Solo una serie come Lucifer poteva riempire un episodio di battute sull’avere un “micropene” o il “pepe al sedere” ed uscirne indenne, anzi, riuscendo addirittura a fare di questi scomodi argomenti una metafora utile ad approfondire la natura dei protagonisti dello show.
The One with the Baby Carrot è senza dubbio un episodio buffo, ma al di là dell’apparenza e dell’umorismo – sfidiamo qualunque attore a riuscire a ripetere gli scioglilingua di Tom Ellis con la sua stessa nonchalance – ci fornisce alcune bellissime scene, qualche occasione sprecata e alcune informazioni necessarie su Marcus Pierce, il nuovo personaggio interpretato da Tom Welling.

Considerato il genere di autori con i quali abbiamo a che fare, non crediamo che il fatto che il nuovo detective risulti così sfuggente sia un caso.
Sebbene siamo solo al secondo episodio di questa terza stagione non possiamo certo affermare che Marcus Pierce abbia lasciato il segno da quando è approdato nel distretto di Chloe e Lucifer, al di là dell’impatto del vedere l’ex protagonista di Smallville in un nuovo ruolo in TV dopo una così lunga assenza, il suo personaggio sembra mancare stranamente di mordente, ciò nonostante la sensazione è che questo sfuggevole individuo sappia molto più di quanto crediamo e abbia le idee ben più chiare di quanto immaginiamo. Il modo in cui approccia Lucifer in questa puntata, per esempio, più che un tentativo di cercare in lui un alleato, sembra piuttosto nasconda l’intenzione di isolare in qualche modo Lucifer, allontanandolo da Chloe e costruendo una barriera tra loro, celata sotto forma di preoccupazione per lei e per il fatto che sia madre di una bambina. Il solo fatto che appena arrivato Marcus abbia già le idee tanto chiare su quali siano le priorità di Lucifer e su quanto egli sia disposto a fare per proteggere Chloe, la dice lunga su quanto egli stia in realtà nascondendo. Siamo molto curiosi di avere ulteriori particolari sulla persona a lui vicina che Sinnerman avrebbe ucciso o comunque fatto sparire e soprattutto di capire come sia possibile conciliare il suo grande carisma con l’ammissione che sarebbe fuggito da Chicago per allontanarsi da questo pericoloso criminale/essere mistico. Il detective Pierce è senz’altro un grosso enigma e anche se per ovvi motivi Lucifer sia più che in grado di difendere se stesso, l’idea che tra i due sia nata questa strana ed inattesa alleanza ci lascia con qualche sospetto circa le sue vere intenzioni.

Per quanto concerne la questione delle varie freddure dell’episodio e la metafora che davvero nascondono, come anticipavamo, il vero tema della puntata è l’accettazione di sé e della propria natura, un problema con il quale sia Lucifer, che Linda, che Amenadiel sembrano avere a che fare. Lucifer deve accettare le sue caparbie ali, apparentemente decise a rimanere incollate sulla sua schiena. Sia che esse siano un “dono” divino o che abbiano a che fare con qualche macchinazione di Sinnerman, il protagonista dello show si ritrova a causa di questo ingombrante particolare a dover subire per l’ennesima volta l’imposizione di qualcuno senza avere nessun controllo sulla cosa e, per chi lo conosce, sa che non esiste condanna peggiore per Lucifer. La liberazione o probabilmente il sollievo, giunge per lui nel momento in cui arriva alla conclusione di poter accettare se stesso per ciò che è, ali comprese e volto demoniaco mancante, e sposare la sua natura ai suoi fini, sostanzialmente riscrivendo la sua personale storia con le regole dettate da altri. La decisione, tra l’altro, sarà anche una gustosa occasione per fare una sorta di tuffo nel passato: una delle caratteristiche del personaggio che ci era stata presentata ai tempi del pilot era quella che Lucifer fosse anche un “dispensatore di favori“, come nella migliore tradizione demoniaca, una connotazione che si era decisamente persa nel tempo, ma che in questa circostanza viene, per così dire, ripescata dal cesto per dare ancora di più la sensazione che la stella di Lucifer Morningstar sia davvero tornata a splendere ed il personaggio sia tornato quasi alle sue origini. Che questo sia un bene o un male ovviamente, è poi tutto da vedere.

Per quanto concerne Amenadiel e Linda, anche loro hanno qualche problema da affrontare: il primo è costantemente in cerca di una missione, nonché dei poteri che ha perso, la seconda deve ancora riprendersi dalle rivelazioni della fine della scorsa stagione e dal fatto di aver rischiato di morire. Per essere due creature superiori, i due fratelli dimostrano una notevole ottusità nel confronti dello stato in cui versa Linda. Anche se lei non lascia trapelare particolari segni di disagio, è evidente che faccia ancora molta fatica a venire a patti con quanto le è accaduto e invece di cercare conforto in loro, finisce per aiutarli con l’indiretto bisogno di aiutare se stessa. Forse è proprio per questo che la bellissima scena in cui lei ed Amenadiel danno fuoco alle ali di Lucifer dentro al cassonetto sembra quasi incompiuta, perché c’è così tanto sotto testo e così tanto “non detto”, da risultare sostanzialmente incompleta. Bella, ma incompleta. L’assenza di Mazikeen in questa puntata si fa sentire come un grido (Lesley-Ann Brandt non è presente in questi primi episodi perché in maternità) ed è un peccato che gli autori non abbiano sfruttato l’occasione per far interagire maggiormente Linda e Chloe la quale, per essere la co-protagonista della serie, sembra sempre stranamente sottoutilizzata.

Questi primi due episodi della terza stagione stagione di Lucifer, per quanto divertenti, hanno il sapore di una preparazione per quello che sarà il vero potenziale ancora inespresso, nella stessa misura in cui la dottoressa Linda accenna alla possibilità che il desiderio di Lucifer di liberarsi delle proprie ali sia paragonabile all’automutilazione, senza approfondire veramente con lui il problema, così gli autori sembra stiano preparando il terreno a ciò che di veramente succoso arriverà.

La terza stagione di Lucifer va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì su Fox.