Negli ultimi tempi ci sono stati grandi stravolgimenti per le Leggende: nel corso del crossover Crisis on Earth-X, infatti, il professor Martin Stein ha perso la vita, con il Leonard Snart, detto Leo, originario di questa realtà distopica che ha preso il suo posto per motivazioni non ancora chiare.

Ancora sconvolti dal recente lutto, i protagonisti devono investigare su un anacronismo che ha cambiato sensibilmente la storia dei vichinghi giunti in Nordamerica attorno all’anno 1000 D.C.. Tutto sembra avere a che fare proprio con Stein, nella sua versione giovanile, che si è ritrovato catapultato nel passato, con un bizzarro giocattolo, direttamente dalla Central City del 1992.

Il midseason finale è tutto ciò che di buono Legends of Tomorrow ha da offrire da un anno a questa parte. Dallo scorso gennaio, vale a dire dalla seconda metà della seconda stagione, lo show ha evidentemente preso una nuova direzione, giocando maggiormente sull'(auto)ironia e il farsesco, e tramutandosi così in uno spettacolo grottesco, bizzarro, nonesense e talvolta persino assurdo. E che piace, piace molto. Il sapersi prendere in giro con lucidità e coerenza, trasformando così le debolezze in punti di forza, non è cosa facile per nessuno, ma in questo caso gli autori sono stati abilissimi a infondere nuova linfa vitale nella serie TV, che pian piano potrebbe pure finire per divenire una sorta di cult del piccolo schermo.

In questo episodio si strizza evidentemente l’occhio a un show di successo come Vikings, del quale vengono riprese tematiche ed estetica. In una storia con toni e atmosfere evidentemente serie, violente ed epiche viene poi calata la “variabile Legends“, che rovescia ogni aspetto, trasformando tutto in un teatro dell’assurdo: rendere un buffo pupazzo parlante il MacGuffin perfetto per sovvertire qualsiasi elemento serioso trasformandolo in una parodia è, se ci pensate, geniale: provate a chiedervi cosa accadrebbe in Vikings se improvvisamente giungesse dal futuro un Tamagotchi, per esempio.

Questo è anche il modo giusto, secondo i parametri della serie TV, per salutare il personaggio del Professor Stein, e per accogliere una versione alternativa – e dichiaratamente gay – di Capitan Cold in squadra. Il ritorno in scena di un altro famoso personaggio della DC Comics nelle ultimissime battute di questo capitolo è inoltre una buona ciliegina sulla torta che ci dà un motivo in più per attendere il ritorno di Legends of Tomorrow nel 2018.

Al netto dei difetti congeniti dello show, dalle location, alla fotografia a evidenti carenza recitative di alcuni degli attori, in questo specifico episodio si è prestata grande attenzione a ricreare la giusta estetica dell’era dei vichinghi, dai costumi al “trucco e parrucco”.

Beepo è una creazione originale dello show dal design molto simile al Waldo di Black Mirror, ma è evidentemente ispirato a tanti, famosi pupazzi parlanti molto in voga negli anni Novanta, dalle Cabbage Patch Dolls ai Beanie Babies, mentre i fratelli vichinghi Lief Erikson e Freydís Eiríksdóttir sono personaggi storici realmente esistiti, figli di Erik il Rosso e fondatori di una colonia in Canada, attorno al 1000 D.C. Correttamente, viene fatto notare come i vichinghi abbiano provato a colonizzare il Nordamerica quattrocentonovantadue anni prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo.

Infine, nel momento in cui il giovane Stein scocca una freccia giocattolo per riuscire ad accaparrarsi l’ultimo Beepo rimasto in negozio, possiamo chiaramente ascoltare il tema musicale di Arrow, che conferma sia la grande attenzione al dettaglio degli autori che la capacità di non prendere davvero nulla sul serio.