare a darle, mostrando di avere contatti anche con quei protagonisti.

Per un motivo o per l’altro, questi eroi cittadini che sembrano più che altro eroi di quartiere li conosce tutti.

 

Ha fatto campagna elettorale in coda ad ogni film, ha stretto un’alleanza con ogni personaggio singolarmente, si è guadagnato la loro fiducia e li ha uniti in una divisione della sicurezza nazionale. Nick Fury è un politico dello stato, è un professionista della politica, crede nelle istituzioni, crede nella giustizia dall’alto.

Le sue idee e le sue movenze (al cinema, non nei fumetti) tradiscono un’adesione ad un’idea militaresca di stato. Un ideale così alto da sapere quando mettersi da parte e lavorare al di fuori delle regole (Age of Ultron), perché Nick Fury è lo stato più ancora di quanto il governo possa esserlo. Come Capitan America.

In questo senso il suo progetto politico rappresenta bene la filosofia dietro l’universo condiviso Marvel al cinema. Gli eroi devono conformarsi al sistema (e la diatriba sul come farlo o fino a che punto farlo è il cuore di Civil War), devono essere inquadrati e devono rispondere a delle regole. La loro straordinarietà deve diventare ordinarietà. Perché esiste un soggetto (la collettività incarnata dal governo) che è superiore a tutti e solo essa può occuparsi di questioni complesse come la giustizia.

In questo senso Nick Fury è il collante ma anche il comandante, o meglio il generale, degli Avengers. Li recluta per tenerli a bada e ne piega la volontà per un piano più grande, gli fornisce mezzi, identità, tecnologia e via dicendo. Tutto quello di cui avranno bisogno lo mette lui, perché ognuno di essi è una pedina di un piano più grande. Come i singoli film del Marvel Universe. Il massimo dello statalismo, il potere fortissimo del governo che indirizza e decide cosa sia meglio per tutti.

 

“Ho visto un uomo, un cieco che può vedere… Perché i suoi altri sensi sono amplificati. E poi quest’altro uomo che è sopravvissuto ad un colpo di fucile in testa e si è ripreso da un’emorragia cerebrale in poche ore! Ed entrambi avevano bisogno del mio aiuto. Credo sia questo quello che voglio fare. Aiutare persone con poteri speciali”
Claire Temple, Luke Cage 1×05

Claire Temple entra ed esce nelle vite dei Defenders da quando ancora non sono tali. Non ha coniato quel termine, non gliel’ha chiesto lei di formare un gruppo, non recluta nessuno, non dà ordini. Fino ad un certo punto addirittura i singoli eroi non sanno che anche gli altri la conoscono. Claire Temple lascia tutti liberi di fare quello che hanno in testa di fare, e una volta che lo hanno deciso li indirizza, li aiuta e gli fornisce i mezzi (la salute principalmente) per portare a termine le varie imprese.

Contrariamente all’idea statalista di Nick Fury, lei è una tipologia completamente diversa di collante umano e sociale, è quello che consente a chiunque di esprimere se stesso liberamente, fornendo ovviamente ispirazione, fornendo un aiuto ma anche idee, suggerimenti e in certi casi anche sensazioni piacevoli. Non è la politica dello stato ma quella porta a porta, delle esigenze di una piccola comunità.

Coinvolta sentimentalmente in maniere diverse con alcuni dei membri del gruppo la sua non è un’adesione di testa ma una di corpo (in tutti i sensi, sia come infermiera che amante), una che non viene da un progetto, da un piano o da un ordine più grande ma semmai da uno più basso.

Nick Fury ha un’idea che si potrà applicare a diverse situazioni, ovvero ha la “progettualità”, invece Claire Temple fa quello che fa per la ragione opposta: per risolvere alcuni problemi specifici di volta in volta. Partendo dal basso, dalle esigenze concrete di un universo umano molto più ristretto dell’universo (che è ciò che difendono gli Avengers), la costante dei Defenders non è solo una versione in piccolo di Fury ma realmente il suo opposto.

Là dove il primo ha un portafogli e finanzia gli eroi, li paga pretendendo obbedienza, la seconda non ha denaro, non elargisce finanziamenti ma lascia che il settore si regoli da sé, agendo al massimo da materasso su cui atterrare.

Se il primo preme perché persone fuori dalla norma si conformino all’ordine esistente e mette lo stato al di sopra di tutto, la seconda mette gli individui al primo posto e lascia agire al di fuori di qualsiasi istituzione persone fuori dalla norma. Ancora più radicale li aiuta a fare giustizia per conto proprio, secondo codici personali e morali non necessariamente in linea con il suo (Daredevil), parallelamente se non proprio in opposizione alla giustizia canonica (Luke Cage).

Liberi supereroi in libero stato.