La genitorialità, fisica o spirituale, è il tema centrale del quarto episodio della nuova stagione di Le Regole del Delitto Perfetto, declinata secondo i parametri di tossicità che caratterizzano quasi tutte le relazioni all’intero della serie di Peter Nowalk. Il caso centrale della puntata è, infatti, relativo al divorzio di Soraya Hargrove (Lauren Vélez), disposta a tutto pur di ottenere l’affidamento congiunto dei suoi bambini.

La disputa vede Lauren affidarsi alla Caplan & Gold nella persona di Tegan Price (Amirah Vann, eccellente new entry del cast), divenuta nume tutelare e nuova figura materna per Michaela (Aja Naomi King). Un’inedita tensione si viene a creare quando Soraya accetta l’offerta di Annalise (Viola Davis), che si propone di farle da consulente durante la battaglia legale con il marito. Le scene che coinvolgono le quattro donne sono quanto di meglio Le Regole del Delitto Perfetto abbia da offrire in questa puntata: le performance delle attrici mantengono costante l’attenzione dello spettatore, a dispetto di un caso ben più ordinario rispetto alle rocambolesche vicende cui la serie ABC ci ha abituati.

Ciò si deve, anzitutto, alla citata dinamica tra Michaela e il suo nuovo boss, Tegan. Nel corso delle passate stagioni di Le Regole del Delitto Perfetto, il rapporto tra la giovane, ambiziosa studentessa e la propria insegnante ha costituito un punto d’interesse superiore persino a quello tra quest’ultima e il compianto Wes; il tormentato passato familiare di Michaela non ha fatto che acuire la sensazione che, per lei, Annalise rappresentasse il modello femminile da emulare, in una dinamica madre-figlia dai risvolti inevitabilmente deleteri per entrambe.

Arrivano quindi come un fulmine a ciel sereno le parole di Annalise alla sua ex protetta, a sottolineare come l’indipendenza ricercata dalla ragazza sia, di fatto, solo una facciata: ancora una volta, Michaela ricade nella tentazione fatale di ricercare una figura genitoriale a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze, terrorizzata all’idea di doversi muovere sulle proprie gambe senza un esempio su cui modellarsi.

Il resto dell’episodio è narrativamente traballante, soprattutto per la presenza del padre di Connor (Jack Falahee), Jeff Walsh (D. W. Moffett), introdotto alla fine del terzo episodio assieme al marito Ted (Jim Abele). Sebbene non sfiori minimamente l’abiezione morale che ha contraddistinto svariate figure genitoriali all’interno della serie, il racconto del coming out di Connor, seguito a breve distanza da quello di suo padre, fa un po’ di chiarezza sui motivi dell’ostilità del ragazzo nei suoi confronti.

Purtroppo, la macchinosa superficialità in cui, talvolta, Le Regole del Delitto Perfetto tende a scivolare si palesa nel momento in cui Jeff consiglia al figlio di interrompere la relazione con Oliver (Conrad Ricamora). Fino a oggi, la serie aveva fatto del proprio meglio per costruire, passo dopo passo, l’immagine di un rapporto relativamente sano tra i due giovani, in un universo di legami disfunzionali e nocivi. L’opinione di Jeff risulta, in questa prospettiva, una forzatura narrativa atta a scatenare una (probabile) rottura mal seminata, figlia di una pigrizia sceneggiatoriale che non perdoniamo facilmente a una serie che, in altri momenti, ha ben scandagliato gli abissi dell’animo umano.

Duole infine constatare come la guerra segreta di Laurel (Karla Souza) contro suo padre, dopo un esordio che prometteva scintille, si sia rapidamente spiaggiata sul lido della tediosità, non portando ad alcuna evoluzione nella storia né, tantomeno, nella psicologia della ragazza, che si limita in questo episodio a osservare con sguardo concupiscente qualsiasi maschio le si pari dinnanzi; ecco quindi arrivare l’inevitabile riavvicinamento con Frank (Charlie Weber), ennesimo stratagemma incapace di riscuoterci da una noia che sembra ormai pervadere l’intera linea narrativa della giovane gestante.

Sulla nuova direzione oscura presa dal personaggio di Bonnie (Liza Weil), entrata a far parte della clientela dello psichiatra Isaac (Jimmy Smits), è ancora presto per emettere un verdetto; il flashforward di fine puntata, che dimostra come la donna continui a mantenere la fittizia identità di Julie Barden col medico, infittisce il mistero di una stagione la cui domanda centrale è, tuttora, piuttosto fumosa.