LEGENDS OF TOMORROW
Legends of Tomorrow 2 si è conclusa dando al pubblico una stagione decisamente meno confusionaria della precedente, anche se per questa serie la strada per diventare un prodotto coeso e compiuto come lo sono Supergirl, The Flash ed Arrow è decisamente ancora molto lunga. Nel suo insieme questo show va preso come una sorta di parco giochi per autori, in cui le circostanze, i personaggi e le trame permettono loro di divertirsi nei modi più assurdi, un sistema ormai consolidato che – gli autori – hanno già confermato, farà da leitmotiv anche per la prossima stagione. Ma tornando al nostro finale di stagione, l’episodio riprende proprio da dove era finito il penultimo e con la scoperta che la decisione di Eobard Thawne (Matt Letscher), il primo dei cattivi riciclati di stagione, di distruggere la Lancia del Destino, ha reso ancora più difficile la missione delle Leggende di ristabilire gli equilibri del tempo, quindi, con Amaya (Maisie Richardson-Sellers) morta e Martin (Victor Garber) imprigionato nella Lancia, l’unica opportunità che resta ai nostri eroi per salvare i loro amici è fare esattamente ciò da cui Rip Hunter (Arthur Darvill) li aveva sempre messi in guardia: tornare una seconda volta nello stesso momento del passato con il rischio di incontrare un’altra versione di loro stessi al fine di evitare la distruzione della Lancia. L’ormai consolidato capo delle Leggende, 
Sara Lance (Caity Lotz), dirige quindi l’equipaggio del Waverider nel 1916 ma le cose precipitano rapidamente perché Thawne previene il loro piano e finisce per uccidere anche Ray (Brandon Routh). Divenute ormai esse stesse un’aberrazione, le Leggende comprendono di doversi sacrificare per salvare il tempo, ma per farlo hanno bisogno di speciali alleati, cioè la versione di loro stessi del passato e gli autori dell’episodio, nonché produttori esecutivi della serie, Phil Klemmer e Marc Guggenheim, sono riusciti a catturare con una certa abilità il caos che segue i primi momenti dell’incontro tra i due gruppi, lo shock della scoperta che alcuni di loro sono morti nel futuro e la decisione di unire le forze per combattere il nemico comune. Nello scontro con la Legion of Doom il team venuto dal futuro finirà però per avere la peggio con tutti i membri, ad eccezione di Sara, che verranno progressivamente uccisi e stesso destino subiranno le forse nemiche con Merlyn (John Barrowman), Darhk (Neal McDonough) e Snart (Wentworth Miller) che verranno sopraffatti, lasciando come unico superstite Eobard Thawne. Per eliminare definitivamente le Leggende Thawne si farà affiancare con molteplici versioni di se stesso provenienti dal futuro, mettendo Sara nelle condizioni di usare la Lancia del Destino come unica fonte di salvezza. La scelta di Sara dimostra come questa stagione sia, saggiamente, incentrata su questo personaggio che tra i molti che popolano questa serie resta quello che, narrativamente parlando e per i suoi pregressi in Arrow, è il più definito. Con in mano la Lancia del Destino, al leader delle Leggende verrà data infatti l’opportunità di guardare al futuro per come potrebbe essere se usasse questo antico e potente reperto a scopi egoistici, cancellando gli errori del passato, un futuro nel quale non salirebbe sulla Gambit con Oliver, non arriverebbe sull’isola, non farebbe parte della Lega degli Assassini ed in cui, soprattutto, a sua sorella Laurel (Katie Cassidy) verrebbe risparmiata la vita. Nonostante il desiderio mosso da questa visione, dietro suggerimento di una Laurel che le si presenta come un’apparizione, Sara comprende che la Lancia – per essere usata – non ha bisogno di qualcuno puro di cuore, quando piuttosto di una persona che sappia resistere alle sue tentazioni, così Sara – tornando nel 1961 – riscrive la realtà eliminando il potere stesso della Lancia e condannando Thawne. Per quanto riguarda gli altri membri della Legion of DoomMerlyn verrà riportato nel presente, Snart verrà curato da Mick (Dominic Purcell) in modo che torni ad essere la persona che era stata prima di morire e Darhk verrà rimesso sulla strada che lo porterà, nel futuro, a diventare un antagonista di Arrow ed uccidere Laurel, nel tentativo di mantenere intatta la linea temporale. Quando tutto sembra tornato alla normalità e le Leggende possono tirare un sospiro di sollievo dopo che Rip Hunter comunicherà loro la decisione di lasciarle definitivamente il team, il tornerà però a tradirli. L’aver infatti infranto la regola di essere tornati per due volte nello stesso momento del passato avrà terribili conseguenze perché i nostri eroi si ritroveranno in una Los Angeles moderna completamente distorta dalla frattura causata nel tempo, con minacciosi dinosauri che si aggirano per una città sella quale svetta il Big Ben, lasciando chiaramente intendere che la futura missione del gruppo sarà quella di riportare alla normalità quel che è stato cambiato per distruggere la Legion of Doom.

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La terza stagione di legends of Tomorrow debutterà negli Stati Uniti martedì 10 ottobre su The CW.

ARROW
Sicuramente il finale della quinta stagione di Arrow è stato all’altezza del generale andamento della stagione che chiude tra l’altro anche un importante ciclo narrativo della serie, quello dedicato ai misteriosi cinque anni trascorsi da Oliver Queen (Stephen Amell) lontano dalla sua casa, dopo essere naufragato con lo yacht di famiglia all’esordio dello show. Lian Yu ha infatti quasi il sapore di un finale di serie nel suo intento di concludere il lungo viaggio
 fisico ed emotivo compiuto dal protagonista in questo periodo di tempo. Ecco perché la morte del riuscitissimo cattivo di stagione Adrian Chase, alias Prometheus (Josh Segarra) e la conseguente esplosione dell’isola, da lui provocata, sono simbolicamente e fattivamente il modo più efficace di concludere questa trama, pur aprendo ad un incerto futuro in cui tutte le persone a cui Oliver Queen tiene, potrebbero essere perite nell’incidente. Se successivi spoiler rilasciati forse troppo presto ed in maniera decisamente incontrollata, che hanno rivelato più o meno indirettamente chi sia sopravvissuto all’esplosione, non avessero rovinato l’effetto del finale, ci saremmo trovati di fronte alla madre di tutti i cliffhanger e nonostante fosse difficile credere che proprio tutti i protagonisti della serie fossero fossero stati eliminati in maniera tanto drastica, il finale ha comunque il merito di essere riuscito a lasciare nello spettatore quella giusta dose di tensione per il destino degli attori in gioco.
Quanto accade poi ad Oliver sull’isola è in generale un’eccellente chiosa di questo quinquennio, perché – con le sue nefande azioni – Adrian Chase riesce indirettamente a far comprendere al protagonista i veri motivi per i quali ha cominciato la sua missione e a fargli affrontare l’oscurità racchiusa nel suo animo, il suo desiderio di vendetta e la violenza insita nell’aver deciso di trasformarsi un un giustiziere, così come allo stesso tempo, ciò che lo condannerà a morire, sarà l’incapacità di vedere nella sua nemesi la sua abilità di cambiare e di trasformarsi da vendicatore in eroe.
L’aver riportato Slade Wilson (Manu Bennett) in gioco, poi, è un perfetto esempio dell’inclinazione del protagonista al bene, quando riesce a perdonare persino l’uomo che ha ucciso la sua stessa madre con più facilità di quanto non perdoni se stesso, una caratteristica che rappresenta un punto focale di questo ombroso personaggio che continuerà sempre, per sua stessa natura, a portare il peso del proprio passato e delle proprie azioni nell’ottica in cui ogni personaggio che si nasconda dietro una maschera per salvare il prossimo, ha bisogno di confitti interiori per assurgere al ruolo di eroe.
Volendo proprio trovare un difetto a questo episodio, incentrato sulla chiusura del quinquennio vissuto dal protagonista, possiamo riscontrarlo nella decisione di aver invece tralasciato il filo conduttore della stagione e cioè la capacità di Green Arrow di costruire un legame di fiducia con tutti i nuovi membri del Team Arrow. Nella puntata, infatti, gli alleati di Oliver Queen sono una sorta di figura satellite, poco utile alla narrativa dell’episodio nel suo insieme e vengono relegati ai margini del racconto.
Non possiamo inoltre esimerci dal parlare dell’uso – a volte decisamente abusato – dei flashback, che in questo episodio descrivono un Oliver del passato, che uccide Konstantin Kovar (Dolph Lundgren) quando avrebbe potuto risparmiarlo, contrapposto a quello del presente, che rifiuta di porre fine alla vita di Chase e finendo così per perdere potenzialmente tutto quello che aveva costruito sin da quando è tornato alla sua vita, una decisione che, ne siamo pressoché certi, tornerà a bussare alla porta della sua coscienza quando scopriremo chi sarà perito nell’esplosione finale.

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La sesta stagione di Arrow debutterà negli Stati Uniti giovedì 12 ottobre su The CW.