Dopo il fragoroso finale della scorsa stagione, Arrow ritorna e lo fa in grande stile, conservando ben saldi tutti quegli elementi narrativi che, a partire dalla midseason première dello scorso inverno, hanno saputo far tornare a girare questo show su livelli molto buoni.

Nel corso di questo nuovo inizio di stagione ritroviamo Oliver e la sua squadra impegnati dal difendere Star City da minacce vecchie e nuove, come l’apparizione a sorpresa – ma poi mica tanta – di Black Siren sta a testimoniare. Il protagonista però non deve preoccuparsi solo della sua doppia vita come sindaco di giorno e vigilante mascherato di notte: una nuova e imprevedibile variabile è infatti subentrata nella sua vita: il suo ruolo come genitore.

L’esplosione di Lian Yu è infatti costata la vita a un personaggio – la cui identità, per quanto prevedibile, non sveleremo; e se siete interessati a tutti i dettagli li trovate QUI – e tale dipartita costringe Oliver a dover badare ancora più attentamente a suo figlio, William. I tragici eventi orditi dal folle Prometheus, inoltre, hanno intaccato la vita di molti, come sanno bene Diggle, Quentin e Thea in particolare. Nonostante un affiatamento forse senza precedenti per il Team Arrow, il gioco oggi è più difficile che mai, anche tenendo conto dello spettacolare cliffhanger finale andato in scena nell’episodio.

Una volta (ri)trovata la formula vincente della ricetta segreta che ha saputo fare, negli anni, di Arrow uno show apprezzabile e forse anche pioneristico – è da qui che è germogliato l’intero Arrowverse – gli addetti ai lavori della serie TV hanno probabilmente capito che sperimentare è un gioco che non vale la candela, e che per far funzionare la storia di Freccia Verde e compagni basta attenersi al canone più funzionale, quello che rende questa storia un affascinante action urbano, all’insegna del realismo più basilare. In Fallout, dunque, ritroviamo delle piacevoli costanti, a partire da scene di combattimento ben coreografate, eseguite e dirette, fino a dinamiche “private” della vita sempre più incasinata – passateci il termine – dei protagonisti. Certo, è auspicabile che nel corso della nuova stagione possano essere inseriti nuovi elementi capaci di continuare a rendere lo show interessante – e almeno un paio ne abbiamo intravisti – ma se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo tranquillamente applicare questo proverbio a quanto visto.

La sesta stagione di Arrow porta con sé anche un dettaglio innovativo: questo sarà il primo anno in cui non avremo le sequenze flashback di cinque anni nel passato. Paradossalmente tale novità porta beneficio alla storia, che negli ultimi anni aveva un po’ grattato il fondo del barile pur di cercare contenuti potenzialmente interessanti del passato di Oliver Queen. Tale filone si è dunque fisiologicamente esaurito, dando nuova linfa vitale alla narrazione, non più frammentata e più a favore di uno sviluppo orizzontale della trama.

È chiaro come la sesta stagione di Arrow si focalizzerà sul nuovo ruolo di padre di Oliver, portando all’attenzione dello spettatore il conflitto ancora più denso tra le varie vesti del protagonista, aspetto che ci ricorda anche una run recente della serie a fumetti di Freccia Verde, scritto da Jeff Lemire.

Infine, il nuovo villain – minore – che fa il suo esordio in Fallout si chiama Alex Faust. Per quanto nell’Universo DC esistano due villain con questo cognome – lo stregone Felix Faust e suo figlio – questo personaggio è da ritenersi una creazione originale dello show.