Con Barry e Iris finalmente convolati a nozze e il Natale alle porte, sembra finalmente giunto un momento di serenità per il Team Flash.

Immancabilmente, però, tutto va a rotoli, con il Pensatore che affronta il Velocista Scarlatto, mettendo al tappeto e sequestrandolo, e contemporaneamente, Caitlin rapita da Blacksmith, criminale intenzionata a servirsi delle sue abilità chirurgiche per praticare un delicato intervento su un metaumano noto come Dominic Lanse.

Iris e i restanti membri della squadra devono dunque scegliere chi dei loro amici in difficoltà aiutare per primi, con il machiavellico Clifford DeVoe che cala però l’ennesimo, sconvolgente asso nella manica.

Don’t Run è un episodio elementare, ma che, grazie a una narrazione fluida e sensata, corredata da un notevole cliffhanger conclusivo si rivela essere un esemplare midseason finale, costringendo tutti i fan di The Flash a rimanere con il fiato sospeso per più di un mese.

La direzione che gli autori hanno scelto di seguire per la quarta stagione dello show del Velocista Scarlatto, in netta controtendenza rispetto al passato, si rivela sempre più vincente per loro e appagante per gli spettatori. Per la prima volta, Barry non deve affrontare un main villain velocista, ma un uomo prigioniero di un corpo in via di decadimento, il cui potere risiede nella mente. Per la prima volta, inoltre, l’identità segreta di tale avversario ci è stata svelata relativamente subito (così come gli stessi protagonisti la hanno scoperta): invece che costruire un estenuante mistery lungo tutta una stagione sui segreti di villain che poi magari deludevano sul più bello, rivelare i segreti del Pensatore ha consentito di lavorare alacremente e studiatamente per sviluppare al meglio il profilo psicologico e comportamentale di questo criminale, così come quello del suo braccio destro: DeVoe è l’individuo più intelligente del mondo, ma un uomo che sta morendo, la cui unica motivazione è quella di riuscire a sopravvivere. Cosa ci potrebbe essere di più pericoloso e subdolo di un uomo disperato e dalla mente straordinaria, capace di fare qualsiasi cosa pur di avere ancora un futuro davanti a lui? La risposta, forse, è solo una: la donna che lo ama. Il dare al villain una moglie, e quindi un contesto familiare, è stata una mossa strategica di grandissima importanza, specie di fronte all’evidenza che si tratta di un’aggiunta originale dello show, non presente nella fonte originale a fumetti. Ne consegue che le motivazioni dei due avversari sono più coerenti e umane che mai, tanto da riuscire quasi a empatizzare con gli stessi.

Inoltre, il lasciare spazio a quella che sembrava una semplice storyline secondaria all’interno dell’episodio – inizialmente interpretabile come una “perdita di tempo” –  col senno di poi si è invece rivelata un’altra sagace scelta, visto come nelle battute finali di questo capitolo entrambi i filoni narrativi si intrecciano tra loro, regalandoci una degna conclusione.

Per il resto, tutta ordinaria amministrazione: sceneggiatura puntuale, regia attenta, buona partecipazione da parte del cast, discreti effetti speciali e location – specie per quanto riguarda gli interni – che restano forse il vero tallone d’Achille dell’Arrowverse.

Rimando discretamente importante ai fumetti DC Comics è sicuramente la presenza del personaggio di nome Dominic Lanse, nella sua incarnazione originale anche noto come il villain Brainstorm, co-creato da Eric Wallace e Gianluca Gugliotta sulle pagine di Mister Terrific #2 (2011): il criminale ha poteri simili a quelli del Pensatore, dopo che un incidente di laboratorio fa sì che tutti gli intelletti delle più grandi menti del mondo convergano contemporaneamente nella sua.

In Don’t Run viene inoltre citata la teoria, sostenuta da noti astronomi e teologi, che vuole Gesù di Nazareth non nato il 25 dicembre come professato dai testi sacri cristiani, ma in estate (probabilmente il 17 giugno dell’anno 0).