Ezekiel non è nato Re, ha combattuto per essere quello che è ora. Ezekiel è un leader che nel tempo ha saputo costruire fiduciosamente una comunità di persone che fossero disposte a seguirlo per il suo coraggio, per quell’amore spassionato nei confronti del prossimo che unisce incondizionatamente. Siamo stati distanti dalla sua storia per molto tempo e mentre Rick e gli altri sopravvissuti combattevano per rimanere in un luogo per più di mezza stagione, il sovrano del Regno, Jerry e il suo animale custode sono riusciti a costruire qualcosa di unico e formidabile. Era inevitabile che l’ottimismo, a volte anche stucchevole, di quest’uomo sorprendente arrivasse a un punto di rottura, ma il modo in cui David Leslie Jones attraverso la sua scrittura è riuscito a progettare “Some Guy” (questo il titolo dell’episodio) ha quasi dell’incredibile. Dalla noia di un ennesimo discorso d’incitazione in apertura si passa, sfiduciati, al prolisso scontro verbale e fisico tra Ezekiel e un soldato di Negan, il quale è talmente insopportabile da portare lo spettatore ad attendere con ansia la sua morte. Eppure per quanto tutto sembrasse aver preso il solito ritmo nello stile della serie, The Walking Dead recupera grazie ad alcune scene chiave molto interessanti, simboliche se vogliamo, che rianimano un episodio non solo scorrevole ma anche commovente.

Sanguineremo, eppure sorrido“, questa la frase emblema di Re Ezekiel che, a seguito degli eventi di questo episodio, si trasforma in “non sono un Re, sono uno come tanti“. In quaranta minuti assistiamo a questa involuzione e mentre ci immergiamo nel cambiamento d’animo di un leader una volta ottimista, The Walking Dead ritorna a essere uno show d’intrattenimento degno del suo nome. Nonostante in passato siano state tagliate ripetutamente le gambe al personaggio di Carol, facendola perdere in situazioni a volte troppo scontate e ripetitive, stavolta abbiamo potuto ritrovare quell’astuzia che tanto ha reso forte questa donna dall’atteggiamento sempre molto risoluto. La Carol dell’ottava stagione è diversa dal solito, ancora più sicura di sé e conseguentemente più disposta a tornare a fare gruppo e a sacrificare una missione per la vita dei suoi compagni. La sua somiglianza con Ezekiel è forse l’aspetto che gli autori hanno saputo meglio gestire dall’inizio di questa stagione. Quel flashback pre-battaglia che li vede dialogare su chi sono stati e su chi sono dovuti diventare commuove e suggella in definitiva un rapporto che ha sempre meritato attenzione.

Aggiungono un pizzico di pepe in più alla vicenda Rick e Daryl che, dopo aver capito la destinazione delle armi, decidono di inseguire i Salvatori. La cosa più appassionante è che il loro arrivo è successivo alle azioni di Carol e sebbene l’episodio avesse tutta l’aria di essere Ezekiel-centrico, così non è stato. Il fatto che questi personaggi fossero così vicini e tutti parte dello stesso capitolo narrativo ha reso “Some Guy” un episodio in grado di ricordarci che tutte queste figure sono in realtà parte dello stesso mondo. Sì, perché a volte concentrare l’attenzione progressivamente su ciascuno di loro fa perdere la cronologia degli eventi: l’accorpamento sembra essere una soluzione per risolvere alcuni danni fatti in passato.

A seguito di un paio di momenti che hanno accontentato i fan della coppia Daryl-Rick, The Walking Dead colpisce nel segno stupendo con un colpo di scena improvviso, ossia con l’ultimo elemento necessario alla trasformazione del personaggio di Ezekiel. Il guardiano dello zoo che è stato in grado di salvare una tigre di 230 chili è diventato un tizio qualunque che si è fatto salvare da una tigre. Questa frase racconta i due apici di un personaggio che mai è stato e mai sarà uno qualunque.

R.I.P. Shiva!

Per confrontarvi con altri appassionati della serie, vi segnaliamo la pagina Facebook The Walking Dead Italia.